Coronavirus: il piano svedese in caso di seconda ondata

La Svezia cambierà radicalmente piani qualora dovesse trovarsi di fronte a una seconda ondata di contagi

Coronavirus: il piano svedese in caso di seconda ondata

Il piano della Svezia in caso di seconda ondata di coronavirus? Radicalmente differente rispetto al primo approccio soft del Paese, che si è attirato le attenzioni internazionali per non aver di fatto mai imposto nessun lockdown.

Ora il principale epidemiologo svedese, Anders Tegnell, assicura che potenziali nuovi focolai saranno contrastati con “molti più sforzi di contenimento” del virus.

Tegnell - aspramente criticato per la gestione dell’emergenza sanitaria in questi ultimi mesi - ha spiegato che ora una potenziale seconda ondata di infezioni vedrebbe il Paese decisamente pronto a una corretta e tempestiva risposta.

“Ne sono certo, siamo molto più preparati sotto tutti i punti di vista: l’assistenza sanitaria è migliore, saremo più attivi nel tracciamento dei contagi e avremo anche l’immunità di una grossa parte della popolazione, che renderà le cose molto più facili”.

Coronavirus: il piano svedese in caso di seconda ondata

Finora nella situazione svedese a far maggiormente preoccupare è stato il tasso di mortalità. Con circa 3mila morti su 25mila casi è il più alto di tutta la Scandinavia e il decimo al mondo.

Un tasso che ha portato lo stesso Anders Tegnell ad ammettere che i decessi mostrano “un numero spaventosamente alto”.

Ora il Paese prova a fare affidamento su un ampio sistema di tracciamento dei contatti e sul miglioramento degli standard sanitari, soprattutto nelle case di cura per anziani, visto il notevole numero di over 70 colpiti dal virus:

“Abbiamo apportato miglioramenti alla nostra gestione delle strutture di assistenza a lungo termine; i contagi stanno diminuendo e non se ne stanno registrando molti adesso. Penso sia un’ottima correzione di cui faremo tesoro per il futuro”,

ha dichiarato Tegnell.

Per il momento nessun Paese si è trovato ad affrontare una vera e propria seconda ondata di contagi, anche se il timore più grande è che la Cina possa essere nel bel mezzo di un nuovo focolaio pronto ad estendere molto velocemente la sua portata.

Per definizione, la seconda ondata prevede una riapparizione dello stesso virus o l’emergere di una nuova variante, secondo quanto chiarito da Ian Lipkin, professore di epidemiologia e direttore del Center for Infection and Immunity di Università della Columbia.

Per ora in Svezia continuano a vigere il distanziamento sociale e le norme igieniche di base, come lavaggio delle mani e l’utilizzo dei guanti nei punti vendita alimentari. In più, restano vietate le riunioni di massa e le visite alle case di cura per anziani. Bar, ristoranti e caffè, nonché scuole per i minori di 16 anni, sono rimasti sempre aperti.

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