Conviene investire nel rame nel 2026?

Redazione Money Premium

3 Luglio 2026 - 07:55

Il tema comune tra gli analisti è un deficit strutturale del rame nel 2026. Ma ci sono opportunità per prendere posizione e guadagnare. Ecco come.

Conviene investire nel rame nel 2026?

Nel 2026 i prezzi del rame, dopo la correzione estiva 2025, sono risaliti con forza, toccando nuovi massimi storici (oltre 13.000-13.500 USD/tonnellata, equivalenti a circa 5,90-6,14 dollari per libbra tra gennaio e maggio 2026, con quotazioni intorno ai 6,0-6,1 dollari/lb a inizio luglio 2026). Il rialzo è stato sostenuto da preoccupazioni sull’offerta (disruptions minerarie, flussi distorti verso gli USA per timori tariffari), accumuli di scorte statunitensi e dai fondamentali strutturali di lungo periodo.

Nel breve termine, le incertezze sulla forza della domanda (rallentamento crescita economica globale, tensioni commerciali e dazi USA), l’accresciuta instabilità geopolitica e i flussi distorti dalle politiche tariffarie stanno agendo da fattori di volatilità per il rame.

Nel lungo termine, tuttavia, il metallo rosso potrebbe dirigersi verso una significativa disparità tra offerta (limitata) e domanda industriale (in aumento), proprio perché la produzione potrebbe diminuire in futuro a causa dell’esaurimento delle vene minerarie a livello globale, mentre la domanda – guidata dai suoi numerosi utilizzi in ogni settore, dalle infrastrutture per i trasporti, alle infrastrutture per l’energia verde all’intelligenza artificiale – continuerà sicuramente a crescere. Il prezzo del rame nel lungo termine è quindi destinato inesorabilmente a salire.

I fattori chiave che supporteranno la domanda di rame nei prossimi anni

La domanda globale di rame raffinato ha raggiunto quasi 27 milioni di tonnellate (Mt) nel 2024, un aumento del 3,2% circa rispetto al 2023. Nel 2025 la crescita è stata intorno al 3%, portando la domanda verso i 28 Mt o più. Nel 2026 la crescita rallenta leggermente (intorno al +2,1% secondo ICSG), ma rimane positiva.

La Cina rimane di gran lunga il maggiore consumatore mondiale di rame, rappresentando circa il 58% del consumo globale di rame raffinato (dato aggiornato 2025-2026). Gli Stati Uniti seguono distanziati. Per gran parte del 2025 la crescita della domanda cinese è stata robusta (soprattutto grazie a investimenti nella rete elettrica e decarbonizzazione), con un rallentamento più marcato atteso nel 2026.La domanda di rame a livello globale è spinta dalla sua moltitudine di usi industriali. Gli alti livelli di conduttività, uniti alla durabilità e alla relativa convenienza rispetto ad altri metalli conduttori, ne determinano un utilizzo estensivo nelle infrastrutture della rete elettrica. Il rame è componente chiave nei veicoli elettrici, nei pannelli solari, nelle turbine eoliche e idroelettriche.

Altri motori includono le connessioni con cavi all’interno dei data center e le reti di telecomunicazioni 5G. Il rame è anche un componente essenziale nell’hardware dietro le applicazioni di intelligenza artificiale (AI): i server AI hanno requisiti di alimentazione molto più elevati, aumentando il consumo di rame per il trasporto della corrente. L’IEA stima che i data center e l’AI potrebbero rappresentare tra il 2% e il 5% della domanda globale di rame entro il 2030 (potenzialmente di più a seconda del ritmo di adozione dell’AI).

Per il breve termine, mentre la domanda cinese di rame rimane relativamente robusta (sostenuta da investimenti energetici e transizione), la domanda da altri mercati potrebbe essere più debole a causa delle incerte prospettive di crescita economica, tensioni commerciali (guerra sui dazi) e rischi geopolitici. Il consumo di rame è spesso visto come un indicatore indiretto dello stato dell’economia globale.

Ma non c’è solo la Cina. Anche altri Paesi in Asia stanno mostrando un crescente interesse per il rame. L’India rappresenta circa il 3% della domanda globale, ma si prevede una forte crescita (verso il 10% entro il 2050) grazie allo sviluppo di infrastrutture energetiche, reti ferroviarie e green energy. Il Vietnam dovrebbe passare dall’1% nel 2024 a circa il 6% entro il 2050, trainato da industrializzazione, infrastrutture e urbanizzazione. I costi di produzione più bassi in questi mercati emergenti potrebbero far aumentare la loro quota anche nella produzione di semilavorati di rame.

Occhio alle dinamiche sulla produzione di rame

Se la domanda globale di rame è destinata a crescere, l’offerta globale di rame estratto dalle miniere fatica a tenere il passo. La produzione mineraria globale ha raggiunto circa 22,97 Mt nel 2024. Nel 2025 è cresciuta solo dell’1,4% circa (a 23,2 Mt), con un’accelerazione moderata prevista nel 2026 (+2,2-2,3% circa secondo varie fonti). Il Cile rimane il maggiore fornitore, seguito da Repubblica Democratica del Congo e Perù.

L’IEA prevede che l’offerta globale di rame estratto raggiungerà il picco verso la fine di questo decennio (intorno ai 24 Mt annui nel 2030) e poi inizierà a diminuire a causa dell’esaurimento delle miniere, del calo della concentrazione di rame nei minerali (grado medio diminuito del 40% dal 1991 al 2021) e del forte rallentamento delle scoperte di nuovi giacimenti. Su 239 nuovi giacimenti scoperti tra il 1990 e il 2023, solo 14 sono stati individuati negli ultimi 10 anni (media di 1,4 all’anno contro 10 all’anno nel periodo precedente).

Ci vogliono in media 17 anni dalla scoperta alla produzione industriale. Per questi motivi, l’IEA prevede un deficit strutturale significativo entro la fine del decennio, con un divario tra domanda e offerta che potrebbe raggiungere il 30% entro il 2035. Per il 2025-2026, l’ICSG prevede un leggero surplus nel 2025 ( 178 kt) e un deficit nel 2026 ( 150 kt).

Attenzione ad un ultimo fattore di criticità dal lato dell’offerta

Il ruolo dominante della Cina nella catena di approvvigionamento del rame lavorato. La Cina ha processato circa il 45% (o più) di tutto il rame raffinato/lavorato a livello mondiale nel 2024, dopo aver aumentato la sua capacità di raffinazione dell’80% tra il 2020 e il 2024. Supera di gran lunga il secondo (DRC 8%) e il terzo (Cile 6%). Si prevede che la quota cinese salirà verso il 50% entro il 2040.

Giappone e Corea insieme rappresentano solo circa l’8%. Indonesia, Europa e India stanno aumentando capacità, ma le economie di scala e l’esperienza della Cina rendono difficile competere. Questo concentra rischi di interruzioni e potere di pricing sulla Cina.

Cosa dicono gli analisti?

A giugno 2026 il rame si muoveva intorno ai 13.000-13.700 dollari per tonnellata, dopo aver toccato picchi recenti vicini o superiori ai 14.000 dollari. La maggior parte degli analisti delle grandi banche mantiene un outlook costruttivo per i prossimi 12-18 mesi, con target elevati rispetto alla media storica. Il consensus punta su prezzi strutturalmente alti grazie a un deficit di offerta persistente e a una domanda robusta da AI, data center, transizione energetica e infrastrutture elettriche.

Citigroup si conferma tra i più bullish con un target a breve termine di 14.500 dollari per tonnellata e un obiettivo a 6-12 mesi di 15.000 dollari, motivato dalla stretta dell’offerta tra miniere e rottame, dalla domanda resiliente e dalle incertezze sui dazi USA. Goldman Sachs ha aggiornato al rialzo le sue stime a inizio giugno, fissando il target di fine 2026 a 13.735 dollari per tonnellata e la media 2027 a 13.800 dollari, citando tagli alla produzione mineraria, il drenaggio di scorte extra-USA per gli acquisti americani e la domanda strutturale da AI e reti elettriche. Bank of America prevede una media 2026 intorno agli 11.313 dollari per tonnellata con un picco possibile fino a 15.000 dollari, sempre per interruzioni operative nelle grandi miniere e domanda sostenuta da rinnovabili e AI.

J.P. Morgan indica un picco nel secondo trimestre 2026 a 13.500 dollari per tonnellata e una media annua intorno ai 12.075 dollari, con un deficit globale stimato intorno alle 330.000 tonnellate. HSBC ha alzato le previsioni a una media 2026 di circa 13.500 dollari per tonnellata. UBS punta a 14.000 dollari per settembre 2026 e 15.500 dollari per giugno 2027, con una media 2026 intorno ai 13.200 dollari. Hedge fund come Andurand Capital e Tribeca puntano su livelli vicini o superiori ai 15.000 dollari nel breve-medio termine. La World Bank resta più cauta, intorno ai 9.800 dollari per il 2026.

Gli ETF per prendere esposizione sul rame nel 2026

Mentre il rame si dirige verso una significativa disparità tra (poca) offerta e (molta) domanda nel lungo termine, esso rimane vulnerabile a shock tra domanda e offerta e, di conseguenza, alla volatilità dei prezzi nel breve termine. Nei prossimi mesi/trimestri si potrebbe verificare un deterioramento delle condizioni economiche globali o ulteriori tensioni tariffarie che frenano la domanda, ma la concentrazione geografica dell’estrazione (Cile/DRC) e della raffinazione (Cina) espone il metallo al rischio di interruzioni della catena di approvvigionamento, che potrebbero indurre violenti rialzi dei prezzi.

Pertanto, dopo queste considerazioni, non possiamo non includere nel nostro portafoglio di materie prime, in un’ottica di lungo periodo, degli ETC sul rame per diversificare ulteriormente il portafoglio investimenti.

Sul mercato europeo i prodotti più liquidi e utilizzati per ottenere un’esposizione diretta al prezzo del rame sono quelli emessi da WisdomTree. Ecco i due principali, che si differenziano tra loro in base alla copertura o meno del rischio di cambio (il prezzo del rame al Comex è espresso in dollari USA):

WisdomTree Copper

  • ISIN: GB00B15KXQ89
  • Ticker: COPA

Il WisdomTree Copper replica l’indice Bloomberg Copper. L’indice Bloomberg Copper replica il prezzo dei contratti future sul rame. Non offre la copertura del rischio di cambio sul dollaro USA. L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETC è pari allo 0,49% annuo. Il WisdomTree Copper è l’ETC più grande e liquido sul rame in Europa, con un patrimonio gestito di oltre 1,78 miliardi di euro.

WisdomTree Copper – EUR Daily Hedged

  • ISIN: JE00B4PDKD43
  • Ticker: ECOP

Il WisdomTree Copper – EUR Daily Hedged replica l’indice Bloomberg Copper (EUR Hedged). L’indice Bloomberg Copper (EUR Hedged) replica il prezzo dei contratti future sul rame con copertura valutaria in Euro. L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETC è pari allo 0,49% annuo. È un ETC di dimensioni più contenute rispetto alla versione non hedged, con un patrimonio gestito di circa 126 milioni di euro.

Oltre ai due prodotti WisdomTree, sul mercato europeo è disponibile anche un’alternativa emessa da BNP Paribas, che offre un’esposizione analoga al prezzo dei future sul rame:

BNPP Kupfer (TR) ETC

  • ISIN: DE000PB8C0P8
  • Ticker: B4NQ

Il BNPP Kupfer (TR) ETC replica l’indice LME Copper Futures Total Return. Non offre la copertura del rischio di cambio sul dollaro USA. L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETC è pari allo 0,90% annuo. L’ETC effettua la replica sintetica della performance dell’indice sottostante con uno swap. Si tratta di un prodotto di dimensioni più contenute, con un patrimonio gestito di circa 16-19 milioni di euro.

WisdomTree rimane comunque la soluzione più conveniente e liquida per la maggior parte degli investitori retail, grazie al TER più basso e all’elevato volume di scambi. Il prodotto di BNP Paribas può rappresentare un’alternativa valida per chi cerca un’esposizione simile su altre piattaforme o mercati.

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Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.

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