Busta paga colf e badanti, arriva la ritenuta Irpef. Ecco di quanto riduce lo stipendio netto

Simone Micocci

4 Maggio 2026 - 13:26

Busta paga colf e badanti, arriva la ritenuta d’acconto che riduce lo stipendio netto Ecco come potrebbe funzionare.

Busta paga colf e badanti, arriva la ritenuta Irpef. Ecco di quanto riduce lo stipendio netto

Una “nuova” tassa sulle buste paga dei lavoratori domestici potrebbe arrivare con l’approvazione definitiva del decreto Fiscale, attualmente all’esame della commissione Finanze del Senato, il cui voto decisivo sugli emendamenti presentati al testo approvato dal Consiglio dei ministri è in programma martedì 5 maggio.

Va detto che non si tratta di una vera e propria nuova tassa, ma di un acconto rispetto a quanto il lavoratore domestico - tra cui rientrano colf e badanti - è tenuto a versare. L’obiettivo è ridurre l’evasione fiscale nel settore: ricordiamo, infatti, che nel lavoro domestico il datore di lavoro non è considerato sostituto d’imposta e quindi non trattiene le imposte dovute direttamente dalla busta paga. È dunque onere del collaboratore domestico presentare successivamente la dichiarazione dei redditi - passaggio obbligato - così da determinare quante imposte versare per l’attività prestata. Resta invece compito del datore di lavoro farsi carico del versamento dei contributi.

Questa impostazione, però, non è stata esente da problematiche. Non mancano infatti le notizie di gruppi di colf e badanti scoperti a evadere le tasse: l’ultima testimonianza arriva dalla Guardia di Finanza di Pesaro Urbino, che ha individuato 51 colf e badanti che dal 2019 al 2024 non avrebbero versato nulla all’Agenzia delle Entrate, per un buco di oltre 2,5 milioni di euro.
Serve quindi cambiare impostazione. Per questo motivo il presidente della commissione Finanze del Senato, il leghista Massimo Garavaglia, sta spingendo per l’introduzione di una ritenuta d’imposta direttamente in busta paga. Lo stipendio netto sarebbe quindi più basso per effetto di un anticipo delle tasse dovute, calcolato in misura percentuale, con un’aliquota che dovrebbe crescere progressivamente a partire dal 2027.

Colf e badanti, arriva la ritenuta d’acconto?

Come anticipato, non è ancora certo che sulle buste paga di colf e badanti arrivi una nuova voce capace di ridurre lo stipendio netto a parità di lordo, visto che sulla ritenuta d’acconto Irpef si deciderà soltanto nelle prossime ore.

Per adesso, quindi, siamo sul piano delle ipotesi, ma è comunque interessante analizzare nel dettaglio come funzionerebbe questa novità, visto l’impatto che avrebbe sullo stipendio.

La ragione sta nel fatto che, negli anni, aver lasciato esclusivamente al lavoratore domestico l’onere di dichiarare quanto guadagnato - per quanto l’informazione sia comunque nota all’Agenzia delle Entrate grazie alle comunicazioni obbligatorie effettuate dal datore di lavoro - ha comportato diversi casi di evasione fiscale.

Da qui la necessità di prevedere un anticipo, una vera e propria ritenuta d’acconto Irpef che verrebbe trattenuta direttamente dal datore di lavoro domestico. Quest’ultimo, a sua volta, dovrebbe farsi carico del versamento al Fisco, con scadenza dal giorno 1 al giorno 10 del mese successivo a ciascun trimestre solare.

Nel dettaglio, per il 2027 la ritenuta d’acconto sarebbe pari al 5%, per poi salire al 10% nel 2028 e al 15% nel 2029. Attenzione però a non considerarla una flat tax, perché non sarebbe così: si tratterebbe semplicemente di un anticipo dell’imposta dovuta, con la restante parte da calcolare poi - tenendo conto delle normali aliquote Irpef - in sede di dichiarazione dei redditi.

Come cambia la busta paga in caso di ritenuta d’acconto

Ribadiamo: nel complesso questa novità non comporterebbe alcuna conseguenza su quanto guadagnano colf e badanti, almeno per coloro che sono in regola con i versamenti al Fisco. Per loro, infatti, l’unica differenza starebbe nel fatto che il netto in busta paga sarebbe più basso, ma al tempo stesso si ridurrebbe la quota Irpef da versare in sede di dichiarazione dei redditi.

Fare il calcolo di quanto dovuto sarebbe molto semplice: basterebbe prendere lo stipendio attuale e sottrarre, almeno inizialmente, il 5%, che diventerebbe poi il 10% e il 15% negli anni successivi. La ritenuta d’acconto verrebbe infatti calcolata sull’importo dello stipendio lordo al netto dei contributi previdenziali già trattenuti dal datore di lavoro, che corrisponde sostanzialmente a quanto percepito oggi in busta paga.

Pensiamo, ad esempio, a colf e badanti con uno stipendio attuale di 2.000 euro, già al netto dei contributi: per loro il netto scenderebbe a 1.900 euro, perché andrebbe sottratta la nuova ritenuta d’acconto di 100 euro mensili. La stessa ritenuta salirebbe poi a 200 euro nel 2028 e a 300 euro nel 2029, sempre che questa novità dovesse effettivamente realizzarsi.

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