Cosa succede se due o più lavoratori vogliono andare in ferie nello stesso periodo? Ecco su quali criteri di precedenza si può basare la decisione dell’azienda.
Ogni anno la pianificazione delle ferie aziendali richiede, soprattutto per i datori di lavoro, uno sforzo organizzativo non indifferente. Non sempre, infatti, è possibile accogliere tutte le richieste così come vengono presentate, specialmente quando più lavoratori chiedono di assentarsi nello stesso periodo. È in questi casi che possono nascere tensioni tra colleghi, con l’azienda chiamata inevitabilmente a fare una scelta, scontentando qualcuno.
Da qui una domanda ricorrente: esistono lavoratori che hanno la precedenza nella scelta delle ferie? In altre parole, ci sono dipendenti che possono programmare prima degli altri il periodo di vacanza?
Va chiarito subito che la legge non riconosce, in via generale, un diritto automatico di precedenza nella fruizione delle ferie. Ed è proprio questa assenza di una regola valida per tutti che spesso alimenta discussioni e conflitti in azienda.
Ciò non significa, però, che il datore di lavoro possa decidere in modo del tutto arbitrario. In molti casi, infatti, sono i contratti collettivi nazionali, oppure più frequentemente la contrattazione aziendale o territoriale, a individuare criteri utili per organizzare i turni di ferie.
Tra questi possono rientrare, ad esempio, la presenza di figli in età scolare, particolari esigenze familiari, oppure la necessità di assistere un familiare con disabilità, come nel caso dei lavoratori che usufruiscono dei permessi riconosciuti dalla legge 104.
In assenza di una disciplina specifica, la scelta resta comunque affidata al datore di lavoro, che deve bilanciare le esigenze produttive e organizzative dell’azienda con gli interessi dei lavoratori, evitando ovviamente discriminazioni e adottando criteri il più possibile trasparenti e ragionevoli.
Quali lavoratori hanno la precedenza nelle ferie
Come anticipato, non esiste un diritto assoluto alla precedenza nella scelta delle ferie. Nella maggior parte dei casi, quindi, è il buon senso a dover guidare l’organizzazione aziendale, con il datore di lavoro chiamato a individuare criteri equilibrati e trasparenti.
Ad esempio, l’azienda potrebbe tenere conto di chi ha già usufruito delle ferie nello stesso periodo l’anno precedente, così da favorire, a rotazione, anche gli altri lavoratori. Allo stesso modo, può essere considerato il momento in cui è stata presentata la richiesta, dando priorità a chi si è mosso con maggiore preavviso.
Anche tra colleghi dovrebbe esserci un’organizzazione preventiva, utile a evitare sovrapposizioni e conflitti. Resta fermo, però, che l’ultima parola spetta sempre al datore di lavoro, chiamato a conciliare il diritto alle ferie con le esigenze organizzative e produttive dell’azienda.
Le ferie, infatti, sono certamente un diritto irrinunciabile del lavoratore, ma la loro collocazione nel calendario non dipende soltanto dalla volontà del dipendente. La normativa riconosce al datore di lavoro un ampio margine di discrezionalità nella programmazione, purché questa avvenga nel rispetto della normativa vigente.
In assenza di una disciplina specifica, è quindi il datore di lavoro a dover predisporre il piano ferie. Non esistono obblighi particolari, salvo quelli eventualmente previsti dalla contrattazione aziendale o territoriale. Più raramente, invece, i criteri di precedenza sono disciplinati direttamente dai Ccnl.
Quali sono i criteri più comuni per la precedenza nel godimento delle ferie
In generale, quando si stabilisce chi ha la precedenza nelle ferie, possono essere presi in considerazione alcuni criteri ricorrenti:
- Condizione familiare o personale: La precedenza può essere riconosciuta, ad esempio, ai lavoratori con figli minori, soprattutto quando le ferie vengono richieste in coincidenza con la chiusura delle scuole. Allo stesso modo, possono essere favoriti i lavoratori con disabilità o coloro che assistono familiari disabili, rientrando nelle tutele previste dalla legge 104. Anche la presenza di gravi motivi familiari può giustificare una priorità nella scelta del periodo di ferie. In alcuni casi, può rilevare anche l’anzianità di servizio.
- Turnazione tra i lavoratori: Alcune aziende adottano regolamenti interni che prevedono una rotazione su più anni, soprattutto per i periodi più richiesti, come agosto, Natale o le festività. In questo modo, chi ha già usufruito delle ferie a Ferragosto in un determinato anno potrebbe dover lasciare spazio ad altri colleghi l’anno successivo.
- Preavviso nella richiesta: Un ulteriore criterio può essere quello dell’ordine di presentazione delle domande. Chi richiede le ferie con maggiore anticipo può essere favorito rispetto a chi presenta la domanda più tardi, sempre che ciò sia compatibile con le esigenze aziendali.
Questi criteri, tuttavia, non attribuiscono automaticamente un diritto alla precedenza, salvo il caso in cui siano previsti da accordi aziendali o da regolamenti interni. Servono piuttosto a orientare la decisione del datore di lavoro, che deve evitare scelte arbitrarie e garantire una gestione delle ferie il più possibile equa.
Precedenza a chi ha ferie da smaltire
Un altro criterio che può incidere sulla programmazione delle ferie riguarda la presenza di ferie residue ancora da smaltire.
Va ricordato, infatti, che la normativa stabilisce termini precisi entro cui le ferie maturate dal lavoratore devono essere effettivamente godute. In caso contrario, il datore di lavoro rischia l’applicazione di sanzioni.
Nel dettaglio, delle 4 settimane minime di ferie maturate ogni anno, almeno 2 devono essere fruite nel corso dell’anno di maturazione. Le altre 2, invece, possono essere godute entro i 18 mesi successivi al termine dell’anno in cui sono state maturate, salvo termini più ampi eventualmente previsti dalla contrattazione collettiva.
Ad esempio, entro il 30 giugno 2026 devono essere godute le ferie residue maturate nel 2024.
Per questo motivo chi ha molte ferie da smaltire potrebbe essere favorito nella programmazione, soprattutto quando il mancato godimento rischia di far scadere i termini previsti dalla normativa.