Come avere il giusto mantenimento se l’ex coniuge lavora in nero

Ilena D’Errico

17 Luglio 2026 - 02:33

Se l’ex coniuge lavora in nero l’assegno di mantenimento deve tenerne conto, con aumenti o diminuzioni a seconda che si tratti dell’obbligato o del beneficiario.

Come avere il giusto mantenimento se l’ex coniuge lavora in nero

Se l’assegno di mantenimento non viene pattuito di comune accordo tra le parti è il giudice a quantificarlo, in base alle necessità e alle possibilità economiche di entrambi. Ovviamente, a rilevare sono i redditi dichiarati di entrambi i coniugi, che come sappiamo non sempre coincidono con la realtà. Chi lavora in nero, talvolta appositamente per pagare un assegno minore o riceverne uno più cospicuo, ha guadagni ignorati durante la causa. È però un problema risolvibile, perché sia durante il procedimento che in una fase successiva (chiedendo la revisione del mantenimento) è possibile contestare il lavoro in nero dell’ex coniuge. Ciò riguarda ovviamente entrambe le parti, parimenti intaccabili dai redditi non dichiarati dall’altro. Il lavoro nero incide inoltre anche sull’assegno di mantenimento spettante ai figli, sia quando riguarda il genitore che paga l’assegno sia quando riguarda il collocatario.

Il beneficiario dell’assegno di mantenimento ha infatti diritto a un contributo equo, giusto, ponderato rispetto a tutte le circostanze rilevanti. Se guadagna più di quanto ammette potrebbe subire una riduzione, come avrebbe diritto a un aumento nel caso opposto. Ma conoscere i propri diritti non basta, come non è sufficiente limitarsi ad accusare l’ex moglie o l’ex marito di lavorare in nero. Per ottenere davvero una modifica o la considerazione di tali aspetti bisogna infatti provare la propria tesi. Se il lavoro nero esisteva già durante la determinazione dell’assegno di cui si chiede la revisione, però, la modifica è possibile soltanto quando non era rilevabile dal beneficiario.

Ecco come fare secondo la giurisprudenza.

Come avere il giusto mantenimento se l’ex coniuge lavora in nero

Chi sospetta che l’ex coniuge sta lavorando in nero spesso se ne accorge perché osserva uno stile di vita incompatibile con quello dichiarato o comunque conosciuto. L’auto guidata dall’ex, le vacanze e i viaggi, eventi mondani, abbigliamento, gioielli e proprietà immobiliari sono tutti aspetti che possono mal conciliarsi con i guadagni previsti, ma lo stesso vale per regali insolitamente costosi ai figli per esempio. Quando si osservano abitudini incompatibili con il tenore di vita presentato dalle carte è possibile conservarne la documentazione, quando disponibile (come le pubblicazioni sui social network, ad esempio), e contestarlo in tribunale.

Se l’effettivo tenore di vita dell’ex coniuge appare superiore alle possibilità apparenti, senza spiegazioni valide, il giudice potrebbe presumere la sussistenza di redditi in nero o comunque forme di integrazione delle possibilità economiche. Affinché ciò sia sufficiente in genere servono prove inconfutabili ed evidenti, come il tipico caso delle auto di lusso. Quando ciò riguarda il soggetto obbligato al mantenimento, inoltre, è bene ricordare che l’eventuale attribuzione di tale tenore a persone terze (un nuovo partner sentimentale ad esempio) non esclude gli aumenti dell’assegno.

Per quanto nessun altro oltre all’ex coniuge/genitore sia tenuto al mantenimento, infatti, se l’obbligato gode di un tenore di vita elevato grazie ad altri può fare più libero affidamento sui propri guadagni e rispettare obblighi più consistenti. La giurisprudenza lo ha stabilito ormai in svariate occasioni, anche se ovviamente ogni caso deve essere valutato in modo specifico. Anche quando è il beneficiario a godere di questi aiuti è possibile una riduzione del mantenimento, ma in genere è completamente revocato, anche perché spesso deriva da una nuova convivenza stabile.

Per raccogliere maggiori prove è inoltre possibile ricorrere a un investigatore privato, assicurandosi che si tratti di un professionista legittimo che opera nel rispetto della legge. È poi opportuno ricordare che in caso di sospetti fondati è possibile richiedere al tribunale la disposizione di indagini da parte della Guardia di Finanza (insieme agli accertamenti fiscali del caso) per avere contezza della situazione reddituale dell’ex in modo ancora più preciso e sicuro.

Naturalmente, bisognerà farsi assistere in modo scrupoloso da un avvocato, che potrà consigliare la maniera migliore di agire a seconda del caso ed eventualmente richiedere l’accesso a specifiche banche dati per prove più rilevanti. Se la variazione è richiesta dal genitore non collocatario, inoltre, assume rilevanza anche il tenore di vita dei figli, soprattutto quando maggiorenni.