Coronavirus: focus su America Latina e USA. Cosa succede?

La pandemia ancora domina il mondo. Il focus, ora, è tutto su Stati Uniti, ancora impantanati in numeri allarmanti e America Latina. Il Brasile registra tassi di contagio in costante crescita. Il continente americano preoccupa, ecco perché

Coronavirus: focus su America Latina e USA. Cosa succede?

Stati Uniti e America Latina in focus sul coronavirus: l’epidemia circa ancora e in questa parte del mondo continua a preoccupare.

I numeri sono piuttosto allarmanti per il continente americano, che resta sotto osservazione a livello internazionale. Tra decessi da record in 24 ore, aumento dei contagiati, strutture sanitarie al collasso, carenza di dispositivi e, soprattutto, superficialità dei presidenti in carica, le Americhe potrebbero esplodere in una crisi davvero profonda.

Trump e Bolsonaro guidano le fila dei Governi più contraddittori e minimalisti sulla pericolosità del virus. La Casa Bianca da sempre scalpita per riaprire l’economia e annuncia ogni giorno slogan di ottimismo, nonostante dati drammatici.

In Brasile, il presidente ha assunto un atteggiamento di discutibile indifferenza, in nome dell’economia che non può fermarsi. Cosa succede nelle Americhe colpite dal coronavirus?

USA: casi in aumento.Trump: “è un onore”

Negli Stati Uniti i governatori accelerano sulle riaperture, ma i casi di contagio e di decessi da coronavirus mostrano trend poco rassicuranti.

Ormai sono oltre 1,5 milioni i positivi nella grande nazione e i morti aumentano a ritmi drammatici: nelle ultime 24 ore sono stati 1.500. La soglia dei 91.000 decessi per COVID-19 è stata ampiamente superata e le stime raccontano di possibili 113.000 vittime tra poche settimane.

Nonostante tutto, il presidente Trump continua a diffondere ottimismo, impaziente di liberarsi della pandemia. L’alto numero di casi statunitensi è un “distintivo d’onore” secondo il tycoon, perché significa che si stanno testando più persone.

La teoria del presidente è chiara:

“Se abbiamo molti casi, non lo considero una cosa negativa, lo considero come, in un certo senso, come una buona cosa, perché significa che i nostri test sono migliori.”

Un successo, quello dichiarato dalla Casa Bianca, che in realtà nasconde molte fragilità: gli USA sono finiti nel mirino delle critiche dall’inizio della pandemia proprio per la carenza di tamponi, che di fatto hanno ritardato diagnosi e cure adeguate.

America Latina: dramma virus. Non solo in Brasile

Nel Sud America il Brasile conduce la triste classifica dei Paesi più colpiti dall’epidemia. La situazione nel grande Stato sta precipitando, con Bolsonaro che continua nella sua politica di minimizzazione e negazione dell’emergenza.

Nelle ultime 24 ore le vittime hanno raggiunto quota 1.179, segnando un drammatico record nella nazione. I numeri brasiliani spaventano, con oltre 271.000 contagiati ufficiali, tanto che lo stesso Trump ha palesato l’idea di poter bloccare i voli provenienti dal Paese.

Intanto, il Brasile ha superato la Gran Bretagna per numero di positivi, diventando il paese con il terzo più alto livello di infezioni confermate. L’aumento record in un solo giorno si è verificato martedì 19 maggio, con di 17.408 casi.

Bolsonaro continua ad allentare le misure restrittive, concedendo aperture a tutti i settori delle attività economiche e sociali. Una politica molto discutibile, che ha incontrato le opposizioni di governatori e ministri della Salute, già in due dimissionari.

Le grandi città, infatti, soffrono e oltre l’85% dei letti di terapia intensiva è pieno a Rio de Janeiro e San Paolo. In Amazzonia, inoltre, si teme addirittura un genocidio.

Ma non è soltanto il Brasile a preoccupare. L’epidemia sta correndo in tutta l’America Latina. La diffusione del virus desta grandi preoccupazioni nell’area trilaterale dell’Amazzonia tra Colombia, Perù e Brasile.

Oltre il 90% dei letti di terapia intensiva sono stati occupati la scorsa settimana nella capitale del Cile, Santiago, il cui cimitero principale ha scavato 1.000 tombe di emergenza per prepararsi a un’ondata di morti.

A Lima, in Perù, l’80% dei letti di terapia intensiva è pieno. Il Perù ha oltre 90.000 positivi. “Siamo in pessime condizioni. Questa è guerra”, ha affermato Pilar Mazzetti, capo della task force COVID-19 del Governo peruviano.

Con le unità di terapia intensiva in sovraccarico, i funzionari del Perù e del Cile hanno in programma di trasferire i pazienti da Lima e Santiago negli ospedali delle città più piccole che sono meno occupati, correndo il rischio di diffondere ulteriormente la malattia.

In tutto il Sud America, inoltre, la penuria di test e di ventilatori è evidente e la povertà sta dilagando, costringendo molti cittadini a infrangere le regole del lockdwon per procurarsi da mangiare.

Scenari drammatici, quindi, rischiano di concretizzarsi nelle Americhe, USA compresi. Il coronavirus, qui, sembra lontano dall’essere arginato.

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