Olindo Romano e Rosa Bazzi oggi. Ecco dove sono e cosa fanno

Alessandro Nuzzo

7 Aprile 2026 - 18:36

Dopo il no della Corte d’Appello di Brescia alla revisione della condanna, Olindo Romano e Rosa Bazzi continuano la loro vita in carcere da separati.

Olindo Romano e Rosa Bazzi oggi. Ecco dove sono e cosa fanno

La strage di Erba è uno dei casi di cronaca nera più mediatici mai avvenuti in Italia. A distanza di quasi vent’anni da quel tragico quadruplo delitto per cui sono stati condannati all’ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi, l’opinione pubblica continua a dividersi tra innocentisti e colpevolisti.

A riaccendere i riflettori su una vicenda sulla quale la giustizia sembrava aver messo un punto fermo, con la conferma dell’ergastolo in Cassazione per i due coniugi, è stata soprattutto la trasmissione Le Iene. Il programma ha analizzato nel dettaglio le prove che portarono alla condanna di Olindo e Rosa, ascoltando testimoni ed esperti scientifici e riportando elementi che, secondo alcuni, potrebbero rafforzare la tesi di un possibile errore giudiziario.

Uno degli elementi più discussi riguarda proprio le confessioni dei due imputati: dopo aver ammesso le proprie responsabilità durante gli interrogatori, i coniugi hanno successivamente ritrattato tutto, dichiarandosi innocenti. Proprio i dubbi sollevati da questa ricostruzione hanno spinto l’ex magistrato Cuno Tarfusser a presentare un’istanza di revisione del processo alla Corte d’Appello di Brescia.

Il procedimento ha avuto una grande eco mediatica, ma alla fine i giudici hanno deciso di dichiarare l’istanza inammissibile, confermando di fatto la condanna all’ergastolo per Romano e Bazzi e chiudendo la strada a un nuovo processo.

Nei giorni scorsi lo stesso Tarfusser ha presentato un esposto-denuncia sull’operato dei giudici della Corte d’Appello di Brescia e della Cassazione che hanno respinto la richiesta di revisione e il successivo ricorso. L’ex magistrato sostiene che ai coniugi sarebbe stata ingiustamente negata la possibilità di dimostrare la propria innocenza. I motivi di questa convinzione, insieme ad alcune nuove dichiarazioni che, secondo i sostenitori della revisione, rafforzerebbero la tesi dell’errore giudiziario, saranno illustrati nella puntata del 7 aprile dello speciale Inside delle Iene, dedicato proprio ai presunti errori giudiziari.

Intanto, però, Olindo Romano e Rosa Bazzi restano in carcere, dove continuano a scontare la loro condanna.

Cosa sappiamo sulla strage di Erba

La strage di Erba rappresenta uno degli episodi più drammatici della cronaca italiana recente. I fatti ruotano attorno alla figura di Rosa Bazzi e Olindo Romano, ritenuti i responsabili della strage. Secondo la ricostruzione processuale, tutto sarebbe nato da forti contrasti tra vicini di casa.

La sera dell’11 dicembre 2006, in una palazzina di Erba scoppia un incendio. All’interno dell’edificio un uomo ferito, Mario Frigerio, indica ai soccorritori il piano superiore, dove si sentono le urla di una donna. Le vittime vengono colpite con un’arma da taglio, mentre il rogo viene appiccato successivamente per cancellare le tracce.

Nel massacro perdono la vita Raffaella Castagna, il piccolo Youssef Marzouk, la madre di Raffaella Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini. L’unico sopravvissuto è proprio Mario Frigerio.

Perché Bazzi e Romano sono stati condannati

I coniugi confessarono il delitto nel gennaio del 2007 e furono riconosciuti anche dall’unico sopravvissuto. Nella confessione, Rosa Bazzi parlò di continui litigi con i vicini e di tensioni legate alla famiglia Marzouk.

Secondo la ricostruzione fornita agli inquirenti, sarebbe stata proprio lei a spingere il marito ad affrontare i vicini. Durante l’interrogatorio raccontò di essere esasperata dalla situazione e di non riuscire più a sopportare le tensioni.

Nel racconto, Bazzi spiegò che il marito avrebbe preso l’arma e colpito per primo una delle vittime. In seguito, però, entrambi ritrattarono le confessioni sostenendo di averle rese sotto pressione durante gli interrogatori, convinti che confessare avrebbe potuto garantire loro uno sconto di pena.

Da allora i due hanno tentato più volte di far riaprire il caso, continuando a proclamarsi innocenti.

Inizialmente tra i sospettati figurò anche Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef. L’uomo aveva alcuni precedenti, ma non si trovava in Italia al momento della strage.

Le indagini si concentrarono quindi sui vicini di casa Olindo Romano e Rosa Bazzi, che non riuscirono a fornire un alibi convincente. Tra le prove raccolte figuravano la testimonianza di Frigerio e alcune tracce biologiche ritrovate sull’auto di Romano.

Nel 2008 i coniugi vennero condannati all’ergastolo. Secondo i giudici sono almeno tre gli elementi principali alla base della condanna.

Il primo è la testimonianza di Mario Frigerio, che dopo un iniziale momento di esitazione indicò Olindo Romano come l’aggressore.

Il secondo elemento riguarda le tracce di sangue di Valeria Cherubini trovate sull’auto di Romano. La difesa ha sempre contestato questa prova, sostenendo che i rilievi non sarebbero stati eseguiti correttamente.

Il terzo punto è rappresentato dalle confessioni rese dai due coniugi, che contenevano dettagli ritenuti compatibili con la scena del crimine. Confessioni successivamente ritrattate, ma considerate attendibili dai giudici.

Olindo e Rosa oggi: dove sono e cosa fanno

Chi sostiene l’innocenza di Romano e Bazzi punta su alcune zone d’ombra presenti nel caso. Tra queste, proprio l’incertezza iniziale del testimone Frigerio e alcuni dubbi sulla gestione delle prove scientifiche.

Nonostante le richieste di revisione, la Cassazione ha sempre ritenuto che non vi siano elementi sufficienti per riaprire il processo.

Oggi i due coniugi non vivono nello stesso carcere. Olindo Romano è detenuto a Opera, mentre Rosa Bazzi si trova nel carcere di Bollate, entrambi a Milano.

Rosa da 2 anni ha ottenuto il permesso di uscire durante il giorno per lavorare in un’azienda dove svolge mansioni di pulizia, rientrando la sera nel penitenziario. Olindo, invece, trascorre le sue giornate all’interno del carcere partecipando alle attività previste per i detenuti.

Ai due sarebbe concesso un solo incontro al mese. Una distanza che continua a far soffrire entrambi, anche se il loro legame sembra essere rimasto molto forte. Nonostante tutto, continuano a sperare che un giorno la loro posizione possa essere rivalutata e che venga riconosciuta la loro innocenza.

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