Coronavirus USA: qualcosa non sta funzionando. Boom di contagi

Nuovo record di contagi da coronavirus negli USA. Qualcosa non sta funzionando nella gestione della pandemia: a dirlo è Anthony Fauci. Il boom di infezioni preoccupa soprattutto alcuni Stati. Solo Trump resta ottimista

Coronavirus USA: qualcosa non sta funzionando. Boom di contagi

Record giornaliero di contagi per gli USA: il coronavirus ha registrato 40.000 infezioni giovedì 25 giugno. Non si ferma, quindi, l’epidemia nella potenza americana.

Una recente ondata di infezioni e ricoveri ha spinto gli Stati del Texas, della Florida e dell’Arizona a fermare i piani di riapertura già avviati.

Gli Stati Uniti hanno 2,4 milioni di contagi confermati e 122.370 morti - più di qualsiasi altro Paese. Mentre parte dell’aumento dei casi quotidiani registrati è dovuto all’aumento dei test, anche il tasso di tamponi positivi in ​​alcune aree è in aumento.

Anthony Fauci, che aveva già smentito l’euforia di Trump sullo stop ai test, ha ammesso che qualcosa non sta funzionando negli USA e occorre una nuova strategia per arginare la pandemia.

Epidemia USA: qualcosa non sta funzionando. La situazione

Lo ha ammesso senza mezzi termini Anthony Fauci in un’intervista al Washington Post: qualcosa non sta funzionando nella strategia nazionale contro il coronavirus.

Una presa di coscienza importante, soprattutto dinanzi ai dati numerici, che parlano di Stati in balia, ancora, di contagi in aumento. L’obiettivo sanitario della task force della Casa Bianca è di rendere davvero efficaci i tamponi e l’individuazione di nuovi positivi in modo tempestivo. Per questo, si sta pensando a un “pool test”, per controllare più persone contemporaneamente e isolare i casi subito.

Ma qual è la situazione coronavirus negli USA? I Centers for Disease Control (CDC) hanno affermato che fino a 20 milioni di americani potrebbero essere stati infettati. La stima si basava su campioni di sangue raccolti da tutto il paese che sono stati testati per la presenza di anticorpi contro il virus.

L’ondata attuale è stata guidata da giovani risultati positivi, soprattutto nel Sud e nell’Ovest degli Stati Uniti.

Il Texas, che è stato in prima linea nelle misure per porre fine alle misure di blocco,per l’allentamento del blocco, ha visto migliaia di nuovi casi, spingendo il governatore repubblicano Greg Abbott a fermare alcune riaperture.

La Florida ha battuto il record giornaliero di nuove infezioni venerdì 26 giugno, segnalando 8.942 nuovi casi.

L’Arizona è emersa come un altro epicentro della crisi. I funzionari sanitari dicono che lo Stato ha perso il controllo dell’epidemia, riferisce il Washington Post. Il governatore Doug Ducey, che aveva dato alle imprese un via libera per riaprire, ora afferma che i residenti in Arizona sono “più sicuri a casa”.

Altri stati, tra cui Alabama, California, Idaho, Mississippi, Missouri, Nevada, Oklahoma, Carolina del Sud e Wyoming, hanno tutti visto registrare aumenti giornalieri del numero di casi confermati in questa fine giugno.

E Trump pensa a eliminare l’Obamacare

Mentre si ingarbuglia il rebus sanitario negli USA, Trump sta cercando di eliminare l’Obamacare.

L’amministrazione del presidente ha presentato una petizione alla Corte suprema degli Stati Uniti per invalidare la legge introdotta dal suo predecessore che ha aggiunto milioni di cittadini alla rete di sicurezza sanitaria, cercando di eliminare la copertura proprio durante la nuova crisi del coronavirus.

I repubblicani considerano la legge un’eccessiva intrusione del Governo nel mercato sanitario e stanno dando battaglia. Proprio ora che la grande potenza americana sta affrontando, non con grandi successi, un’emergenza sanitaria che rischia di lasciare indietro (e quindi senza cure per il coronavirus) le persone meno abbienti.

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