Con il provvedimento 123160 del 2026 l’Agenzia delle Entrate ha definito quali contribuenti devono essere attenzionati ai fini del contrasto all’evasione fiscale. Ecco chi è a rischio.
Controlli fiscali, l’Agenzia delle Entrate ha definito su quali contribuenti saranno concentrati i controlli fiscali. Nel mirino chi appare poco affidabile e ad alto rischio di evasione.
L’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento 123160/2026 ha fissato i benefici premiali correlati a un elevato punteggio di affidabilità fiscale, di converso ha anche precisato che con un Punteggio ISA pari o inferiore a 6 c’è un elevato rischio di evasione fiscale e, di conseguenza, su tali contribuenti saranno concentrate le attività di controllo fiscale. Ecco quali contribuenti presentano un maggiore rischio di controlli fiscali.
Controlli fiscali con puntegio ISA basso: ecco chi rischia
Gli indici ISA hanno l’obiettivo di dividere in contribuenti in due categorie, quelli affidabili che ottengono agevolazioni fiscali e semplificazioni e quelli non affidabili sui quali sono concentrati i controlli fiscali.
Negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha abituato a controlli sempre più mirati, l’obiettivo è riscuotere il più possibile senza disperdere energie in controlli su larga scala.
Per quanto riguarda le partite IVA i controlli sono mirati su chi presenta un indice ISA basso, pari o inferiore a 6, e su coloro che decidono di non aderire al Concordato preventivo biennale.
Controlli fiscali partita Iva: tipologie
La prima tipologia di controllo che viene posta in essere nei confronti delle partite Iva è il controllo formale che pone a confronto le dichiarazioni presentate dal contribuente e i dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate e derivanti dalla fatturazione elettronica. Il controllo formale è previsto dall’art. 36-ter DPR 600/73. L’esito può portare all’invio di una Comunicazione di Irregolarità (CIR): una notifica con cui l’Agenzia segnala eventuali incongruenze e propone una definizione agevolata (versamento dell’imposta dovuta con riduzione delle sanzioni).
Una seconda possibilità è l’accertamento analitico, in questo caso i funzionari effettuano controlli su scritture contabili, fatture e qualunque altra documentazione fiscale disponibile. In questo caso è possibile utilizzare accessi e ispezioni per acquisire libri contabili, contratti, registri, estratti conto bancari ecc., e rieseguono il calcolo del reddito o del volume d’affari.
Tra i controlli fiscali frequenti, vi sono i sulla capacità di spesa del contribuente che crea allarme nel momento in cui non è in linea con quanto dichiarato dal contribuente. Fino al 2024 si usava il redditometro basato su incongruenze tra spese e dichiarazioni. Con il decreto legislativo 108 del 2024 il redditometro è stato sostituito dall’evasometro che limita l’uso delle presunzioni al fine di ricostruire il reddito solo al caso in cui vi siano elementi certi e gravi.
Ricordiamo inoltre che dal 2024 è stato introdotto lo schema di atto, previsto dallo Statuto del contribuente, art. 6-bis L. 212/2000. Si tratta di una bozza di avviso di accertamento che ha l’obiettivo di instaurare un contraddittorio con il contribuente prima dell’invio del vero e proprio atto di accertamento. L’obiettivo è ridurre il contenzioso tributario.
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