Cedolare secca nel Milleproroghe 2020? Tutte le novità

Cedolare secca, quali sono le novità in arrivo nel 2020? L’emendamento al Decreto Milleproroghe per reinserire la tassazione agevolata al 21% sugli affitti dei negozi è stato escluso. A rischio anche l’applicazione dell’aliquota del 10% nei Comuni colpiti da calamità.

Cedolare secca nel Milleproroghe 2020? Tutte le novità

Cedolare secca e decreto Milleproroghe, sembra che i cambiamenti e le novità in arrivo siano molte.

La Legge di Bilancio 2020 ha eliminato la tassazione agevolata al 21% sugli affitti per i negozi, ma un emendamento al decreto Milleproroghe ha provato a reinserirla per i contratti stipulati nel 2020.

A quanto pare, però, l’emendamento è stato cancellato, con grande disappunto sia da parte degli esercenti che dalle associazioni di categoria.

Controversa anche la situazione in cui si trovano i Comuni colpiti da calamità, in cui lo stato d’emergenza è stato dichiarato tra la primavera 2009 e il 2014.

Per i Municipi in questa situazione si applica la cedolare secca al 10%, ma tra un passaggio e l’altro nella manovra è stata cancellata questa agevolazione.

Proviamo a fare il punto della situazione sulla cedolare secca tra manovra e decreto Milleproroghe.

Cedolare secca nel Milleproroghe 2020? Tutte le novità

La situazione che riguarda la cedolare secca sembra complicarsi ogni giorno che passa.

La Legge di Bilancio, ricordiamo, non ha prorogato la tassazione agevolata degli affitti al 21% per i negozi, causando scontento e disappunto tra le associazioni di categoria e gli esercenti.

Proprio per questo motivo, molti partiti tra cui la Lega hanno presentato degli emendamenti al Decreto Milleproroghe nel tentativo di far reinserire la cedolare secca per i contratti d’affitto stipulati nel 2020.

A quanto pare però, almeno per ora, i negozi sono esclusi. Il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, ha chiuso la porta a un rinnovo della cedolare sulle locazioni commerciali nel Milleproroghe, spostando l’argomento alla manovra del 2021.

L’agevolazione rimane valida per chi ha firmato un contratto d’affitto entro la fine del 2019 e lo ha registrato nel 2020.

Naturalmente, deve essere stata rispettata la regola per cui la registrazione del contratto, che deve avvenire entro 30 giorni dalla data di stipula.

Per poter usufruire della tassazione agevolata al 21%, il locale deve possedere questi requisiti:

  • categoria catastale C\1;
  • superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze.

Confermata, senza scadenze, la cedolare secca al 10% applicata ai contratti di locazione a canone concordato 3+2 stipulati nei Comuni che presentano le seguenti problematiche:

  • carenza di soluzioni abitative: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e dei comuni confinanti con gli stessi nonché degli altri comuni capoluogo di provincia;
  • alta densità abitativa, e sono individuati dal Cipe;
  • ai contratti di affitto a studenti fuori sede;
  • ai contratti transitori, cioè i contratti di locazione per un periodo non inferiore a un mese e per un massimo di 18 mesi.

Cedolare secca in bilico nei Comuni colpiti da calamità

La cedolare secca al 10% andrebbe applicata anche nei Comuni colpiti da calamità naturali, ma la misura si è persa tra un rimando legislativo e l’altro.

In pratica, nel confermare la tassazione agevolata sugli affitti al 10%, la manovra ha modificato la norma istitutiva della cedolare secca (che è l’articolo 3 del Dlgs 23/2021).

Il problema è che avrebbe dovuto modificare di conseguenza altre due norme, ovvero:

  • quella del Dl n. 47/2014, che aveva ridotto dal 15% al 10% l’aliquota sui canoni concordati per il periodo che va dal 2014 al 2019;
  • il comma 2-bis dell’articolo 9 del Dl 47/2014 del 2014, che ha esteso la cedolare secca ai Comuni colpiti da calamità.

Ricordiamo per completezza che la cedolare secca al 10% finora si è applicata non in tutti i Comuni colpiti da calamità, ma solo in quelli individuati dai provvedimenti dei Commissari delegati dal Consiglio dei Ministri, come chiarito dalla risposta all’interpello n. 470 del 7 novembre 2019 dell’Agenzia delle Entrate.

Ad oggi quindi restano dubbi sull’applicabilità dell’aliquota ridotta ai contratti di locazione in Comuni colpiti da eventi calamitosi, in quanto sembra esserci una dimenticanza da parte del legislatore.

Non resta che attendere un chiarimento ufficiale da parte delle Istituzioni, che potrebbe arrivare in sede di conversione in legge del Decreto Milleproroghe.

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