Con Enp l’Europa vuole sfidare Visa e Mastercard. Ma la vera partita è ancora tutta da giocare

Flavia Provenzani

1 Ottobre 2026 - 10:08

La nuova società di Bancomat, Bizum, MB Way, Vipps MobilePay e Wero collega le app di pagamento nazionali in un’unica rete. È il tentativo più serio degli ultimi vent’anni di dare all’Europa un’infrastruttura propria, ma per molto tempo non si radicherà dove i circuiti statunitensi fanno davvero i loro affari: carte e negozi.

Con Enp l’Europa vuole sfidare Visa e Mastercard. Ma la vera partita è ancora tutta da giocare

Ogni volta che in Europa prende forma un progetto sui pagamenti, l’etichetta è già pronta: ecco l’anti-Visa, ecco l’anti-Mastercard. È successo con Monnet Project,, il marchio paneuropeo di carte nato nel 2008 e abbandonato una manciata di anni dopo. È successo con la prima versione della European Payments Initiative, nata per creare un circuito di carte e poi ridimensionata dopo l’uscita di diverse banche. Succede di nuovo oggi con la European Network for Payments (Enp), costituita a Madrid il 30 settembre 2026 e presentata come l’alternativa europea a Visa e Mastercard a partire dal 2027.

L’etichetta è comprensibile, perché sintetizza in quattro parole un’ambizione politica reale, ma descrive un punto d’arrivo, non ciò che Enp è oggi né ciò che sarà nei prossimi anni. E caricare il progetto di aspettative che non può soddisfare rischia di fargli più male che bene.

Cosa fa Enp?

Enp non emette carte e non crea un nuovo marchio. È una società partecipata in quote paritarie da cinque soggetti: l’italiana Bancomat, la spagnola Bizum, la portoghese SIBS con MB Way, la nordica Vipps MobilePay ed Epi Company, la società che gestisce il wallet Wero e dietro cui stanno BNP Paribas, Deutsche Bank, ING, Société Générale e molti altri grandi gruppi del continente. Il suo compito è costruire un hub tecnico che permetta a queste app, oggi usate da circa 130 milioni di persone in 13 Paesi, di scambiarsi pagamenti oltre confine.

Il modello è quello del bonifico istantaneo da conto a conto, con il denaro che passa direttamente dal conto di chi paga a quello di chi incassa, senza utilizzare l’infrastruttura dei circuiti internazionali delle carte. Ogni utente continuerà a usare la propria app, con il proprio marchio. A cambiare sarà la possibilità di raggiungere chi ne usa un’altra in un altro Paese.

Dal 2027 si partirà con i pagamenti tra privati, il classico invio di denaro a un amico o a un familiare all’estero e solo in una fase successiva, per la quale non è stata indicata una data, arriveranno gli acquisti online e i pagamenti in negozio.

Perché il paragone non regge. Almeno per ora

Il cuore del business di Visa e Mastercard non sta nei trasferimenti tra persone, ma nell’accettazione presso milioni di esercenti in tutto il mondo e nell’infrastruttura che consente di autorizzare, elaborare e regolare le transazioni con carta. Su entrambi i fronti, però, Enp nella prima fase non sarà ancora presente su scala commerciale.

Un italiano che manda cinquanta euro a un amico a Madrid potrà farlo dalla sua app senza passare da un circuito americano, e può già farlo oggi grazie all’interoperabilità tra BANCOMAT, Bizum e MB WAY, avviata nel 2025. Lo stesso italiano che paga la cena in un ristorante di Berlino, l’albergo a Lisbona o un acquisto su un sito francese continuerà a tirare fuori la carta, con ogni probabilità una carta Visa o Mastercard. E fuori dall’Europa, ovviamente, non ci saranno alternative.

I dati della Bce dicono quanto sia grande il terreno da recuperare. Secondo l’ultimo rapporto sui pagamenti non in contanti, nel 2022 i circuiti internazionali gestivano circa il 61% dei pagamenti con carta nell’area euro, e in 13 Paesi della moneta unica erano l’unica opzione disponibile a causa della mancanza di uno schema nazionale. Nell’Unione restano nove circuiti nazionali, ciascuno operativo in un solo Stato membro e, nella maggior parte dei casi, con quote di mercato domestiche in calo.

Detto questo, è il tentativo più serio finora

Sarebbe però ingeneroso liquidare Enp come l’ennesimo annuncio destinato a evaporare perché, rispetto ai fallimenti del passato, ha una marcia in più. Anzi, due.

Perché non parte da zero. Monnet e il primo Epi chiedevano a banche, esercenti e consumatori di adottare qualcosa di nuovo, ma Enp collega sistemi che milioni di persone usano già ogni giorno: Bizum in Spagna ha più di 30 milioni di utenti, Bancomat in Italia gestisce oltre 2,7 miliardi di transazioni l’anno. Non serve quindi chiedere ai consumatori di abbandonare le soluzioni che già utilizzano.

E perché i potenziali concorrenti hanno scelto di allearsi. Fino a pochi mesi fa l’alleanza EuroPA, guidata da Bancomat, Bizum e SIBS, e il progetto Wero delle grandi banche franco-tedesche sembravano destinati a farsi la guerra. Il memorandum di febbraio 2026 e la nascita di Enp chiudono quella partita. E ad aprile un test tra Bancomat, Epi e MB Way ha mostrato che pagare in negozio all’estero con la propria app, tramite QR code, funziona dal punto di vista tecnico.

La partita si gioca nei negozi e sulle commissioni

Il vero esame non sarà nel 2027. Sarà il giorno in cui un commerciante di Bologna potrà incassare da un turista olandese senza passare da un circuito internazionale, e a quali condizioni. Le commissioni dovranno essere abbastanza basse da convincere gli esercenti ad attivare un nuovo canale, ma sufficienti a remunerare banche e operatori che dovranno investire. Su questo, per ora, non c’è una cifra.

C’è poi la questione della governance, considerando che cinque soci con quote uguali, interessi nazionali diversi e storie industriali molto lontane dovranno decidere insieme ogni passo, dallo sviluppo tecnico alle nuove funzioni, fino all’ingresso di altri sistemi. È un assetto che garantisce equilibrio, è vero, ma raramente velocità.

E infine, ça va sans dire, c’è la politica. Enp nasce mentre l’euro digitale avanza a fatica, con il Parlamento europeo che ha dato il via ai negoziati solo a luglio e la Bce punta a un’emissione non prima del 2029. Nel dibattito sul futuro dei pagamenti c’è anche chi vede nella rete privata un possibile argomento per ridimensionare la moneta digitale pubblica e, se Enp diventasse soprattutto uno strumento di questa contesa, perderebbe di vista l’obiettivo che dichiara.