Ora è la Cina a criticare gli USA sulle proteste: le accuse a Trump

Lo scontro USA-Cina continua a suon di provocazioni, accuse e critiche dirette. Questa volta è Pechino a scagliarsi con Washington: nel mirino le violente proteste scoppiate negli Stati Uniti, che Trump non sembra riuscire a domare

Ora è la Cina a criticare gli USA sulle proteste: le accuse a Trump

Ore difficili per Donald Trump. I suoi fronti aperti sono diversi e tutti scottanti: crisi con la Cina, rivolte antirazziste violente interne, emergenza sanitaria per l’epidemia.

Gli Stati Uniti si sono ritrovati nel mezzo di un vero caos senza precedenti, soprattutto a seguito della rabbia sociale esplosa in modo assolutamente imprevisto, drammatico e irrefrenabile dopo la morte dell’afroamericano Georges Floyd bloccato dalla polizia.

Con le città prese d’assalto e l’imposizione del coprifuoco, la potenza americana sta vivendo uno dei suoi periodi più bui. Nel quale, non ha esitato a inserirsi la Cina, desiderosa di riscatto dopo le ultime mosse di Trump sulla vicenda Hong Kong.

Provocazioni e accuse non si sono fatte attendere: ecco come ha commentato - al veleno - Pechino le terribili scene di guerriglia urbana statunitense. E perché ha accusato il presidente USA di ipocrisia.

La Cina contro l’ipocrisia di Trump

Era finora emerso come paladino dei diritti umani, delle libertà, della democrazia dei cittadini di Hongk Kong Donald Trump. Dinanzi alla violenta reazione contro i manifestanti nell’ex colonia britannica, il presidente USA aveva gridato il suo sdegno contro l’oppressione cinese.

Dopo giorni di scene caotiche negli Stati Uniti, la Cina ha subito approfittato per criticare il Governo americano.

Lunedì 1 giugno, durante una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri, Lijian Zhao, ha esortato gli Stati Uniti a eliminare la discriminazione razziale e a proteggere i diritti legali delle minoranze.

Il riferimento diretto è a quanto sta accadendo in diverse città statunitensi, saccheggiate dalle rivolte degli afroamericani, le sui proteste sono respinte con la forza.

Il messaggio di Trump, infatti, è stato all’insegna della più severa repressione. E questo non è sfuggito alla nemica Cina.

Zhao ha apertamente dichiarato: “La morte di George Floyd riflette la gravità della discriminazione razziale e della brutalità della polizia negli Stati Uniti.

Ha sottolineato, inoltre, commenti provenienti da altre parti del mondo, come quello del rappresentante russo presso le Nazioni Unite: “Perché gli Stati Uniti negano il diritto della Cina a ristabilire la pace e l’ordine a Hong Kong mentre disperdono brutalmente la folla a casa loro?”

Un nuovo elemento di guerra tra le due potenze rivali, quindi, questo delle proteste. L’invito provocatorio verso Trump che arriva dalla Cina è stato il seguente:

“Signor Presidente, non nasconderti dietro i servizi segreti. Vai a parlare seriamente con i manifestanti. Negoziare con loro, proprio come hai esortato Pechino a parlare con i rivoltosi di Hong Kong”

La sfida è davvero tutta aperta e dagli esiti imprevedibili.

Escalation vicina tra Cina e USA?

Le due potenze sono ai ferri corti. I rapporti non sono stati mai così tesi dall’inizio dell’anno, quando la firma di un primo accordo tariffario sembrava avesse inaugurato una nuova era.

Poi, con la pandemia, tutto è cambiato. Donald Trump, alla ricerca di motivi sui cui fondare l’aggravarsi dell’emergenza negli USA, ha iniziato la sua campagna feroce contro Pechino, accusandola di aver diffuso il virus nel mondo per gravissime negligenze.

Ora che le nazioni sono alle prese con difficili situazioni interne, non stanno affatto rinunciando alla polemica e alla guerra tra loro. Le vicende di Hong Kong e Taiwan per la Cina e le proteste violente degli afroamericani per gli USA potrebbero accelerare l’escalation, invece che smorzare la tensione.

Si attendono settimane infuocate per gli Stati Uniti, la Cina e le diplomazie.

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