Diritto di precedenza nei contratti a termine: cos’è e come funziona

Paolo Ballanti

12 Agosto 2022 - 17:43

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Stai pensando di far valere il diritto di precedenza ma non sai come fare? Ecco una guida che fa per te. Vediamo passo dopo passo quali sono le scadenze da rispettare e come comportarsi con l’azienda.

Diritto di precedenza nei contratti a termine: cos'è e come funziona

Il diritto di precedenza si qualifica come l’obbligo, in capo al datore di lavoro, di assumere prima di altre alcune categorie lavorative, ritenute dalla normativa meritevoli di tutela.

Si tratta, ad esempio, dei lavoratori licenziati per riduzione di personale o a seguito di trasferimento d’azienda. Senza dimenticare i dipendenti con orario di lavoro trasformato da tempo pieno a part-time.

Gli aspetti che accomunano le varie ipotesi di diritto di precedenza sono:

  • le condizioni soggettive al ricorrere delle quali il diritto matura;
  • i termini di scadenza imposti al lavoratore per far valere il proprio diritto;
  • le mansioni della nuova posizione lavorativa e il tipo di contratto previsto;
  • il periodo di validità del diritto (da intendersi come l’arco di tempo nel quale il datore di lavoro è tenuto a dare precedenza al lavoratore).

Le caratteristiche indicate sono presenti anche nella normativa sul contratto di lavoro a tempo determinato, da ultimo contenuta nel decreto legislativo del 15 giugno 2015 numero 81, figlio della più ampia riforma del cosiddetto «Jobs Act». A occuparsi del diritto di precedenza per i lavoratori a termine è l’articolo 24.

Analizziamo la disciplina in dettaglio.

Diritto di precedenza per rapporti superiori a 6 mesi

A norma dell’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo numero 81/2015, salvo diversa disposizione dei contratti collettivi, il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a tempo determinato, presso la stessa azienda, ha prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi, matura il cosiddetto «diritto di precedenza». Cosa comporta tutto questo?

Il diritto si concretizza nella precedenza del lavoratore per quanto riguarda le assunzioni effettuate dall’azienda, entro i successivi dodici mesi, con riferimento a mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine.

Diritto di precedenza per le lavoratrici in maternità

Con specifico riferimento alle lavoratrici in maternità, l’articolo 24, comma 2, dispone che il periodo di congedo obbligatorio (di cui al Capo III del decreto legislativo numero 151/2001) usufruito nell’esecuzione di un contratto a termine, presso lo stesso datore di lavoro, concorre «a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza» sopra descritto.

In sostanza, i periodi di maternità obbligatoria vengono computati nel conteggio dei sei mesi di vigenza del contratto, requisito utile a far scattare il diritto di precedenza.

Alle stesse lavoratrici è altresì riconosciuto (alle medesime condizioni di cui al comma 1 dell’articolo 24) il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato, effettuate dal datore di lavoro, entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine.

Diritto di precedenza per i lavoratori stagionali

Il terzo comma dell’articolo 24 riconosce al lavoratore assunto a termine per lo svolgimento di attività stagionali, il diritto di precedenza «rispetto a nuove assunzioni a tempo determinato da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività stagionali».

Come esercitare il diritto di precedenza?

Il diritto di precedenza non comporta in capo all’azienda un obbligo automatico di dare priorità ai lavoratori interessati. Devono essere questi ultimi ad attivarsi, manifestando per iscritto la propria volontà in tal senso, entro e non oltre sei mesi dalla data di cessazione del rapporto.

Il periodo sopra citato si riduce a tre mesi nel caso di lavoratori assunti per lo svolgimento di attività stagionali.

Di conseguenza, coloro che intendono far valere il diritto di precedenza devono comunicare tale intenzione al datore di lavoro, a mezzo:

  • raccomandata a mano;
  • raccomandata con avviso di ricevimento;
  • Posta Elettronica Certificata (Pec).

Quando si perde il diritto di precedenza?

La possibilità per il lavoratore di far valere la precedenza rispetto a nuove assunzioni dell’azienda non è garantita a tempo indeterminato.

Come espressamente disposto dall’articolo 24 comma 4, il diritto di precedenza si «estingue trascorso un anno dalla data di cessazione del rapporto».

Cosa indicare nella lettera di assunzione?

Il più volte citato articolo 24 dispone al comma 4 l’obbligo di segnalare al lavoratore la possibilità di far valere il diritto di precedenza.

Il richiamo dev’essere riportato all’interno del contratto di assunzione, in cui si dovrà peraltro indicare la data di scadenza del rapporto che, se non risultante da atto scritto, si ritiene priva di effetto.

Copia del documento, in cui in generale devono essere precisate le condizioni economico - normative applicate al rapporto di lavoro, dev’essere «consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione» (articolo 19 comma 4 dlgs numero 81/2015).

Per indicare il diritto di precedenza all’interno del contratto di assunzione è possibile utilizzare una frase di questo tipo: «In ossequio alle disposizioni contenute nell’articolo 24, comma 4, del decreto legislativo numero 81/2015, nel caso in cui maturi il diritto prescritto dalla normativa, tale diritto, previa sua formale richiesta, Le sarà riconosciuto».

Come deve comportarsi il datore di lavoro?

Oltre a informare il dipendente dell’esistenza del diritto di precedenza all’interno della lettera - contratto di assunzione, il datore di lavoro è obbligato, a fronte di un’esplicita richiesta dell’interessato di avvalersene, a:

  • verificare che il richiedente abbia effettivamente maturato il diritto di precedenza e sia nei termini per esercitarlo;
  • verificare che la mansione su cui ha intenzione di effettuare una nuova assunzione sia tale da essere soggetta agli obblighi della «precedenza»;
  • inviare una comunicazione in cui segnala al lavoratore titolare del diritto di precedenza, l’intenzione di effettuare un’assunzione, assegnando un periodo di tempo entro il quale lo stesso dovrà manifestare il suo interesse.

Nella missiva si dovrà precisare che, spirato il termine indicato ed in assenza di una dichiarazione di volontà del lavoratore di accettare la posizione, l’azienda si riterrà libera di stipulare un contratto di lavoro con altri soggetti, in possesso delle caratteristiche necessarie.

Cosa rischia l’azienda che non rispetta il diritto di precedenza?

Il datore di lavoro che, nonostante la dichiarazione del lavoratore di avvalersi del diritto di precedenza, effettui assunzioni in violazione di tale prerogativa (sostanzialmente stipulando contratti con soggetti terzi), incorre nella perdita delle agevolazioni contributive previste dalla normativa e nel recupero, da parte dell’Inps, di quanto già indebitamente fruito. Si pensi, soltanto per citare alcuni esempi, all’assunzione di lavoratori under 30, disoccupati percettori di Naspi, ultracinquantenni o donne privi di determinati requisiti occupazionali.

Tra le condizioni di spettanza degli sgravi appena citati, il cui compito è quello sostanzialmente di ridurre i contributi previdenziali a carico azienda, al fine di favorire l’occupazione di determinate categorie lavorative, figura proprio il rispetto del diritto di precedenza.

Sul punto l’articolo 31 del decreto legislativo 14 settembre 2015 numero 150 chiarisce che gli «incentivi non spettano se l’assunzione viola il diritto di precedenza, stabilito dalla legge o dal contratto collettivo, alla riassunzione di un altro lavoratore licenziato da un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine».

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