Alberto Trentini è stato liberato: ma proprio per questo si ripropone il dubbio sul perché era stato arrestato. Stessa sorte per Mario Burlò, scarcerato dopo accuse mai formalizzate.
Alberto Trentini è libero dopo 423 giorni di detenzione in Venezuela.
Ma perché era stato arrestato? È questa la domanda che accompagna una vicenda durata oltre un anno, segnata da accuse mai formalizzate e da una lunga trattativa diplomatica portata avanti dal governo italiano con il massimo riserbo e accellerata con l’azione militare di Trump in Venezuela che ha portato alla fine del regime Maduro. Il cooperante veneziano era stato fermato il 15 novembre 2024 mentre si trovava nel Paese per una missione umanitaria, senza che le autorità venezuelane abbiano mai chiarito in modo circostanziato le ragioni della sua detenzione.
Insieme a lui è stato liberato anche Mario Burlò, imprenditore torinese arrestato in Venezuela e rimasto detenuto per circa un anno, anche in questo caso senza accuse ufficiali rese pubbliche.
Le accuse a carico di Trentini e Burlò sono rimaste nel tempo vaghe e generiche, contribuendo a rafforzare l’ipotesi di una detenzione utilizzata come strumento di pressione politica. Entrambi si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas, sono in buone condizioni e rientreranno nelle prossime ore in Italia, dopo una svolta diplomatica maturata nelle ultime settimane e favorita dal recente cambio di leadership in Venezuela.
Chi è Alberto Trentini e perché è stato arrestato
Alberto Trentini è un operatore umanitario italiano di 46 anni, originario del Lido di Venezia, con alle spalle una lunga carriera nella cooperazione internazionale. Laureato all’università Ca’ Foscari, negli anni ha lavorato in numerosi Paesi per organizzazioni umanitarie impegnate nell’assistenza alle popolazioni più fragili. Nel 2024 si trovava in Venezuela per conto della Ong Humanity and Inclusion, attiva nel supporto alle persone con disabilità.
Il 15 novembre 2024 Trentini viene fermato a un posto di blocco mentre si sposta da Caracas verso Guasdualito per una missione umanitaria. Da quel momento di lui si perdono le tracce per settimane. Inizia così una detenzione che durerà 423 giorni, in gran parte trascorsi nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, alle porte della capitale venezuelana.
Ed è qui che la vicenda assume contorni opachi. Le autorità venezuelane non hanno mai chiarito ufficialmente il motivo dell’arresto di Alberto Trentini, né formalizzato capi d’accusa a suo carico. Nel corso dei mesi sono circolate solo contestazioni generiche, mai accompagnate da atti giudiziari o prove documentate. Per lunghi periodi non sono stati consentiti contatti regolari con la famiglia e le informazioni sulla sua situazione sono arrivate in modo frammentario.
Pertanto, non è possibile rispondere in modo certo alla domanda sul perché Alberto Trentini sia stato arrestato. Tanto che l’assenza di accuse formalizzate e la natura del suo lavoro umanitario hanno portato il governo italiano e numerosi osservatori a parlare di detenzione arbitraria, inserita in un quadro più ampio di tensioni politiche e diplomatiche tra il Venezuela e i Paesi occidentali.
Chi è Mario Burlò e perché è stato arrestato
Per quanto Trentini abbia catturato l’attenzione mediatica, non è l’unico a essere stato liberato. Insieme a lui c’è Mario Burlò, imprenditore torinese di 52 anni, detenuto in Venezuela da oltre un anno in una vicenda rimasta a lungo avvolta dall’incertezza e dalla mancanza di informazioni ufficiali.
Burlò opera nel settore dell’outsourcing ed è alla guida di diverse società. Alle spalle ha anche un passato politico: negli anni Novanta è stato attivo nella Democrazia Cristiana piemontese e successivamente in Forza Italia, arrivando a sedere alla Camera dei Deputati. Nel corso degli anni il suo nome è comparso in diverse vicende giudiziarie in Italia, ma nel febbraio 2025 è stato assolto in Cassazione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
L’arresto di Mario Burlò risale a pochi giorni prima rispetto a Trentini, il 10 novembre 2024. L’imprenditore era in Venezuela per valutare nuove opportunità di business quando anche lui è stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas verso Guasdualito. Come per Trentini, le autorità venezuelane non hanno mai chiarito ufficialmente le ragioni della detenzione.
Per mesi non è stato possibile stabilire con certezza neppure dove fosse recluso, e solo in un secondo momento è emerso che si trovava nel carcere di El Rodeo I, lo stesso in cui era detenuto Trentini.
Le accuse a carico di Burlò non sono mai state formalizzate. Nel tempo sono emersi solo riferimenti generici, anche in questo caso legati a ipotesi di terrorismo, senza però che venissero prodotti atti giudiziari o contestazioni precise. Per gran parte della detenzione Burlò non è risultato imputato di alcun reato, elemento che ha spinto i suoi legali a parlare apertamente di detenzione arbitraria.
Non sappiamo, quindi, neppure perché Burlò era stato arrestato. Anche la sua vicenda si inserisce in un contesto politico e diplomatico complesso, nel quale la detenzione di cittadini stranieri è stata interpretata come uno strumento di pressione nei confronti dei governi occidentali.
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