Luigi Gasperin è stato liberato dopo 5 mesi di prigionia in Venezuela. Ecco un quadro della sua storia personale e imprenditoriale, dalle origini fino all’arresto e la prigionia a Caracas.
Luigi Gasperin è finalmente libero dopo 5 mesi di prigionia. A renderlo noto è stato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani in un post su X, pubblicato nella notte del 15 gennaio:
“Anche Luigi Gasperin è libero. Ora è nella sede della nostra ambasciata a Caracas. Nei giorni scorsi avevamo ottenuto l’ordine di scarcerazione. Stanotte è uscito dal carcere”.
La notizia è stata poi confermata dalla Farnesina, che ha fornito informazioni sullo stato di salute dell’imprenditore lombardo, apparso “provato, ma in condizioni stabili”.
Ma a differenza di Alberto Trentin e Mario Burlò, i primi due prigionieri italiani liberati dalle carceri venezuelane negli scorsi giorni, Gasperin ha deciso di non essere rimpatriato. Nonostante tutto, come comunicato dal Ministero degli Affari Esteri, è infatti intenzionato a rimanere in Venezuela: “Ha già fatto sapere di voler rimanere in Venezuela e tornare a Maturín, la città dove ha costruito la sua carriera”.
Ma chi è Luigi Gasperin? Di seguito, un ritratto del suo percorso imprenditoriale, dalle origini fino alla prigionia in Sud America.
#Venezuela Anche Luigi Gasperin è libero. Ora è nella sede della nostra ambasciata a #Caracas. Nei giorni scorsi avevamo ottenuto l’ordine di scarcerazione. Stanotte è uscito dal carcere. pic.twitter.com/GQMljfWj53
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) January 15, 2026
Le origini e gli affari in Venezuela
Gasperin, 77 anni, è originario della provincia di Bergamo e si è poi trasferito a Tortona (Alessandria), dove vivono tuttora la moglie, di origine venezuelana, e i figli Claudia e Marco. Dal 2003 l’imprenditore ha fatto spola tra l’Italia e il Sud America fino al trasferimento definitivo in Venezuela nel 2013.
Qui è diventato proprietario della Tecnica Petrolera Wlp, azienda attiva nel settore petrolifero che tra il 2000 e il 2024 ha ottenuto oltre 60 contratti con la compagnia statale Pdvsa e le sue controllate. La società si occupa principalmente della perforazione dei pozzi petroliferi, un’attività che, per la natura dei lavori, richiede l’impiego di esplosivi.
L’arresto e l’incarcerazione a Caracas
Tutto cambia il 9 agosto 2025, quando le autorità venezuelane irrompono nella sede della sua azienda a Maturín, nello stato di Monagas, per sequestrare proprio quei materiali esplosivi normalmente usati per la perforazione petrolifera. Gasperin viene arrestato con imputazioni generiche e fumose, che parlano di complotti e di presunti piani di destabilizzazione, senza che venga mai realmente delineato un capo d’accusa chiaro nei suoi confronti.
La figlia Claudia difende con forza il padre: “Mio padre non è un terrorista, non è un cospiratore, non è un traditore del Venezuela”, spiegando che quegli esplosivi erano strumenti di lavoro. “Ma è come se uno chef fosse un serial killer perché trovato con dei coltelli in cucina: loro usano queste bombe cave per spaccare le rocce e far venire fuori il giacimento”.
L’arresto dell’imprenditore sembra strumentalizzato per consentire al governo venezuelano, all’epoca sotto la dittatura di Nicolas Maduro, di esercitare un controllo diretto sull’azienda grazie alla nomina di un nuovo amministratore di facciata. Gasperin viene trattenuto in una casa circondariale a Prados del Este, a Caracas, senza sapere se e quando verrà liberato.
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Il golpe di Trump e la liberazione
In questo clima già delicato, l’intervento statunitense in Venezuela del 3 gennaio 2026 ha accelerato improvvisamente la scarcerazione di numerosi prigionieri stranieri.
Per Gasperin, la liberazione è arrivata dopo giorni di trattative diplomatiche tra Roma e Caracas, confermate ufficialmente dal Ministro Tajani:
“La decisione della liberazione di Gasperin era già stata presa, già da qualche giorno avevamo ottenuto la scelta da parte delle autorità venezuelane. Questa notte è stato liberato, hanno rispettato l’impegno”.
Nonostante la detenzione, l’imprenditore non ha mai pensato di abbandonare la sua azienda a Maturín, nello Stato di Monágas, come ribadito anche dalla figlia Claudia:
“Ero certa che non sarebbe venuto via. Stanotte ha detto ‘io devo andare dai miei ragazzi e fare tutto quello che devo’, perché ha un’azienda. Ha lavorato tutta la vita, quello è il suo lavoro. Ha fatto avanti indietro per un po’ di anni e poi ha preso la residenza là”.
Per Gasperin, oltre al sollievo personale, la scarcerazione rappresenta così il primo passo per il ritorno alla guida della sua impresa, un punto fermo in un Paese attraversato da instabilità politica.
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