Buoni pasto elettronici 2026, tassazione e vantaggi

Money.it Guide

07/11/2024

Che differenza c’è tra buoni pasto elettronici e cartacei? Come si utilizzano negli esercizi che li accettano e, soprattutto, quali sono i vantaggi?

Buoni pasto elettronici 2026, tassazione e vantaggi

I buoni pasto elettronici possono essere parte integrante della retribuzione di un lavoratore dipendente e rappresentano un titolo di pagamento dal valore predeterminato che sostituisce il servizio di mensa. Una soluzione moderna e pratica per aziende e lavoratori, che strizza l’occhio alla transizione digitale, all’abbandono del cartaceo e, perché no, anche alla convenienza — ambo i lati. E di convenienza, nel 2026, ce n’è ancora di più: con la Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025, in vigore dal 1° gennaio 2026), la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici è salita a 10 euro al giorno, aggiornando un valore rimasto fermo a 8 euro dal 2020.

A differenza dei ticket cartacei, questa tipologia di buoni pasto prevede, infatti, delle agevolazioni diverse dal punto di vista della tassazione e un utilizzo più semplice e immediato. Non è un caso che, secondo i dati dell’Associazione Nazionale Società Emettitrici di Buoni Pasto (ANSEB), oggi in Italia oltre 3,5 milioni di lavoratori ricevano buoni pasto come benefit aziendale, il benefit più erogato dalle aziende, stando all’Osservatorio Welfare aziendale 2025 di Edenred. Scopriamo insieme come (e dove) usarli, cosa cambia con le nuove regole fiscali e tutti i vantaggi.

Cosa sono i buoni pasto elettronici o digitali?

I buoni pasto elettronici, al pari di quelli cartacei, sono un benefit che il datore di lavoro elargisce ai propri dipendenti per sostenere la spesa del pranzo o della cena (in base agli orari) che ricade all’interno del turno di lavoro.

A differenza di quelli tradizionali, però, si tratta di buoni erogati in formato elettronico, che possono essere caricati su una carta elettronica o utilizzati tramite un’applicazione mobile dedicata. Le aziende possono ricaricare periodicamente questi buoni, che i dipendenti possono poi spendere nei punti vendita convenzionati, come bar, ristoranti, supermercati e altri esercizi aderenti.

L’obiettivo è quello di rendere più digitale il mercato, ma anche l’iter burocratico in cui sono inseriti: sono facilmente validabili ma, soprattutto, il processo di fatturazione è molto più veloce rispetto a quello dei cartacei. Lo scopo è che, in un futuro non poi così lontano, possano sostituire completamente la componente cartacea. Non a caso, oltre agli elettronici tramite carta prepagata, stanno prendendo sempre più piede anche i buoni pasto totalmente digitali (app su smartphone e simili).

In Italia, la normativa prevede che i buoni pasto elettronici non possano essere usati per l’acquisto di alcolici o per il pagamento di servizi non alimentari, così come accade per quelli cartacei. Tuttavia, hanno un valore fiscale deducibile più elevato rispetto ai cartacei, rendendoli una scelta interessante per aziende di ogni dimensione. La differenza tra le due tipologie, del resto, non è solo nel formato di erogazione: è soprattutto, e sempre di più, nel trattamento fiscale.

La normativa 2026 che regola i ticket elettronici: importi, soglie e scadenze

La normativa italiana prevede che ogni buono pasto, cartaceo o elettronico, possa essere utilizzato solo da una persona, il dipendente assegnatario, e non sia cedibile.

A decidere l’importo del buono pasto da elargire ai dipendenti è l’azienda stessa. La legge non fissa un valore facciale minimo o massimo obbligatorio: ogni impresa o comparto, anche attraverso i CCNL, può definire l’importo più adeguato alla propria struttura. Solitamente, il valore dei buoni si aggira tra 7 e 10 euro giornalieri, con molte aziende già orientate verso la nuova soglia massima defiscalizzata. Per quanto riguarda il trattamento fiscale, la scelta del legislatore è netta: spingere sull’elettronico.

Dal 1° gennaio 2026, il valore massimo dei buoni pasto elettronici non tassabile è fissato a 10 euro per ogni buono, come stabilito dall’art. 1, comma 14, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), che modifica l’art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR. Rispetto ai buoni cartacei, per i quali la soglia di esenzione fiscale è e rimane a 4 euro, i ticket elettronici e digitali offrono quindi un vantaggio fiscale pari a 2,5 volte quello cartaceo.

Ciò significa che se l’importo del buono elettronico è fino a 10 euro al giorno, per il dipendente sarà completamente esentasse. Se avrà, invece, un importo superiore, sarà tassata solo la parte giornaliera eccedente i 10 euro. Considerando una media di 220 giornate lavorative annue, il valore massimo annuo esentasse sale a 2.200 euro per dipendente per i buoni elettronici (contro gli 880 euro annui dei cartacei).

Va inoltre ricordato che per utilizzare i buoni pasto vi è un limite operativo: non se ne possono cumulare più di 8 nella stessa spesa per singola transazione, come previsto dal Decreto MISE n. 122/2017. Si tratta però di una norma amministrativa sulle modalità di fruizione: l’Agenzia delle Entrate ha chiarito, con il principio di diritto n. 6 del 12 febbraio 2019, che il superamento di questo limite non incide in alcun modo sui limiti di esenzione fiscale garantiti dall’art. 51 del TUIR.

Quanto durano i buoni pasto elettronici? La scadenza è molto simile a quelli cartacei: in linea di massima, si va dai 6 ai 12 mesi dal mese di emissione di riferimento del buono mensile, accreditato sulla carta prepagata del dipendente. Ciò può cambiare in base al partner che fornisce i buoni e agli accordi con l’azienda.

Tassazione buoni pasto elettronici: come funzionano IRPEF e contributi

Per i lavoratori dipendenti il vantaggio è concreto e misurabile. I buoni pasto elettronici fanno parte della retribuzione in qualità di benefit, ma non concorrono al reddito imponibile entro la soglia di 10 euro giornalieri (art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR, così come modificato dalla Legge di Bilancio 2026). Questo significa che l’importo entro soglia è esente sia da IRPEF che da contributi previdenziali e assistenziali, sia a carico del dipendente che del datore di lavoro (Circ. INPS n. 15/2022).

Un esempio pratico: se l’azienda eroga buoni pasto elettronici da 12 euro al giorno, solo i 2 euro eccedenti la soglia di 10 euro concorreranno a formare il reddito imponibile del lavoratore e saranno soggetti a tassazione ordinaria e contribuzione. Il confronto con un aumento di stipendio equivalente è impietoso: 8 euro lordi in busta paga si traducono in circa 4,92 euro netti per un dipendente con aliquota IRPEF media; 8 euro in buoni pasto elettronici corrispondono invece a 8 euro netti integrali, senza alcuna trattenuta.

Un aspetto fondamentale che spesso sfugge: la soglia di esenzione dei buoni pasto non si cumula con quella prevista per i fringe benefit dall’art. 51, comma 3, del TUIR (che contempla esenzioni fino a 1.000 o 2.000 euro annui a seconda della condizione familiare del dipendente). I due regimi fiscali sono autonomi e del tutto separati: il buono pasto gode di una propria disciplina speciale, indipendente da quella dei benefit in natura.

Buoni pasto elettronici: quali vantaggi rispetto ai tradizionali cartacei?

Come anticipato, i buoni pasto elettronici presentano vantaggi fiscali rispetto a quelli cartacei. In base a quanto stabilito nella Legge di Bilancio 2020 (L. n. 160/2019), la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici era già stata innalzata da 7 a 8 euro, mentre quella dei buoni pasto cartacei - fatti salvi quelli riservati ai lavoratori addetti a cantieri edili o altre strutture lavorative ubicate in zone prive di servizi di ristorazione o difficilmente raggiungibili - era diminuita da 5,29 a 4 euro. Con la Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025), il divario si è ulteriormente ampliato: la soglia per i buoni elettronici sale a 10 euro, mentre quella cartacea resta ferma a 4 euro.

Il motivo che ha spinto il legislatore ad apportare queste modifiche successive rientra nella cosiddetta «rivoluzione digitale»: favorire la tracciabilità dei pagamenti, aiutare l’emersione del nero e ridurre i rischi connessi ai ticket cartacei (falsificazione, smarrimento, uso improprio da parte di soggetti diversi dall’assegnatario).

Anche l’azienda ha un vantaggio cospicuo nell’acquistare buoni pasto elettronici anziché cartacei. L’IVA è, infatti, indetraibile per i vecchi blocchetti di ticket, mentre è detraibile al 4% per quelli virtuali. I costi sostenuti dall’azienda per l’acquisto dei buoni pasto sono integralmente deducibili dal reddito d’impresa ai fini IRES, IRPEF e IRAP (art. 95 TUIR), nel rispetto delle soglie previste dalla legge.

Non è tutto: per i liberi professionisti e le ditte individuali senza dipendenti che acquistano buoni pasto per sé stessi, l’IVA applicata dalla società emettitrice è pari al 10%, anch’essa interamente detraibile, mentre la deducibilità dei costi arriva al 75% nel limite del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta (art. 54, comma 5, TUIR).

Infine, soprattutto dopo l’introduzione del POS unico, c’è un vantaggio anche per gli esercizi commerciali che accettano i buoni pasto elettronici: l’eliminazione di alcuni rischi (ticket scaduti o falsificati, errori nel conteggio, possibilità di furti o smarrimenti al momento delle consegne) e di tempo sprecato, ma anche la maggiore celerità dei pagamenti, con il recupero del credito che in linea generale diminuisce da 4 mesi a 40 giorni. Dal 2024, a ulteriore tutela della rete degli esercenti, è in vigore un tetto massimo del 5% sulle commissioni che le società emettitrici possono applicare ai ristoratori e ai supermercati convenzionati (Legge n. 193/2024).

Come si usano i buoni pasto elettronici

Il meccanismo alla base dei buoni pasto elettronici è identico a quello dei buoni pasto cartacei, con il coinvolgimento di quattro soggetti: l’azienda emittente vende pacchetti ad altre aziende, queste ultime distribuiscono i buoni pasto ai propri dipendenti che, a loro volta, li utilizzeranno negli esercizi commerciali convenzionati.

La prima differenza, evidente a tutti, è la diversa modalità di utilizzo: mentre i buoni pasto cartacei consistono in blocchetti di «ticket» da strappare di volta in volta, quelli elettronici sono appunto virtuali. L’azienda distribuisce ai dipendenti delle schede magnetiche, simili alle carte ricaricabili o ai bancomat, o fornisce degli accessi per app specifiche per smartphone dove versa il corrispettivo spettante pattuito con il dipendente stesso, in base al contratto.

I singoli lavoratori utilizzeranno queste carte esattamente come fanno con quelle personali, inserendole nei POS degli esercizi commerciali che le accettano, oppure procederanno con i pagamenti digitali, come si fa con il Bancomat Pay, ad esempio. A quel punto, l’importo della spesa o del pasto consumato verrà scalato dalla somma complessiva contenuta nel conto virtuale associato alla scheda magnetica che contiene i buoni pasto elettronici. I provider più evoluti offrono oggi anche app dedicate che consentono di monitorare il saldo in tempo reale, consultare gli esercizi convenzionati e verificare lo storico delle transazioni. Niente di più semplice.

I ticket digitali vengono accettati come quelli cartacei? Dove spenderli?

Sì, i buoni pasto elettronici vengono accettati nei punti vendita convenzionati allo stesso modo di quelli cartacei. È importante, tuttavia, che l’esercizio sia dotato di un sistema di pagamento compatibile con il circuito della carta elettronica in possesso del dipendente. La maggior parte dei supermercati, ristoranti e bar in Italia è ormai attrezzata per accettare questi buoni digitali, e l’adozione dei terminali compatibili sta crescendo continuamente. Dal 2020, la normativa consente l’uso dei buoni pasto anche presso la grande distribuzione organizzata e i punti vendita di prodotti alimentari in generale, non solo in ristorazione.

In ogni caso, l’accettazione dei ticket viene spesso esplicitata all’esterno del locale, con l’indicazione di quali sono le tipologie di buoni elettronici coinvolti. Basta informarsi prima: dare un’occhiata all’eventuale elenco fornito dall’azienda emittente o consultare il suo sito internet per evitare disguidi.

Vale lo stesso per eventuali buoni pasto elettronici scaduti: di solito si possono utilizzare per un intero anno solare e quelli emessi nell’ultimo quadrimestre hanno una scadenza temporale che va fino alla fine dell’anno successivo. Ma ogni azienda emittente ha le sue regole: meglio verificare prima di arrivare in cassa. Quello che vale per tutti è che non sono riconvertibili in denaro contante: non essendo moneta, non hanno valore di scambio e possono essere utilizzati solo dal lavoratore dipendente che li ha ricevuti.