Nel 2024, il prezzo del cacao ha vissuto un’impennata da capogiro, triplicando in valore e superando persino le performance stellari del bitcoin.
Ma come spesso accade nei mercati delle materie prime, la corsa al rialzo si è rivelata fragile: a febbraio il prezzo è crollato, riportando un po’ di realtà in un mercato che sembrava pronto a riscrivere le sue regole.
Nonostante il cacao sia considerato un bene inelastico — ovvero, la domanda non cala anche in presenza di prezzi elevati — l’impatto di tre raccolti consecutivi andati male si è fatto sentire. La carenza di prodotto ha spinto gli analisti a rivedere al ribasso le previsioni per colossi del settore dolciario come Hershey, in attesa di comunicare i risultati del primo trimestre.
La peculiarità del mercato del cacao sta anche nella sua struttura produttiva. A differenza dei cereali annuali come il grano o la segale, il cacao richiede anni per adattarsi alle fluttuazioni dei prezzi. Un albero impiega circa quattro anni prima di dare i suoi primi frutti, rendendo impossibile una risposta rapida alle dinamiche di domanda e offerta. Questo fattore, unito a una forte presenza speculativa nel mercato, contribuisce a un’elevata volatilità dei prezzi.
Nei principali Paesi produttori, ovvero Costa d’Avorio e Ghana, dove si concentra circa la metà della produzione mondiale, i prezzi non sono fissati dal mercato ma da monopoli statali. Ciò crea un ulteriore scollamento: il contadino ghanese, ad esempio, può ricevere meno della metà del prezzo di mercato internazionale, una disparità che lo disincentiva a investire in pesticidi o nel rinnovo degli alberi ormai vetusti. In Costa d’Avorio, si stima che circa un quinto degli alberi di cacao abbia superato i 30 anni, limite oltre il quale la resa cala drasticamente.
A peggiorare le cose, l’instabilità climatica e l’assenza di input tecnici hanno compromesso i raccolti. In Ghana, molti coltivatori si sono spostati verso attività alternative come l’estrazione illegale d’oro; in Costa d’Avorio si sono moltiplicate le piantagioni di gomma. Mentre le grandi aziende si sono ritirate da aree a rischio, gruppi informali o criminali hanno preso il loro posto, aggravando ulteriormente la frammentazione del settore.
La situazione potrebbe riequilibrarsi nei prossimi anni, ma solo con pazienza. Nuove piantagioni in Paesi produttori più dinamici, come l’Ecuador e altri mercati emergenti in Africa e America Latina, potrebbero aumentare l’offerta. Inoltre, se le condizioni climatiche diventassero favorevoli e i problemi fitosanitari fossero gestiti in modo più efficace, l’Organizzazione Internazionale del Cacao prevede un lieve surplus del 3% nella prossima stagione.
Tuttavia, anche la domanda non è più un’ancora sicura. Oltre ai dazi doganali e alle campagne salutistiche, il mercato dovrà fronteggiare la concorrenza di grassi vegetali alternativi, prodotti sintetici o semplici riduzioni nelle dimensioni dei prodotti confezionati. Il cioccolato del futuro potrebbe non assomigliare affatto a quello che conosciamo.