Perché la Svezia non si preoccupa del coronavirus

L’enorme ’esperimento’ della Svezia, dove le scuole sono rimaste aperte, i trasporti funzionano e non ci sono particolari restrizioni anti-contagio.

Perché la Svezia non si preoccupa del coronavirus

Incuriosisce la strategia della Svezia davanti al diffondersi dell’epidemia. Il paese scandinavo è in controtendenza rispetto al resto dell’UE: qui le restrizioni anti-contagio sono minime, i negozi e i pub sono aperti, e i bambini continuano ad andare a scuola se stanno bene.

L’approccio rilassato della Svezia stride con quello dei suoi vicini nordici: Finlandia, Danimarca e Norvegia hanno chiuso le scuole, i confini e imposto misure restrittive simili al resto d’Europa.

Forse in Svezia non ci sono casi di coronavirus, potrebbe rispondere qualcuno. Sbagliato: il paese ha riportato poco più di 2.000 casi di COVID-19 e 33 morti.

Un esperto di sanità ha definito quello svedese un “enorme esperimento”, ma non mancano le polemiche.

Coronavirus: Svezia va controcorrente in Europa

Persino il Regno Unito, dove il premier Boris Johnson (risultato positivo al test) voleva attuare la strategia dell’immunità di gregge e lasciare tutto aperto, ha fatto marcia indietro e imposto il lockdown lunedì. Così la Svezia si trova a essere il più grande paese europeo con il minor numero di restrizioni alle libertà di circolazione delle persone.

Le scuole di grado inferiore restano aperte e molte persone continuano ad andare al lavoro, prendendo anche treni e mezzi pubblici.

Le autorità hanno però vietato riunioni e assembramenti di oltre 500 persone, chiuso le università e gli istituti di istruzione superiore, e consigliato ai lavoratori di rimanere a casa se possibile. Ristoranti e bar sono aperti, ma devono servire ai tavoli e non al bancone.

La settimana scorsa Johan Carlson, capo dell’agenzia di sanità pubblica svedese, ha riferito che la Svezia “non può prendere misure draconiane che limitano il contagio ma che bloccano la società”. Carlson ha ammesso anche che ogni anno in Svezia muoiono 90.000 persone, e questo numero potrebbe aumentare in modo significativo in caso di sovraffollamento negli ospedali.

I rischi del modello svedese

L’epidemiologo Anders Tegnell ha detto che “il futuro sembra ancora gestibile”, ma l’approccio svedese non è stato difeso da tutti, anzi. Moltissimi esperti non sono d’accordo con la strategia anti-virus adottata dalle autorità. Queste spiegano che non stanno perseguendo la strategia dell’immunità di gregge (ovvero quando un’ampia parte della popolazione contrae un virus e si sviluppa l’immunità).

Secondo Joacim Rocklov, epidemiologo presso l’Università di Umea, si corre un grosso rischio che la Svezia debba andare in quarantena quando il sistema sanitario entrerà in crisi.

Ma la strategia del paese scandinavo è stata criticata anche per un altro motivo: alcuni sostengono che misure più leggere possano causare danni all’economia, con conseguenze anche peggiori rispetto a quelle provocate da un lockdown.

È di questo parere Kerstin Hessius, amministratore delegato del terzo fondo nazionale per le pensioni in Svezia, AP3, ha detto: “Stiamo andando verso un disastro che è peggiore di quello che stiamo cercando di evitare”. Secondo Hessius “bisogna mettere in atto le misure valide per limitare il rischio di sovraffollamento negli ospedali. Bisogna fissare una data per quando ritornerà tutto alla normalità e dobbiamo avere un piano. Se entriamo in una profonda depressione, le persone moriranno, e sarà l’inizio di un’enorme povertà”.

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