Coniugi con diversa residenza, quali conseguenze su 730, Imu, Tari e Isee?

Patrizia Del Pidio

31 Agosto 2026 - 17:29

I coniugi possono avere residenze diverse? Scopri cosa prevede la legge e come cambia la gestione delle tasse per Imu, Tari, Isee e modello 730.

Coniugi con diversa residenza, quali conseguenze su 730, Imu, Tari e Isee?

I coniugi possono scegliere anche di vivere in due residenze diverse. Può capitare che i coniugi vivano in diversi Comuni per motivi personali, familiari o di lavoro, e la scelta è ammessa dalla legge, ma deve corrispondere a una situazione reale e non deve essere una residenza fittizia per pagare meno tasse.

Quando due persone si sposano non devono per forza vivere nella stessa casa e avere la stessa residenza. La normativa italiana, al riguardo, prevede flessibilità e concede ai partner di vivere in case diverse. La scelta, però, non deve essere soltanto un espediente, ma deve corrispondere a una reale esigenza. Cosa cambia per le tasse la diversa residenza dei coniugi? Vediamo gli effetti di questa scelta su Imu, Tari, Isee e modello 730.

Cosa cambia per il 730 se i coniugi hanno diversa residenza?

I coniugi con diversa residenza possono comunque scegliere di avvalersi del 730 congiunto. L’opzione, infatti, è legata al vincolo matrimoniale e ai requisiti reddituali e non richiede che i coniugi siano conviventi. Vivere in due abitazioni diverse non impatta di per sé sul reddito. Nel compilare la dichiarazione, tuttavia, bisogna prestare particolare attenzione all’indicazione del domicilio fiscale di ciascuno dei due.

Imu coniugi con residenza diversa

I coniugi che scelgono di vivere in due residenze diverse hanno diritto all’esenzione Imu per l’abitazione principale su entrambe le case. L’agevolazione spetta indipendentemente dal fatto che le due abitazioni si trovino nello stesso Comune o in Comuni diversi.

Non era così fino a qualche anno fa e a rivoluzionare l’esenzione Imu per i coniugi è intervenuta la sentenza numero 209 del 2022 della Corte Costituzionale che ha definito illegittima la norma che imponeva ai coniugi un’unica agevolazione. Dopo la storica sentenza ogni coniuge ha diritto all’esenzione dell’Imu sull’immobile di cui è proprietario a patto che vi risieda e vi dimori abitualmente.

Se il marito, quindi, vive nella sua casa a Pavia e la moglie ha residenza, con i figli, nella sua casa di Ravenna:

  • il marito ha diritto all’esenzione Imu prima casa sulla casa di Pavia;
  • la moglie ha diritto all’esenzione Imu prima casa sulla casa di Ravenna.

Va sottolineato che i Comuni possono effettuare controlli al riguardo per verificare che le residenze non siano fittizie e finalizzate a non pagare l’Imu.

Tari coniugi con diverse residenze

Per la Tari il discorso è diverso. Il presupposto della tassa sui rifiuti va ricercato nel possesso e nella detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte capaci di produrre rifiuti. I Comuni, per calcolare l’importo dovuto da ogni nucleo familiare considerano il numero degli occupanti e i metri quadri dell’abitazione.

Se i coniugi hanno diverse residenze, ognuno pagherà la Tari per l’immobile in cui vive. Quindi il marito non sarà conteggiato nel nucleo familiare della moglie per il calcolo della tassa dovuta per l’immobile in cui lei vive, ma sarà tenuto a pagare la Tari per la casa in cui ha effettiva residenza.

Cosa cambia per l’Isee la diversa residenza?

I coniugi con residenza diversa devono fare molta attenzione all’Isee. La diversa residenza per i coniugi, infatti, non divide il reddito e non abbassa l’indicatore: ai fini Isee i coniugi che non sono separati legalmente rientrano sempre nello stesso nucleo familiare, anche se vivono in due case diverse.

Per la DSU i coniugi devono scegliere una delle due case ed eleggerla come residenza del nucleo familiare. Nel modulo vanno, poi, inseriti i patrimoni, i redditi e i conti correnti di tutti e due i coniugi. Nonostante le abitazioni separate i redditi, quindi, si sommano.

Controlli e rischi

I Comuni e la Polizia Locale possono accertare se le dichiarazioni di residenza sono veritiere e per farlo possono analizzare i consumi di luce, acqua e gas. Ovviamente se sull’abitazione i consumi sono molto bassi e non corrispondono al reale utilizzo dell’immobile l’amministrazione può revocare la residenza con effetto retroattivo.

Che rischi corre chi dichiara una residenza fittizia per eludere le tasse? Le conseguenze possono essere molto gravi perché, oltre a perdere le agevolazioni (come ad esempio l’esenzione Imu), le imposte non versate vengono recuperate maggiorate di sanzioni e interessi. Una falsa dichiarazione resa a un pubblico ufficiale comporta il reato di falso ideologico, punito con le seguenti pene:

  • per atti dello stato civile la pena non è inferiore a 3 mesi di reclusione se l’informazione falsa riguarda dichiarazione di nascita o morte;
  • reclusione fino a 2 anni per il privato che attesta falsamente i fatti che l’atto pubblico deve verificare.

Il reato si consuma nel momento in cui si presenta al Comune una dichiarazione non veritiera sulla propria residenza.

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