Cosa devi assolutamente sapere per evitare costi aggiuntivi sui tuoi pagamenti fuori dall’area euro.
Viaggiare fuori dall’area euro è diventato più semplice che mai e, in alcuni casi, anche più conveniente.
A rendere i viaggi ancora più snelli troviamo la possibilità di pagare con le carte o i wallet digitali in qualsiasi valuta estera senza preoccuparsi di cambiare il denaro o girare con troppi contanti nel portafoglio. Questo gesto, ormai automatico per milioni di viaggiatori, nasconde tuttavia una serie di commissioni spesso poco visibili, che rischiano di incidere in modo significativo sul budget di una vacanza.
Ogni volta che si paga con una valuta diversa dall’euro, il prezzo finale non è mai un dato unico e trasparente, ma il risultato di una serie di passaggi che lo trasformano progressivamente lungo il circuito dei pagamenti. Sul prezzo gravano le commissioni previste dalla banca e, in alcuni casi, costi nascosti che diventano visibili solo una volta che l’operazione viene addebitata sul conto.
Come funzionano i pagamenti fuori euro?
Fino a qualche anno fa, prima di partire per un viaggio fuori dall’area euro era comune doversi rivolgere alla propria banca per ottenere una somma in valuta locale, oppure convertire le proprie banconote direttamente in loco. La possibilità di utilizzare carte di pagamento e wallet digitali elimina del tutto questi passaggi; tuttavia la comodità ha un prezzo.
Quando utilizziamo una carta in un Paese extra euro, la transazione non viene semplicemente convertita in automatico da euro a valuta locale, in quanto l’operazione passa attraverso una catena di soggetti che incidono fortemente sul costo finale:
- il pagamento viene effettuato nella valuta locale;
- il circuito internazionale converte l’importo in euro;
- la banca applica eventuali commissioni aggiuntive;
- l’importo finale viene addebitato sul conto.
Inoltre, va precisato che il tasso di cambio applicato non è quello ufficiale BCE, ma quello dei circuiti internazionali che a sua volta nasconde una piccola maggiorazione già incorporata nel cambio, che rende ogni operazione leggermente più costosa.
Le principali commissioni invisibili
Come abbiamo visto, l’importo finale addebitato sul conto dopo un pagamento con carta fuori dall’eurozona è il frutto di una serie di operazioni. Principalmente a incidere sulle spese all’estero sono tre fattori. Al primo posto troviamo la commissione per operazione in valuta estera, che si attesta generalmente tra l’1% e il 3% dell’importo speso. Questa commissione viene applicata direttamente dall’istituto bancario o dall’emittente della carta.
Segue poi lo spread sul cambio valuta, ovvero la differenza tra il tasso reale di mercato e quello che viene applicato al cliente. Si tratta di un costo che non viene sempre indicato in modo esplicito e può variare sensibilmente tra istituti tradizionali e fintech.
Il terzo fattore riguarda i prelievi agli ATM, spesso più onerosi all’estero rispetto che agli sportelli in Italia. Le banche possono infatti applicare oltre alla commissione percentuale una quota fissa per ogni operazione.
Il rischio della “dynamic currency conversion”
I viaggiatori abituali hanno da tempo imparato a evitare un errore decisamente oneroso: la conversione immediata in euro proposta da POS o ATM, nota come Dynamic Currency Conversion (DCC). Questa opzione consente di visualizzare l’importo direttamente in euro, dando così l’illusione di una maggiore trasparenza.
Con la DCC, il cliente visualizza l’importo in euro, ma il tasso di cambio applicato non è quello dei circuiti internazionali, bensì uno fissato dall’esercente o dall’intermediario del servizio. Nella maggior parte dei casi, questo tasso è meno favorevole e viene maggiorato da un ulteriore ricarico. Per tale ragione, è preferibile scegliere di pagare direttamente nella valuta locale, rifiutando la conversione immediata in euro.
I costi secondari spesso ignorati
Commissioni e tassi di cambio sono solo la punta dell’iceberg, spesso dietro il totale della spesa si nascondono dei costi secondari che è bene non sottovalutare.
Pensiamo, per esempio, alle pre-autorizzazioni, spesso richieste in caso di noleggio di un veicolo, che possono bloccare temporaneamente somme superiori a quelle effettivamente spese, riducendo la disponibilità del plafond o del saldo. Non meno rilevante è la possibile variazione tra il tasso di cambio applicato al momento dell’autorizzazione di un pagamento e quello definitivo all’addebito (che avviene di norma pochi giorni dopo). Le variazioni sono spesso minime sulla singola operazione, ma possono accumularsi nel tempo.
Come ridurre davvero le spese
Come abbiamo visto, la spesa finale sulle transazioni fuori dall’eurozona dipende da una serie di fattori concomitanti. Allo stesso modo, ridurre le spese all’estero è possibile solo mettendo in pratica una serie di scelte coerenti che, sommate tra di loro, possono incidere in maniera significativa sul costo finale del viaggio.
Prima di una vacanza o una trasferta fuori dall’area euro è bene assicurarsi di aver scelto la carta di debito o di credito più conveniente per le proprie esigenze all’estero. Attualmente il mercato è sempre più competitivo e molte fintech offrono piani che azzerano le commissioni o presentano condizioni trasparenti con costi chiaramente indicati. Una volta assicurata la carta con il piano migliore, è necessario privilegiare i pagamenti elettronici nella valuta locale e, a meno di avere un piano vantaggioso, limitare i prelievi agli sportelli automatici, soprattutto quando sono frequenti e di piccolo importo.
Avere piena consapevolezza delle proprie finanze all’estero è fondamentale, per questo motivo oltre a ridurre le commissioni è necessario saperle riconoscere, così da avere contezza del loro impatto sul budget del viaggio.
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