Controlli fiscali: nel mirino i social e gli acquisti online

Controlli fiscali sulle piattaforme che si occupano di vendita di beni e servizi: nel mirino dunque gli acquisti online e anche i social. Le nuove modalità di accertamento finalizzato alla trasparenza fiscale fanno parte del piano di riforma presentato dalla Commissione Europea il 15 luglio 2020.

Controlli fiscali: nel mirino i social e gli acquisti online

Controlli fiscali, nel mirino finiscono anche i social e gli acquisti online: non è una novità che anche le piattaforme digitali siano oggetto di accertamenti, ma si delinea con maggiore chiarezza il perimetro normativo da seguire.

Le linee guida arrivano direttamente dall’Europa, che il 15 giugno ha presentato il piano di riforma per la ripresa economica articolato in 25 punti. Uno di questi prevede proprio l’obbligo di trasparenza fiscale per le piattaforme digitali: chi trae profitto dalla vendita di beni o servizi deve pagare una giusta quota di tasse.

I diversi Stati Europei potranno così avere informazioni puntuali sui ricavi generati dai venditori, al fine della corretta tassazione dei redditi prodotti.

Dunque, Amazon, Uber, Airbnb, Instagram e Google dovranno informare il Fisco sull’identità di chi si arricchisce tramite le piattaforme: saranno trasmessi i dati di chi compra e vende online.

Controlli fiscali: nel mirino i social e gli acquisti online

Il piano di riforma fiscale presentato dalla Commissione Europea si articola in 25 punti e si basa su lotta all’evasione, semplificazione ed equità. Il piano è stato pubblicato il 15 luglio 2020 e l’adozione verrà splamata negli anni, fino al 2024.

Tra gli obiettivi della riforma fiscale europea c’è anche quello di intensificare il contrasto alla concorrenza sleale: proprio per questo in una raccomandazione della Commissione Europea vengono date le linee guida agli Stati membri per non erogare fondi statali a quelle imprese che, per pagare meno tasse, spostano i propri affari nei Paradisi fiscali.

Una delle novità sul fronte evasione è la possibilità data agli Stati membri dell’Unione di scambiare informazioni sui redditi generati dai venditori che utilizzano le piattaforme online.

In questo modo le autorià nazionali potranno identificare con maggiore precisione le situazioni da tassare. Non solo: con una sola normativa da seguire, la burocrazia verrà drasticamente ridotta, visto che le piattaforme non dovranno più adeguarsi alle regole di rendicontazione diverse tra i vari Paesi.

Controlli fiscali su social e acquisti online: per quali piattaforme?

Le regole previste dalla Commissione Europea verranno adottate spalmandole in vari anni, fino al 2024. Non sono direttive pensate per una piattaforma specifica, ma propongono delle linee guida per la collettività.

L’obbligo di informare le autorità nazionali sui gaudagni provenienti dalla piattaforme online riguardano:

  • la fornitura di servizi (a cottimo o a prestazione);
  • la vendita di beni;
  • la locazione di beni immobili;
  • il noleggio di qualsiasi mezzo di trasporto;
  • l’investimento o il prestito tramite finanziamento collettivo.

Dunque per Google, Amazon, Airbnb, Uber ma anche Facebook e Instagram (e parliamo solo dei giganti del settore) ci sarà l’obbligo di rendicontazione.

Le regole sarebbero applicabili a tutte le piattaforme che risiedono, sono gestite o hanno una presenza fisica nell’Unione Europea, o comunque per cui è possibile fare attività nel territorio dell’Unione.

L’obbligo si applica sia alle piattaforme europee che a quelle estere, che dovranno riportare le informazioni dovute solamente in un Paese membro e una volta l’anno soltanto.

Col passare del tempo gli Stati potranno di scambiarsi le relative informazioni grazie ai dati acquisiti, aiutandosi ad identificare eventuali soggetti da tassare.

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