Con l’ultimo QE della Bce che sta volgendo al capolinea e la zavorra del debito pubblico dell’Italia destinata a farsi ancora più pesante, la domanda sorge spontanea: fino a che punto, nel caso in cui i BTP italiani tornassero a essere attaccati dalla speculazione, la Banca centrale europea sarebbe disposta a intervenire?
Soprattutto, la Bce lancerebbe davvero un salvagente all’Italia?
Reuters rassicura in parte chi guarda all’Italia, riportando alcune indiscrezioni secondo cui la Banca centrale europea non solo non lascerebbe l’Italia in mezzo ai guai, ma sarebbe disposta a chiudere un occhio e ad attivare quello scudo anti-spread che Christine Lagarde ha annunciato nel luglio del 2022, noto come TPI.
Praticamente, come dice il titolo dell’articolo (“The ECB is seen forgiving Italy its fiscal sins, if needed”), la Bce sarebbe disposta a perdonare i peccati fiscali dell’Italia. Più esattamente: a perdonare il peccato del debito.
La Bce agirebbe in tal senso anche se in teoria non potrebbe farlo, nel caso in cui Roma finisse per essere colpita da una procedura di deficit eccessivo (EDP-excessive deficit procedure): caso più che probabile, di cui ha parlato lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti giorni fa, quando ha definito lo scenario dell’attivazione di questa procedura perfino scontato, e non solo per l’Italia.
L’attenti delle banche ai loro clienti con dubbi scudo Bce
Questo scenario ha portato diverse banche d’affari, ha rivelato Reuters, ad avvertire i propri clienti, ricordando loro che uno dei criteri che devono essere soddisfatti affinché la Banca centrale europea attivi lo scudo TPI è che il paese da soccorrere non sia soggetto a una procedura di deficit eccessivo o che, nel caso in cui lo sia, dia il via ai necessari aggiustamenti di bilancio (più semplicemente, a una manovra correttiva).
L’avvertimento ha ovviamente messo ansia ad alcuni investitori che, ha fatto notare Reuters, hanno acquistato nel corso dell’ultimo anno i BTP non solo grazie agli elevati rendimenti assicurati dai titoli italiani, ma anche in quanto rassicurati dalla presenza dello scudo TPI della Bce.
Scudo che, tra l’altro, non è stato mai attivato, ma la cui sola esistenza è riuscita a rasserenare chi guarda con una preoccupazione più o meno latente al debito pubblico italiano, con lo sguardo incollato al grafico dello spread BTP-Bund.
TPI: di cosa si tratta
Acronimo di “Transmission Protection Instrument”, il TPI è uno strumento che la Bce ha annunciato nel luglio del 2022 e che, in caso di utilizzo, permetterebbe di contrastare un eventuale allargamento degli spread tra i bond dell’area euro, che fosse “ingiustificato”.
Con questo schema, la Banca centrale europea si farebbe avanti per acquistare i bond di quel paese che si trovasse di colpo a essere attaccato dai mercati.
Almeno finora, è bastata per l’appunto la presenza di questo scudo anti-spread a mettere in sicurezza i BTP, nonostante i rialzi dei tassi ripetutamente lanciati dalla Bce proprio a partire dal luglio del 2022.
Lo ha confermato tra gli altri Tim Jones, analista della divisione dell’Eurozona di Medley Advisors che, interpellato da Reuters, ha ricordato che il “TPI ha fatto il suo lavoro così bene nell’arco degli ultimi due anni che basterebbe anche solo qualche commento da parte dei funzionari della Bce sul rischio che l’Italia non ne abbia diritto per rendere i bond (BTP) molto più vulnerabili”.
Non è detto tuttavia che una Italia che venisse colpita dalla procedura di deficit eccessivo dell’Ue non riuscirebbe alla fine ad accedere a questo programma.
Gli spiragli di speranza non mancano, dal momento che la maggior parte degli analisti contattata da Reuters ha affermato che la Bce sarebbe aperta alla possibilità di utilizzare il TPI, se i mercati finissero per attaccare il debito pubblico italiano -mercato che vale 2,9 trilioni di euro – anche se Roma fosse colpita dalla procedura per deficit eccessivo.
Per esempio secondo Chiara Zangarelli, economista per l’Europa di Morgan Stanley, “se l’Italia fosse colpita dalla procedura per deficit eccessivo, ma riducesse il suo deficit in linea con quanto richiesto da Bruxelles, allora avrebbe ancora i requisiti per accedere al TPI”.
E’ stato poi uno stesso portavoce della Bce a riferire a Reuters che il fatto di essere sottoposto a una procedura di deficit eccessivo, da solo, non comporterebbe la perdita automatica di un paese dell’area euro all’accesso allo strumento anti-spread.
BTP caduti nella rete dei sell sui Treasury. L’outlook FMI
L’attenzione nei confronti del debito pubblico italiano si è riaccesa questa settimana, sia a causa del contagio dei sell sui Treasury americani sui debiti governativi dell’Eurozona, sia per le previsioni sul Pil, il debito e il deficit delle varie economie del mondo, che il Fondo Monetario internazionale ha annunciato con la pubblicazione del suo nuovo World Economic Outlook (WEO).
Preoccupanti le stime sull’Italia che, secondo l’Fmi, vedrà il suo rapporto debito-Pil salire dal 137,3% del 2023 al 139,2% nel 2024, per poi sforare la soglia del 140% nel 2025, fino al 140,4%.
Ancora, l’Fmi stima ulteriori rialzi del debito-Pil dell’Italia al 142,6% nel 2026, al 143,1% nel 2027, al 144,7% nel 2028 e al 144,9% nel 2029.
Le stime sul deficit-Pil sono invece pari al 4,6% nel 2024, e in calo al 3,2% nel 2025, fino al 3% nel 2026.
Per il 2027 il deficit-Pil è atteso al 2,9% e infine al 3% nel biennio 2028-29.
L’Fmi ha così confermato la croce dei conti pubblici, per l’Italia, che si affianca tra l’altro a una crescita del Pil niente affatto confortante, visto che sempre il Fondo Monetario Internazionale stima per il 2025 una espansione del prodotto interno lordo che farebbe dell’Italia la peggiore dei paesi del G7, pari a +0,7%.
La magra consolazione, per il paese è che, dopo il balzo fino al 3,93% all’inizio della settimana, i tassi dei BTP decennali sono scesi nella sessione di oggi (venerdì 19 aprile) fino al 3,86%, permettendo allo spread BTP-Bund di rallentare a 139 punti base, e dunque di indebolirsi, dopo essere schizzato nei giorni scorsi fino a 144,9 punti base, massimo dall’inizio di marzo.
Ma i buy sui BTP sono scattati, così come sui Bund e sui Treasury, in quanto gli investitori hanno deciso di rifugiarsi nei bond, a svantaggio degli asset considerati più rischiosi (come le azioni) a seguito dell’attacco che Israele ha lanciato contro l’Iran. Sicuramente, non per motivi legati a una maggiore fiducia nei confronti dell’Italia.
Alcuni analisti, con un debito pubblico orientato a salire in rapporto al Pil fino al 2029, e l’arrivo di una procedura per deficit eccessivo da parte dell’Ue, temono anzi una erosione progressiva della fiducia nei confronti dei BTP.
Vero però che le aspettative di un taglio dei tassi in Eurozona da parte della Bce, atteso per la prossima riunione di giugno, è un fattore che di per sé protegge i titoli di stato dell’area euro, e in particolare i bond italiani, che continuano a presentare rendimenti di tutto rispetto.
L’ultimo QE della Bce. Cosa è il PEPP, ormai al capolinea
Per quanto riguarda “l’ultimo QE” della Bce, il riferimento è a quello strumento che tuttora continua a sostenere il mercato dei titoli di stato europei.
Non si tratta ovviamente del QE tradizionale, o anche Quantitative easing, piano che la presidente Christine Lagarde, a partire dall’inizio del 2023, ha sostituito ufficialmente con il QT-Quantitative Tightening, iniziando a smobilizzare i BTP e gli altri debiti sovrani precedentemente acquistati.
L’ultimo QE è il PEPP, o anche QE pandemico, l’altro piano di acquisti di asset che la Banca centrale europea ha annunciato nel 2020 per rispondere ai disastri economici provocati dalla pandemia Covid.
Il piano sta tuttavia per terminare, portando l’Eurotower a scaricare anche i BTP e gli altri titoli acquistati con questo strumento.
Così come si legge infatti nel sito di Bankitalia, nel mese di dicembre 2023 la Bce ha annunciato infatti che “nella seconda parte del 2024 il portafoglio sarà progressivamente ridotto mediante il reinvestimento parziale del capitale rimborsato sui titoli in scadenza; i reinvestimenti nell’ambito del PEPP termineranno definitivamente alla fine del 2024”.
A quel punto, addio all’altra stampella della Bce a favore dei titoli di stato.
Rimarrà però il TPI: quello scudo TPI che per l’appunto che, secondo quanto riportato in esclusiva da Reuters, gli investitori sperano che rimanga una valida garanzia per i BTP. Anche se, di fatto, non è stato mai utilizzato.