La risalita dei rendimenti obbligazionari ha aumentato le minacce e le opportunità di guadagno a breve, medio e lungo termine
La fiammata dei rendimenti ha riacceso l’interesse sul comparto obbligazionario sovrano. Gli yield sono risaliti su tutti i timeframe, in particolare su quelli a breve e media durata. Il BOT a 12 mesi il 27 febbraio ha chiuso al 2,056% mentre venerdì 20 rende il 2,596%, cioè oltre mezzo punto percentuale in più due settimane. Ancora, il BTP 6Y (pari durata del neo Valore Mz32) è volato al 3,354%, mentre il decennale si attesta sul 3,76%. Allungando la durata residua si sale ancora di rischio e di opportunità. Ad esempio il BTP con cedola fissa 4,5% oggi prezza alla pari e un rendimento totale oltre il 100%. Vediamo di quale si tratta.
I rendimenti obbligazionari sono ai massimi di periodo o no?
Con decisione presa all’unanimità, giovedì la BCE ha mantenuto fermi i tassi ufficiali di riferimento. Vale a dire il 2,00% sui depositi, un tasso al 2,15% sulle operazioni principali di rifinanziamento e al 2,40% sui prestiti marginali. Parallelamente ha messo in guardia sugli effetti su economia e inflazione che il conflitto in Iran potrà generare. Più a lungo dureranno le ostilità, maggiori saranno le ricadute negative su economia reale (in ribasso) ed inflazione (in rialzo), e viceversa.
Per il comparto obbligazionario le settimane a venire saranno un duro banco di prova. I recenti rialzi degli yield potrebbero ulteriormente accelerare, o sgonfiarsi e restare come i massimi di periodo. Letta al contrario, la grande sfida si gioca in questi termini: meglio acquistare ora con gli yield ai massimi di periodo o attendere tempi più ricchi (nei ritorni)?
L’obbligazione MEF in scadenza nel 2053
Difficile rispondere all’interrogativo, mentre sembra più probabile il fatto che da qui in poi non mancheranno scivoloni sull’obbligazionario sovrano. Il perché è presto detto. Ci sono molti Stati con i debiti pubblici alle stelle e con programmi di spesa pubblica in deficit. Morale, basteranno piccole scintille qua e là che il mercato non mancherà di dispensare (lo insegna la storia dei mercati) per innescare incendi di una qualche dimensione.
Consideriamo l’obbligazione MEF con matricola ISIN IT0005534141 emessa il 23 febbraio 2023 e data scadenza 01/10/2053. Si tratta di un trentennale in origine ancora ai suoi primissimi anni di vita, con vita residua di 27 anni, 6 mesi e quasi 20 giorni. È un investimento di lungo termine a tutti gli effetti con pro e contro specifici.
Il vantaggio è dato dalla ricca cedola nominale annua del 4,5%, che si trasformano in 39,375 € di interessi netti annui per ogni mille € di nominale. In questi giorni lo si acquista quasi alla pari, e al momento prezza 100,17 centesimi per un rendimento effettivo a scadenza prossimo al nominale. A livello cumulato, da qui al rimborso finale, il rendimento viaggia intorno al 110%, dipende dall’effettivo prezzo di carico. In pratica un ipotetico capitale X investito oggi produrrebbe un guadagno totale da cedole maggiore del capitale stesso iniziale.
Non mancano i contro, a partire dall’elevata duration modificata a 15,09 (dati: Borsa Italiana). Questo vuol che bisogna essere pronti ad ampie escursioni dei prezzi da qui in poi. Nei primi due anni di vita, per esempio, ha già segnato un minimo storico in area 87-88 nell’ottobre ’23 e un massimo a ridosso di 113 nel dicembre ’24.
Il BTP con cedola fissa 4,5% oggi prezza alla pari e un rendimento totale oltre il 100%
Un altro doppio punto di forza del bond sta nel ricco flottante (sui 15 mld di €) e l’elevata liquidità sul mercato secondario. I contratti giornalieri sono nell’ordine delle centinaia di deal, con controvalori mediamente racchiusi tra i 20 e i 50 mln di €/daily. Insomma, un bond perfetto per i trader in bond che cercano adeguate escursioni dei prezzi ed elevati volumi di scambi sul mercato secondario.
Discorso relativamente più complesso per il cassettista, in genere più propenso a sottoscrivere bond con più modesti gradi di rischio. Tradotto, più propenso a titoli di medio termine magari farciti di “bonus” tipo il premio fedeltà dei BTP Valore, giusto per fare un esempio. Va bene la cedola ricca del BTP Oct53, ma i rischi da sopportare in termini di fluttuazioni dei corsi sul MOT non sono proprio poca cosa.
Alternativamente si potrebbe pensare di sfruttare il flusso cedolare per impostare un PAC a lungo termine. Ragioniamo di fantasia e facciamo un esempio numerico. Immaginiamo di investire oggi 10mila sul BTP, che ogni 6 mesi renderebbero sui 197 € di cedola netta. Arrotondiamo a 400 €/annui e immaginiamo di investirli per intero su un fondo ad accumulazione per 27 anni al tasso annuo lordo del 5%. Secondo il calcolatore di Banca d’Italia si ricaverebbero all’incirca ulteriori 11mila € lordi di interessi. Essi sarebbero prodotti senza versare 1 euro di tasca propria ma solo reinvestendo tutte le cedole prodotte dal BTP Tf 4,5% Oct53. Sulla carta non male, ma richiede disciplina, strategia e vision di lunghissimo termine.
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