Come investire a Piazza Affari con dividendi superiori al 9%

Tommaso Scarpellini

29 Aprile 2026 - 16:56

Quattro banche italiane, yield fino all’11,6%: i numeri reggono, ma i rischi nascosti potrebbero cambiare tutto.

Come investire a Piazza Affari con dividendi superiori al 9%

C’è un numero che circola silenziosamente tra i corridoi di Piazza Affari in questo momento, e vale la pena fermarcisi sopra: quattro titoli italiani offrono oggi un dividend yield superiore al 9%. Non in uno scenario costruito a tavolino, non proiettando utili futuri ottimistici. Oggi, ai prezzi correnti di mercato.

Immaginare di distribuire €10.000 in parti uguali su questi quattro titoli, €2.500 ciascuno, potrebbe generare un dividendo annuo lordo intorno agli €900-€950, con uno yield medio ponderato che si avvicinerebbe al 9,5%.

Un numero che fa impallidire qualsiasi conto deposito e supera di quasi tre volte il rendimento attuale di un BTP decennale. Ma prima di fermarsi al numero, vale la pena chiedersi cosa si nasconde dietro. Perché in finanza, quando un rendimento sembra troppo generoso per essere casuale, di solito non lo è.

Il portafoglio: numeri, struttura e fragilità

I quattro titoli in questione sarebbero MPS, BPER Banca, Banco BPM e Intesa Sanpaolo. Un portafoglio ipotetico equidistribuito su questi nomi presenterebbe caratteristiche molto precise, e altrettanto precise sarebbero le sue fragilità strutturali.

MPS quota oggi intorno agli €7,50 con un dividend yield dell’11,4%. Il ROE si attesterebbe al 23%, un livello eccezionale per una banca tradizionale, e l’utile netto sarebbe cresciuto da €2 miliardi nel 2023 a €3 miliardi nel 2025, segnando un incremento del 50% anno su anno. Il payout ratio si collocherebbe intorno al 50%, tecnicamente sostenibile. Eppure il PE rimane compresso a 4,9 volte gli utili: il mercato incassa i fondamentali ma mantiene una riserva di diffidenza che ha radici profonde nella storia recente del titolo.

BPER Banca offrirebbe uno yield dell’11,6% con un market cap intorno ai €21 miliardi. Gli utili sarebbero cresciuti da €1,4 miliardi nel 2024 a €1,8 miliardi nel 2025, un salto di circa il 30%. I ricavi sarebbero passati da €7 miliardi nel 2023 a €9 miliardi nel 2025. Ma il debito risulterebbe elevato, intorno al 158% nell’ultimo anno disponibile, e il payout ratio nell’ultimo esercizio sarebbe salito a livelli più generosi rispetto al passato, un segnale da monitorare con attenzione.

Banco BPM si posizionerebbe con uno yield al 9%. PE intorno a 8,5, price-to-book sotto 1.

Intesa Sanpaolo chiuderebbe il quadro con uno yield al 7%, il più basso del gruppo, ma con numeri sottostanti difficili da ignorare. Il payout ratio si attesterebbe tra il 50% e il 60%, tra i più solidi dell’intero settore bancario italiano.

Su €10.000 equidistribuiti tra questi quattro titoli, il dividendo annuo lordo ipotetico si collocherebbe intorno agli €950, con uno yield medio ponderato vicino al 9,5%. Un rendimento che, al netto della tassazione al 26% applicata ai dividendi azionari, ben diversa dall’aliquota agevolata al 12,5% dei BTP, scenderebbe verso il 7% netto. Ancora interessante, ma già meno distante dagli strumenti obbligazionari di quanto il numero lordo lascerebbe intuire.
Ed è qui che i rischi entrano in scena, e tendono a cumularsi in modo non lineare.

I rischi che il rendimento non racconta

Il primo rischio è la concentrazione settoriale totale. Sono tutte banche, tutte italiane, tutte esposte allo stesso ciclo del credito e agli stessi tassi di interesse. Il rialzo dei tassi degli ultimi anni avrebbe gonfiato i margini di interesse in modo strutturale, trasformando il settore bancario in una macchina da dividendo. Ma se i tassi scendessero bruscamente, scenario non impossibile in un contesto di rallentamento economico, quei margini si comprimerebbero, gli utili seguirebbero e i dividendi potrebbero essere rivisti al ribasso o sospesi. Il rischio non colpirebbe un titolo: colpirebbe tutti e quattro simultaneamente.
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Il secondo rischio è macro-sistemico. L’FMI stima il debito pubblico italiano al 138% del PIL in un quadro globale in cui il debito sovrano aggregato potrebbe avvicinarsi al 100% del PIL entro il 2029. In uno scenario di irripidimento della curva dei tassi sulle scadenze lunghe, il costo del funding per le banche potrebbe aumentare proprio mentre i ricavi da interessi si contraggono. Una forbice che storicamente non ha mai finito bene per i dividendi del settore.

Il terzo rischio è quello del payout ratio insostenibile. Se una banca distribuisce dividendi superiori agli utili effettivi generati nel periodo, o se gli utili si contraggono mentre il payout rimane elevato, la sostenibilità del dividendo viene meno. Nel caso di BPER, il payout nell’ultimo esercizio sarebbe già salito in misura significativa rispetto agli anni precedenti. Nel caso di MPS, la storia recente del titolo ricorda che i fondamentali di oggi non garantiscono nulla su quelli di domani.

Il quarto rischio, forse il più sottovalutato, è la correlazione in caso di crisi. In condizioni di mercato normali, quattro titoli sembrano diversificazione. In condizioni di stress sistemico, una crisi del credito, una recessione italiana, uno shock geopolitico che colpisca i rendimenti dei titoli di Stato, la correlazione tra questi quattro nomi tenderebbe a 1. Cadrebbero insieme, e il portafoglio perderebbe simultaneamente sia in conto capitale sia in prospettiva di dividendo.

Un portafoglio ipotetico su questi quattro titoli bancari italiani con dividendi superiori al 9% non è una fantasia finanziaria: sarebbe costruibile oggi, con numeri reali e fondamentali che, almeno in superficie, reggerebbero l’analisi. Ma la parola chiave è «oggi».

Quello che questo portafoglio non offrirebbe è protezione dalla concentrazione, dalla ciclicità del settore bancario e da un contesto macro che potrebbe cambiare le regole del gioco più rapidamente di quanto i dividendi incassati riescano a compensare.

Chi si avvicina a questi titoli attratto solo dal numero dello yield potrebbe trovarsi a fare i conti con qualcosa di molto diverso da quello che si aspettava. Un rendimento elevato in finanza non è quasi mai un regalo: è quasi sempre il prezzo che il mercato fa pagare per un rischio che non tutti hanno voglia di guardare in faccia.