A metà agosto lo scenario macro del comparto obbligazionario resta lo stesso di quello dominante negli ultimi mesi: incerto. Ormai è da tempo che si naviga a vista senza una direzione chiara, netta e precisa di medio e lungo termine.
Così si alternano giornate in cui prevale l’ottimismo per la pace e la riapertura dello Stretto di Hormuz, ad altre negative per i timori inflattivi legati al rialzo dei prodotti energetici. Fino a quando regnerà il caos è ovvio che i mercati resteranno in questo limbo privo di direzioni fatto di continui micro saliscendi.
I problemi più grandi restano sicuramente a carico di chi già oggi, tra gli emittenti, paga tassi sopra la media storica e/o di mercato. È il caso dei Gilt inglesi, da mesi alle prese con un’impennata della yield curve su tutte le principali scadenze, anche di breve termine. Ad esempio prevede un tasso annuo del 6% e rendimento del 5,78% il titolo di Stato inglese scadenza 2028.
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Il Treasury 6% scadenza 07/12/2028
L’obbligazione sovrana in questione è il Treasury 6% emesso dal Governo del Regno Unito sul finire degli anni Novanta, a gennaio ‘98. Si tratta di un trentennale in origine di cui ora residuano a malapena 2,309 anni di vita utile visto che verrà rimborsato il 07/12/’28. L’identificativo di mercato è GB0002404191, ed è denominato in lire sterline inglesi sia nel capitale sia nei payout. Le cedole sono a tasso fisso con periodicità semestrale, staccate ad ogni 08/06 e 08/12, con nominale annuo del 6,00%, il 3,00% ogni 6 mesi. Al netto della trattenuta fiscale al 12,50% si scende al 5,25% e 2,625%.
Il prezzo di riferimento è sul 103,8 circa, con prezzi bid/ask al tempo dell’articolo a 103,66 e 103,9 (dati: LSE). A questi corsi c’è che il running yield si attesta al 5,78%, un ritorno impossibile da avere sul pari scadenza targato MEF. Il BTP Tf2,80% Dc28 Eur con matricola IT0005340929 rende il 2,92% alle attuali quotazioni a 99,74.
La grande incognita: la sterlina inglese
I due pericoli più grossi legati a simili forme di investimento sono il rischio di mercato e quello di cambio. Quale dei due ha più probabilità di realizzarsi e, potenzialmente, potrebbe fare i danni maggiori?
L’attuale cross EUR/GBP è a 0,8549 e dalla Brexit in poi, cioè dall’estate 2016 ai giorni nostri, il mega range di oscillazione è stato ricompreso tra 0,825 e 0,93. La fascia più stretta e più presidiata dalle quotazioni di mercato, invece, è stata tra 0,84 e 0,91.
Ora, è difficile dire quale valore effettivo assumerà il cambio tra le due valute tra 28 mesi, il tempo dell’analisi non è certamente breve. Tuttavia, risulta difficile pensare che sarà del 10 o più per cento al di sopra o al di sotto dei corsi attuali, ma è pur sempre possibile. Rispetto al cross EUR/USD quello con il pound inglese è un cross meno ballerino, a patto non si abbiano altri eventi shock come il referendum del 2016 o similari. Secondo le stime dell’Agenzia di Previsioni Economiche la candela mensile delle due valute a dicembre ’28 dovrebbe attestarsi tra 0,834 e 0,860. Se così fosse, i rapporti resterebbero tra l’invariato e il leggermente favorevole per la sterlina.
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Decisamente meno preoccupante dovrebbe rivelarsi il rischio di mercato, almeno rispetto al cambio. Le ragioni sono presto dette. In primis abbiamo un rating emittente doppia A, quindi nettamente migliore di quello vantato dai titoli del Tesoro MEF. Poi c’è che il titolo è destinato al rimborso a breve termine, per cui è ovvio che con il passare delle settimane si approssimerà verso 100 e stop. Cioè i prezzi non saliranno più a 110, per esempio, ma probabilmente neanche più a 105-106 segnati a febbraio ’26. Parimenti risulta difficile pensare che vadano sotto la pari, per cui il rischio delle oscillazioni dei prezzi può dirsi quasi spuntato e relativamente prevedibile.
Ad ogni modo il titolo resta nella categoria dei “maneggiare con cura”, a cui approcciare solo se si dispone di elevata propensione al rischio. L’obbligazione sembra più adatta a gente esperta e preparata che voglia prendere posizione sul cambio senza esporsi direttamente sul Forex. Il 6% Treasury Stock 2028, infatti, intanto paga e parte da una cedola annua lorda sicura, alta e nota a priori, che nella peggiore delle ipotesi funge da paracadute negli scenari peggiori. Al coupon si aggiunge poi il cambio a scadenza o, perché no?, alla data di rivendita anticipata. Più si accorcia l’operatività e (relativamente) più chiaro dovrebbe essere il trend di breve di una valuta, in questo caso la GBP. Ciò ne rafforza la spendibilità del titolo da un lato, ma ne restringe di tanto il perimetro di tradabilità dall’altro.