Buoni pasto 2017: novità, importi, tassazione. Ecco la guida

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Buoni pasto 2017: novità, importi, tassazione. Ecco la guida

Buoni pasto 2017: importanti novità a partire dal 9 settembre 2017, con possibilità di cumulo e utilizzo anche in spacci aziendali e agriturismi. Ecco a chi spettano, come utilizzarli e importi.

Nuove regole per i buoni pasto a partire dal 9 settembre 2017, quando i ticket per il pranzo potranno essere cumulati fino ad un massimo di 8 per l’acquisto di prodotti alimentari, anche in mercatini e agriturismi, ma non potranno più essere ceduti a moglie o altre persone.

Cosa sono i buoni pasto e come funzionano i ticket erogati dal datore di lavoro come servizio sostitutivo di mensa aziendale e qual è la loro tassazione?

Con i buoni pasto il datore di lavoro fornisce ai propri dipendenti dei voucher cartacei o elettronici che è possibile spendere sia per il pranzo durante l’orario di lavoro che per effettuare spese di prodotti alimentari.

Vengono erogati sia in favore dei dipendenti assunti a contratto part-time che full-time, con regole e limiti ben precisi.

Ad emettere i buoni pasto è una società terza che, in regime di convenzione con l’azienda, garantisce al lavoratore la possibilità di consumare il pasto, sia per il pranzo che per la cena e di poter beneficiare di buoni fruibili anche per fare la spesa al supermercato.

A partire dal 2016 e anche nel 2017 sono sempre più frequenti i buoni pasto elettronici: si tratta tuttavia soltanto di una delle novità introdotte nell’ultimo periodo.

Con il decreto del MISE è prevista l’estensione a partire dal 9 settembre 2017 degli esercizi in cui si potranno spendere i buoni pasto, comprendendo anche agriturismi, attività agricole che vendono o erogano prodotti propri, mercatini e spacci aziendali.

Di seguito una guida completa a come funzionano i buoni pasto, dove è possibile spenderli e chi può utilizzarli dopo le novità introdotte dal MISE.

Buoni pasto 2017: a chi spettano? Guida a novità, importi e tassazione

A chi spettano i buoni pasto? I ticket cartacei od elettronici vengono forniti dal datore di lavoro ai propri dipendenti, sia quelli assunti a tempo pieno che con contratto part-time.

I buoni pasto vengono garantiti a tutti i lavoratori, sia se assunti con contratto di lavoro part time che full time.

Questi buoni pasto elettronici o cartacei (ticket) vengono utilizzati dai lavoratori quando, non essendoci presso la sede di lavoro una mensa né interna né esterna, non possono fruire del vitto che l’azienda dovrebbe fornire. In questi casi il lavoratore usa i buoni pasto presso bar, ristoranti e supermercati convenzionati.

La principale novità dei buoni pasto 2017 è che il passaggio al sistema elettronico dovrebbe gradualmente avvenire in via definitiva: già in molte aziende, soprattutto quelle più grandi, il sistema dei ticket restaurant cartacei è stato sostituito con la card elettronica, molto simile ad un bancomat o carta di credito, che prevede il pagamento mediante il POS erogato in favore dell’esercente: bar, ristorante o supermercato.

Si tratta, in poche parole, del formato digitale del blocco di ticket in formato cartaceo fornito al lavoratore. Ma la novità non interessa soltanto la forma.

Con i buoni pasto elettronici 2017 cambia anche la deducibilità dei buoni pasto e la tassazione prevista: in base alle disposizioni contenute nella Legge di Stabilità 2015 si possono detrarre fino a 7 euro di importo, in pratica 400 euro di reddito annuale in più da utilizzare per il servizio di mensa o per la spesa alimentare. Per quanto riguarda i ticket resturant in formato cartaceo, l’importo massimo non soggetto a tassazione e contribuzione è di 5,29 euro

Come già detto, hanno diritto ai buoni pasto sia i lavoratori full-time che part-time, ma vediamo nel secondo caso quali sono le condizioni necessarei affinché si possa fruire di tale diritto.

Per capirne di più, vediamo per paragrafi quali sono le principali regole e novità.

Buoni pasto 2017: tutte le novità, dal formato elettronico al decreto MISE

Se prima la novità era il passaggio graduale ai nuovi buoni pasto in formato elettronico, adesso a farla da padrone sono le nuove regole introdotte con il decreto MISE, pubblicato in GU del 10 agosto 2017 e in vigore a partire dal 9 settembre.

Una delle novità più importanti della normativa è che i buoni pasto possono essere utilizzati per l’acquisto presso gli esercenti autorizzati alla “vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi effettuata dagli imprenditori agricoli” e presso gli agriturismi, gli ittiturismi e negli spacci industriali.

Inoltre non potranno essere cumulati più di 8 buoni pasto e potrà spenderli soltanto il titolare, senza la possibilità di darli ad esempio alla moglie o ai figli.

Tutte le novità sono contenute in un approfondimento dedicato alle novità sui buoni pasto in vigore a partire dal 10 settembre 2017.

Del passaggio ai buoni pasto elettronici e della nuova tassazione si è invece iniziato a parlare già dal 2015, quando con la Legge di Stabilità sono stati introdotti i buoni pasto elettronici.

Come funzionano? Non cambia la modalità di utilizzo: i buoni pasto elettronici possono essere utilizzati esattamente allo stesso modo dei ticket cartacei. La differenza è che l’importo è accreditato al dipendente su una carta magnetica provvista di un microchip. Funziona come un bancomat o una carta di credito: l lavoratore pagherà la spesa per il servizio di mensa agli esercenti convenzionati tramite un terminale POS.

La novità riguarda soprattutto la tassazione prevista: con la card la soglia di esenzione dell’importo del buono pasto passa da 5,29 euro a 7 euro. Significa in media 400 euro di importo in più da utilizzare per il servizio di mensa con i buoni pasto.

Buoni pasto elettronici 2017: i vantaggi sulla tassazione

I vantaggi fiscali non consistono soltanto nell’esenzione dalla tassazione fino al valore di 7 euro di ciascun buono pasto.

Ecco tutti i vantaggi fiscali e le novità sulla tassazione dei buoni pasto elettronici 2017:

  • Aziende: Iva al 4%. Con i buoni pasto elettronici l’azienda può detrarre integralmente l’Iva sui ticket. Indetraibile, invece, per i ticket restaurant cartacei.
  • Liberi professionisti: titolari d’azienda e soci, aziende individuali possono detrarre invece l’Iva al 10% e il 75% delle spese per un importo massimo pari al 2% del fatturato.
  • Persone giuridiche: Ires 100%. Possono detrarre al 100% l’importo dei buoni pasto sia elettronici che cartacei, secondo quanto previsto dalla Circolare Ministeriale n. 6/E del 3 marzo 2009.

Buoni pasto 2017: regole e importi per lavoratori part-time e full-time

Come è stato già sottolineato nel corso dell’articolo, i buoni pasto 2017 vengono garantiti sia a lavoratori part-time che full-time e con il decreto MISE 2017 è stato stabilito che possono essere erogati anche quando l’orario di lavoro non prevede pausa pranzo.

Per i lavoratori assunti a tempo pieno vengono erogati i buoni pasto, elettronici o cartacei, di importo compreso tra i 2 e i 10 euro proprio per sostituire il servizio di mensa aziendale o vitto e per garantire la possibilità di fruire del pranzo in strutture esterne convenzionate.

I lavoratori full-time possono quindi recarsi presso bar o ristoranti convenzionati e pagare il proprio pranzo mediante i buoni pasto.

Per i lavoratori assunti con contratto part-time bisogna sottolineare quali erano le regole precedenti, di modo da capire effettivamente cosa cambia dal 10 settembre 2017. I lavoratori part-time, infatti, proprio perché non impiegati per l’intera giornata non hanno generalmente diritto ai buoni pasto, ma ove ricorrono le seguenti condizioni sono ammessi a godere del beneficio:

  • orario di lavoro che copre la fascia oraria di un pasto;
  • distanza tra l’abitazione e l’azienda, che rende impossibile, per il lavoratore, consumare il pasto a casa propria: ipotesi recentemente confermata da una sentenza della Cassazione.

    Negli altri casi non era garantito il diritto a ricevere i buoni pasto, disposizione che, a scanso di smentite dell’ultimo minuto, è stata a tutti gli effetti abolita dal nuovo decreto MISE.

Buoni pasto 2017: cos’è l’indennità sostitutiva di mensa

Cosa fare se non è possibile utilizzare i buoni pasto? Nel caso in cui la sede dell’azienda sia lontana dalle vicinanze di bar, ristoranti o supermercati convenzionati e agriturismi e quindi risulti impossibile o difficile utilizzare i buoni pasto, è possibile monetizzare l’importo garantito al lavoratore per il servizio di pranzo o cena.

Si tratta appunto dell’indennità sostitutiva di mensa: al lavoratore viene erogato in busta paga l’importo di denaro corrispondente al valore del buono pasto garantito dall’azienda.

Anche l’indennità sostitutiva di mensa è esente da tassazione, ma secondo le indicazioni dell’INPS solo ove ricorrano le seguenti condizioni:

  • un orario di lavoro che comporti la pausa per il vitto;
  • stabile assegnazione ad una unità produttiva;
  • unità produttiva situata in un luogo che non consente di recarsi, senza l’utilizzo di mezzi di trasporto, al più vicino luogo di ristorazione per l’utilizzo di buoni pasto.

Come nel caso dei buoni pasto cartacei, l’indennità sostitutiva non è soggetta a tassazione fino ad un valore pari a 5,29 euro per i ticket restaurant cartacei e di 7 euro per i buoni pasto elettronici 2017.

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