Contratto a tempo determinato: regole, durata, proroga e licenziamento

Teresa Maddonni

23/03/2021

23/03/2021 - 20:04

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Il contratto a tempo determinato è un contratto di lavoro subordinato nel quale è già prevista una data che ne indica il termine. Vediamo quali sono le principali caratteristiche secondo la normativa vigente e le novità per il 2021.

Contratto a tempo determinato: regole, durata, proroga e licenziamento

Il contratto a tempo determinato è un contratto di lavoro subordinato al quale viene applicata una data di scadenza che ne determina la durata.

Il contratto a tempo determinato dal 2018 è disciplinato dal decreto legge n. 87/2018, convertito dalla Legge n. 96/2018, il famoso decreto Dignità che ha modificato in parte la norma precedente del Jobs Act, il dl n.81/2015. Successivamente alla data del 14 luglio 2018 per i contratti a tempo determinato le regole sono fissate dal decreto Dignità anche per proroghe e rinnovi.

Da quando è iniziata l’emergenza Covid, lo ricordiamo, si è derogato per i contratti a tempo determinato ad alcuni aspetti del decreto Dignità; il decreto Sostegni in vigore dal 23 marzo fissa l’eliminazione della causale per proroghe e rinnovi dei contratti a termine fino al 31 dicembre 2021.

Il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato ha gli stessi diritti del lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato quindi gli spetta tredicesima, TFR, ferie, malattia e anche la maternità solo per fare qualche esempio.

Vediamo allora con la nostra guida completa come funziona il contratto a tempo determinato, la durata, quanti rinnovi sono applicabili, la proroga e le regole per dimissioni e licenziamento.

Contratto a tempo determinato: durata

Il contratto a tempo determinato, come abbiamo anticipato, è disciplinato dal 2018 dal decreto Dignità che ha in parte modificato il Jobs Act. Nel contratto a tempo determinato viene apposto un termine che deve essere presente nell’atto scritto durante la stipula dello stesso. Tale condizione non è richiesta per contratti a termine di una durata non superiore a 12 giorni.

Con la nuova disciplina il contratto a tempo determinato ha una durata massima di 12 mesi che può tuttavia essere portata a 24 mesi con la proroga a patto che si verifichi almeno una delle seguenti condizioni:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Il datore di lavoro, quindi, può decidere per la proroga del contratto a tempo determinato scaduti i 12 mesi fino a un massimo di 24, ma solo se si presenta una delle condizioni che abbiamo sopra elencato e quindi dovrà apporre una causale ovvero la motivazione.

Trascorsi i 12 mesi infatti il datore di lavoro dovrebbe essere portato a trasformare il contratto di lavoro a tempo indeterminato o almeno questo era l’obiettivo del legislatore che ha introdotto la norma.

La durata massima del contratto a tempo determinato quindi è di 24 mesi (comprensiva di proroghe o anche di più contratti quindi rinnovi); resta salva tuttavia la possibilità di eccezioni dei contratti collettivi nazionali di categoria stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentativi in Italia.

Per il raggiungimento dei 24 mesi sono considerati anche i rapporti in somministrazione presso lo stesso datore di lavoro/utilizzatore (agenzia/azienda) con mansioni di pari livello.

Contratto a tempo determinato: quanti rinnovi?

Il contratto a tempo determinato può anche essere rinnovato. Ma quanti sono i rinnovi per i contratti a termine?

Partiamo con il considerare, sulla base di quanto precedentemente descritto, che la proroga del contratto a tempo determinato, nel limite dei 24 mesi che abbiamo sopra indicato e con il consenso del lavoratore, può avvenire fino a un massimo di quattro volte indipendentemente dal numero dei rinnovi (differente contratto a tempo determinato tra le stesse parti).

Se la proroga del contratto a tempo determinato supera le quattro volte alla data di decorrenza della quinta proroga si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato. La proroga deve fare riferimento alla stessa attività lavorativa. Si può superare il limite dei 24 mesi, e prorogare il contratto per 12 mesi ulteriori, solo con la cosiddetta deroga assistita. Il nuovo contratto infatti dovrà essere sottoscritto presso la sede territorialmente competente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Per il rinnovo del contratto a tempo determinato invece resta il limite massimo dei 24 mesi, ma può avvenire per un numero indefinito di volte. Per i rinnovi del contratto a tempo determinato tuttavia la causale va apposta fin dal primo e bisogna rispettare un intervallo di tempo specifico che deve trascorrere tra i due contratti stipulati tra le stesse parti:

  • 10 giorni se la durata del primo contratto è inferiore ai 6 mesi;
  • 20 giorni se la durata del primo contratto è superiore ai 6 mesi.

Se l’intervallo di tempo per i rinnovi del contratto a tempo determinato non viene rispettato lo stesso si trasforma in indeterminato.

Abbiamo detto della causale e specifichiamo che in caso di proroga questa non trova applicazione:

  • con i contratti per attività stagionali per la generalità delle attività;
  • per le pubbliche amministrazioni sono soggette a una disciplina particolare che prevede l’applicazione della normativa previgente al Decreto Dignità (art. 36 del D.lgs. n. 165/2001).

Contratto a tempo determinato: novità 2021

Il contratto a tempo determinato, come abbiamo anticipato all’inizio, è soggetto a novità nel 2021, come anche avvenuto nel 2020 con l’emergenza Covid.

Il decreto Sostegni in vigore dal 23 marzo ha stabilito una deroga ulteriore al decreto Dignità, dopo l’ultima della Legge di Bilancio 2021, valida fino al 31 dicembre 2021.

La deroga al decreto Dignità prevede che proroghe e rinnovi dei contratti a tempo determinato possano avvenire senza causale. In ogni caso il limite massimo resta quello dei 24 mesi.

Altra novità prevista per il contratto a tempo determinato nel 2021 riguarda la deroga fino al 31 dicembre al limite delle quattro proroghe che abbiamo sopra descritto.

Proroga di fatto, limiti e diritto di precedenza

Se il contratto di lavoro a tempo determinato prosegue oltre la scadenza del termine stabilito si parla di proroga di fatto. Il lavoro prosegue di fatto:

  • per 30 giorni (se il contratto ha una durata inferiore a 6 mesi);
  • per 50 giorni (se il contratto ha una durata maggiore di 6 mesi).

Per ogni giorno di lavoro oltre il termine stabilito il datore di lavoro è tenuto pertanto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione sulla retribuzione pari al:

  • al 20% fino al decimo giorno successivo,;
  • al 40% per ciascun giorno ulteriore.

Oltre i limiti sopra stabiliti dei 30 e 50 giorni il contratto a tempo determinato si trasforma in indeterminato.

Esistono dei limiti per i datori di lavoro nella stipula dei contratti a tempo determinato: il numero non può essere superiore al 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione, con un arrotondamento per eccesso se il decimale è eguale o superiore a 0,5. Per le aziende fino a 5 dipendenti è possibile stipulare almeno un contratto a tempo determinato.

Se il limite percentuale non viene rispettato dal datore di lavoro lo stesso incorre in una sanzione amministrativa pari al:

  • 20% della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a 15 giorni di durata del rapporto di lavoro, qualora la violazione si riferisca a un solo lavoratore assunto in eccedenza al limite stabilito;
  • 50% della retribuzione, qualora la violazione si riferisca a due o più lavoratori assunti in eccedenza.

Il limite nel numero dei contratti a termine non si applica tuttavia nei seguenti casi:

  • fase di avvio di nuove attività per i periodi individuati dalla contrattazione collettiva;
  • startup innovative;
  • sostituzione di personale assente;
  • attività stagionali;
  • spettacoli;
  • programmi radiofonici o televisivi o per la produzione di specifiche opere audiovisive;
  • contratti a tempo determinato stipulati con lavoratori di età superiore a 50 anni.
  • enti di ricerca e lavoratori chiamati a svolgere in via esclusiva attività di ricerca scientifica o tecnologica, di assistenza tecnica o di coordinamento e direzione della stessa.

Esiste per il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato per almeno 6 mesi il diritto di precedenza. In cosa consiste?

Il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato per almeno 6 mesi ha diritto di precedenza sulle nuove assunzioni dell’azienda per le stesse mansioni nei 12 mesi successivi alla conclusione del rapporto di lavoro.

L’azienda deve anche rispettare il principio di non discriminazione, impartendo al lavoratore a termine una formazione specifica demandata alla contrattazione collettiva.

Dimissioni e licenziamento

Il licenziamento del lavoratore con contratto a tempo determinato non può avvenire prima della scadenza se non per giusta causa, ovvero per un motivo di una gravità tale da non poter consentire che il rapporto di lavoro prosegua.

Il datore di lavoro che procede al licenziamento del lavoratore non per giusta causa dovrà corrispondere al lavoratore il risarcimento del danno.

Lo stesso vale per le dimissioni del lavoratore che potranno avvenire solo per giusta causa se si vuole accedere alla disoccupazione.

Contratto a tempo determinato e disoccupazione

Con il contratto a tempo determinato si accede alla disoccupazione solo con le dimissioni per giusta causa del lavoratore prima della scadenza dello stesso.

L’accesso all’indennità di disoccupazione Naspi non è previsto in caso di dimissioni volontarie del lavoratore e non solo per i contratti a tempo determinato. Il lavoratore con contratto a tempo determinato ha comunque accesso alla disoccupazione in ogni caso quando subentra il licenziamento e comunque alla scadenza naturale del rapporto di lavoro.

Per finanziare la disoccupazione Naspi del lavoratore con il contratto a tempo determinato (cui accede se lo stesso non viene trasformato trovandosi senza un’occupazione) è prevista un’aliquota contributiva aggiuntiva a carico del datore di lavoro pari all’1,4% che gli viene restituita in caso di trasformazione del contratto a tempo indeterminato. La misura di tale contributo è incrementata dello 0,5% in occasione di ciascun rinnovo.

L’impugnazione del contratto a tempo determinato può avvenire entro 180 giorni dalla cessazione del singolo contratto.

Contratto a tempo determinato e congedo di maternità

La lavoratrice con contratto a tempo determinato ha diritto, al pari della lavoratrice con contratto a tempo indeterminato, al congedo di maternità obbligatorio.
Anche con il contratto a termine con il congedo di maternità viene corrisposta un’indennità pari all’80% della retribuzione a carico dell’INPS (e anche con un’integrazione da parte del datore di lavoro se lo prevede il CCNL).

La lavoratrice con contratto a tempo determinato ha diritto al congedo di maternità anche se il rapporto di lavoro scade durante lo stesso o cessa prima a patto che tra la disoccupazione e il congedo di maternità non siano trascorsi più di 60 giorni.

Con il contratto a tempo determinato i periodi di astensione obbligatoria per le lavoratrici in congedo di maternità devono computarsi per la maturazione del diritto di precedenza.

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