Niente mantenimento al coniuge che usa i siti di incontri, è assente o spende tutto per gli hobby, o rifiuta di trasferirsi con l’altro. In questi casi è previsto l’addebito della separazione.
L’assegno di mantenimento spetta al coniuge che dopo la separazione risulta economicamente più debole, idealmente per permettergli di continuare a godere dello stesso tenore di vita del matrimonio. Il mantenimento, però, non è sempre dovuto in ogni separazione. Servono alcuni requisiti oltre alla semplice disparità economica e, indipendentemente da tutto, non ha diritto all’assegno il coniuge che riceve l’addebito della separazione.
Chi viene giudicato responsabile della fine del matrimonio non può ricevere l’assegno perché violando i doveri coniugali ha messo fine anche all’obbligo di solidarietà su cui si basa il mantenimento. In questi casi, infatti, la rottura del rapporto è attribuita a colpe specifiche imputabili al marito o alla moglie e non a un semplice cambiamento dei sentimenti e del progetto di vita. A tal fine deve però sussistere un nesso causale dimostrabile. Se la separazione avviene vent’anni dopo un tradimento, per esempio, sarà difficilmente addebitabile visto il tempo trascorso e la presunta riconciliazione. Allo stesso modo non riceve l’addebito il coniuge che lascia la casa familiare proprio a causa della crisi matrimoniale preesistente. La giurisprudenza è ricca di esempi sul tema, di seguito vediamo quelli utili per mettere un punto a dubbi diffusi.
Uso di siti e app di incontri
Al giorno d’oggi questo è un tema scottante per molte coppie e frequentemente sottovalutato. Eppure la Cassazione ha chiarito in più occasioni che l’uso di siti e app di incontri è una valida causa di addebito della separazione. Non è rilevante se vi siano stati degli incontri personali o delle interazioni particolari, ma è sufficiente l’intenzione del coniuge se tale da compromettere irreparabilmente la fiducia. Naturalmente ai fini dell’addebito è necessario che questa sia la causa della fine del matrimonio e non una conseguenza della crisi già presente. Dimostrarlo è relativamente facile, ad esempio con abbonamenti pagati dal conto in comune e screenshot, ma attenzione a non spiare il cellulare del coniuge: è reato anche se è tuo marito o tua moglie.
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Rifiuto di trasferirsi con il coniuge
Un’altra causa tristemente frequente di rottura matrimoniale è legata al trasferimento che coinvolge soltanto un membro della coppia. Proseguire una relazione a distanza, tanto più un matrimonio, è molto difficile e diventa impossibile se la scelta non viene assunta di comune accordo. Questo non giustifica l’addebito della separazione finché vi sono delle motivazioni valide per entrambi. Ad esempio, uno dei due deve trasferirsi per lavoro e l’altro è unico caregiver dei genitori malati che non possono trasferirsi prontamente.
Quando però il trasferimento è dovuto o comunque strettamente negli interessi di un coniuge e l’altro rifiuta di seguirlo senza validi motivi è configurabile l’addebito e con esso la negazione del mantenimento. La legge prevede infatti che marito e moglie condividano la residenza e di fatto neanche gli accordi possono derogare agli obblighi che fondano il matrimonio. Bisogna quindi valutare caso per caso il comportamento di entrambi per valutare il legame affettivo e le ragioni della crisi. Dimostrare pazienza e tolleranza non vuol dire accettare il rifiuto, ma significa soltanto che il legame tra i due è ancora forte.
D’altra parte, se la violazione si protrae a lungo e il coniuge che la subisce non presenta rimostranze, ma anzi dimostra accettazione e perdono, si potrebbe imputare la fine del matrimonio a cause differenti. In ogni caso, per il trasferimento obbligato o necessario (non una scelta unidirezionale) valgono le regole dell’allontanamento dal tetto coniugale. Sono dunque ammesse solo ragioni professionali o sanitarie importanti e documentate.
Troppi hobby
Mantenere i propri interessi personali e degli spazi individuali è un diritto imprescindibile di ogni persona e di certo non viene meno con il matrimonio. Anzi, in un rapporto sano basato su amore e rispetto reciproci i coniugi dovrebbero incoraggiarsi a vicenda a non trascurare passioni e momenti di svago. In tutto però serve equilibrio. Il coniuge che sistematicamente si assenta o comunque trascura i doveri matrimoniali per dedicarsi a hobby e passatempi può ricevere l’addebito della separazione.
Nel matrimonio esistono obblighi di assistenza materiale e morale reciproca che non devono annullare l’identità personale, ma neanche essere completamente ignorati per motivi futili. Il concetto è molto ampio, riguardando la presenza e la partecipazione alla vita familiare in modo affettivo e anche pratico, eventualmente economico. Spendere tutto lo stipendio per uno sport costoso senza preoccuparsi delle bollette, per esempio, è una violazione dei doveri reciproci.