Buffett riaccende i timori sulla stabilità finanziaria: sotto osservazione non solo le banche, ma anche i rischi nascosti nella finanza non bancaria.
Un avvertimento di Warren Buffett basta spesso a far girare la testa ai mercati. Ma questa volta il punto non riguarda una singola banca, né un allarme spettacolare su un crollo imminente. Il tema è più profondo e, proprio per questo, più interessante: la tenuta dell’intera architettura finanziaria in una fase in cui i confini tra banche, fondi e altri intermediari sono sempre meno netti.
Dietro frasi apparentemente semplici si muove infatti una questione molto tecnica. Quando Buffett dice di osservare con attenzione la stabilità del sistema bancario, il messaggio non sembra rivolto soltanto agli istituti tradizionali, ma al modo in cui il credito e la liquidità circolano oggi tra soggetti diversi, spesso regolati in modo differente e con livelli di trasparenza non omogenei. È qui che un episodio isolato può trasformarsi in qualcosa di più ampio.
Per capire la portata di questa osservazione bisogna allora andare oltre il titolo e ricostruire il quadro. Le autorità di vigilanza internazionali, dalla Federal Reserve alla IMF (International Monetary Fund, Fondo Monetario Internazionale), fino al FSB (Financial Stability Board, Consiglio per la Stabilità Finanziaria) e all’ESRB (European Systemic Risk Board, Comitato europeo per il rischio sistemico), stanno monitorando da tempo proprio questo nodo: la crescita della finanza non bancaria, l’aumento delle interconnessioni con le banche e il rischio che una tensione di liquidità o di leva possa propagarsi rapidamente al resto del sistema. [...]
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