Come non pagare la Tari sul posto auto scoperto, la guida

Patrizia Del Pidio

8 Luglio 2026 - 10:19

Posto auto scoperto senza luce né acqua: la Tari si paga lo stesso? Per la Corte di Cassazione la burocrazia vince sui fatti: ecco come evitare la beffa.

Come non pagare la Tari sul posto auto scoperto, la guida

Si rischia di pagare la Tari anche sul posto auto scoperto privo di allacci di luce e acqua. Chi ha un posto auto scoperto in un cortile condominiale potrebbe non essere al sicuro dalla tassa sui rifiuti e il Comune potrebbe chiedere di pagarla anche su quell’area. La sentenza della Corte di Cassazione 15051 del 2026, infatti, stabilisce che per la Tari non conta la realtà dei fatti, ma la forma. Questo significa che la tassa va pagata sulla potenzialità di un’area di produrre rifiuti e non sul fatto che questi vengano realmente prodotti.

Il principio della Tari

Di fatto i Comuni possono applicare la Tari su tutte le superfici calpestabili, anche su garage, cantine, solai e posti auto scoperti. E la Tari può essere applicata anche se queste aree sono prive di utenze di luce e acqua.

Per i proprietari, però, la legge prevede una scappatoia: se un’area per la sua struttura non può produrre rifiuti si ha il diritto di non pagare la Tari. Ma ci sono specifiche condizioni.

L’esenzione dalla Tari non è automatica

Per avere diritto a non pagare la Tari sulle aree che non producono rifiuti è necessario presentare una dichiarazione di esenzione al Comune. Questo si evince dalla sentenza della Suprema Corte che riguarda la vicenda di un proprietario di un posto auto scoperto privo di utenze. Il contribuente, in un primo momento, aveva vinto il ricorso contro il Comune dimostrando che in quello spazio non venivano generati rifiuti.

Giunta in Cassazione, però, la sentenza è stata ribaltata: la tassa è dovuta anche se l’area non produce rifiuti perché il cittadino non ha presentato la dichiarazione di esenzione al Comune.

I Supremi giudici sottolineano, quindi, che anche se il cittadino ha diritto di non pagare, questo diritto non è riconosciuto se non espressamente richiesto.

Il contrasto con l’Imu

La decisione della Cassazione per la questione che verte sulla Tari è in netto contrasto con quanto stabilito dalla stessa Corte per l’Imu. Per l’imposta sulle case, infatti, contano soltanto i fatti e se una casa diventa alloggio sociale, per esempio, non serve presentare la dichiarazione Imu per avere diritto all’agevolazione. Sulla Tari, invece, vale il contrario e a contare più che i fatti è la burocrazia.

Esempi concreti sull’esenzione Tari

Per comprendere meglio l’impatto della sentenza sui pagamenti della Tari, facciamo qualche esempio pratico.
Un cittadino possiede un posto auto scoperto e non ha mai inviato alcuna comunicazione al Comune. Il Comune potrebbe chiedergli in qualsiasi momento gli arretrati Tari e senza una dichiarazione preventiva non c’è modo di non pagare. Se si presenta al Comune la dichiarazione con la quale si evidenzia che l’area non è atta a produrre rifiuti si è esentati dal pagamento.

Allo stesso modo se si possiede una casa completamente vuota, senza mobilia, senza allacci per luce e gas c’è il diritto all’esenzione dal pagamento della Tari, ma se non si presenta la dichiarazione al Comune la tassa viene richiesta in automatico.