Una class action composta da genitori italiani accusa Meta e TikTok in un tribunale di Milano. Ecco che cosa potrebbe succedere per le due piattaforme.
Meta e TikTok potenzialmente nei guai. Lo scorso giovedì 14 maggio, un’associazione composta da genitori italiani e da diverse famiglie si è confrontata in un tribunale di Milano nella prima udienza di una causa legale che si è posta come obiettivo quello di limitare l’accesso dei minori alle piattaforme social.
Il tutto riguarda un’azione collettiva di ingiunzione promossa da MOIGE, un movimento di genitori insieme a un gruppo di famiglie. La causa richiede nello specifico di obbligare le piattaforme ad adottare sistemi di verifica dell’età più rigorosi per gli utenti di età inferiore ai 14 anni.
La class action contro TikTok e Meta
Il MOIGE si è presentato davanti al tribunale di Milano con una volontà chiara: voler proteggere i circa 3,5 milioni di bambini italiani di età compresa tra i 7 e i 14 anni che sono illegalmente attivi sulle piattaforme di social media. L’obiettivo è indurre le aziende ad aggiungere sistemi di verifica più sicuri e a rimuovere gli algoritmi potenzialmente manipolativi.
Si chiede inoltre l’aggiunta di una scheda informativa più trasparente relativa ai possibili danni derivanti da un uso eccessivo dei social network. Non si è fatta attendere la risposta delle due parti accusate. TikTok ha dichiarato che il contenzioso è in corso e che già oggi vengono applicate in maniera rigorosa le Linee guida della community. Tanto che il 99% dei contenuti dannosi vengono rimossi proattivamente.
Meta ha invece affermato di essere a conoscenza delle preoccupazioni dei genitori di tutto il mondo, motivo per cui vengono costantemente applicate modifiche per contribuire alla protezione dei minori.
Cosa succederà ora
All’interno della sua dichiarazione, il MOIGE ha spiegato che gli avvocati di TikTok e di Meta hanno sollevato alcuni dubbi preliminari, contestando nello specifico la competenza e la giurisdizione dei tribunali italiani a pronunciarsi sulla loro condotta.
Di risposta, il MOIGE sostiene che i tribunali hanno piena giurisdizione, esortandoli a garantire un procedimento rapido. Si prevede che il tribunale fissi un calendario per le udienze successive in temi celeri.
Intanto, anche l’Europa si è espressa sul tema. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha affermato che l’esecutivo UE intende contrastare le pratiche che creano dipendenza da social adottate dalle principali aziende del settore.
Oltre a questa class action, da tempo anche altri Paesi si sono mossi in questa direzione. Basti pensare all’Australia, alla Francia e alla Grecia, ma anche e soprattutto alla Spagna che lo scorso febbraio ha comunicato l’intenzione di vietare l’uso dei social media agli adolescenti.
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