Che cosa bisogna fare con i BTP e in generale con gli altri Titoli di Stato dell’area euro? Tenerli in portafoglio, acquistarne altri (e quali, tra i tanti), o mollarli, considerato il rischio di una tempesta perfetta che è esploso in queste ultime sedute sul mercato mondiale dei bond? E considerata la minaccia sempre più concreta di un rialzo dei tassi da parte della BCE?
Ieri la tensione è esplosa soprattutto sul mercato dei Treasury USA, che ha assistito a un balzo dei rendimenti a 30 anni ai livelli massimi in quasi 19 anni, ovvero dal 2007. Colpa di un mix di fattori, tra cui la paura di un’inflazione in ascesa che costringa la Fed, anche di Kevin Warsh, a continuare a mettere in pausa i tassi (se non ad alzarli), e la decisione di alcuni grandi investitori di mollare il debito degli States.
Nei giorni precedenti, i bond vigilantes avevano attaccato anche i Titoli di Stato UK e del Giappone, scatenando un effetto a cascata che aveva finito con il colpire, di nuovo, i BTP e i bond dell’area euro. Questi ultimi, tra l’altro, prezzano per l’appunto in misura anche più significativa la prospettiva di un rialzo dei tassi, visto che la BCE sarebbe ormai pronta a tornare ad optare per le strette monetarie. Come muoversi dunque nel mercato del reddito fisso? Diverse le riflessioni e le raccomandazioni arrivate dal mondo degli analisti.
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Con BCE più hawkish sui tassi view neutrale sui tassi europei di Generali Asset Management
“ La nostra view sui tassi europei resta neutrale, nonostante i livelli elevati, in quanto i timori di shock inflazionistici globali sono in aumento e il livello attuale dei prezzi energetici potrebbe costringere la BCE a mantenere un orientamento hawkish ”, spiega Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management, dopo aver riassunto quanto accaduto in queste ultime settimane, ovvero il balzo dei rendimenti decennali dei Treasury USA “fino a un nuovo picco al 4,63%, in risposta al crescente timore sull’inflazione”, e l’aumento dei tassi reali di 15 punti base, al 2,09%, a fronte di tassi sui Bund tedeschi scattati fino al 3,19%.
Valle ha ricordato come i Titoli di Stato, in generale, stiano scontando l’orientamento più restrittivo sui tassi che molto probabilmente le banche centrali dovranno seguire.
Nel caso della BCE, viene segnalato come il mercato stia continuando a scontare ben “ tre rialzi dei tassi nel corso dell’anno (giugno, settembre e dicembre), sostenuti da prezzi del petrolio stabilmente sopra i 100 dollari e da crescenti preoccupazioni sull’inflazione globale”.
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Si giustifica con queste premesse la view neutrale sui tassi europei, in una fase in cui, per quanto riguarda l’Italia, se per ora “gli spread italiani appaiono relativamente compressi”, il rischio di un rallentamento economico nell’area euro in crescita “potrebbe esercitare una pressione al rialzo sugli spread”.
Il responsabile della divisione di reddito fisso di Generali Asset Management continua, sottolineando che “la duration complessiva continuerà a essere gestita in modo tattico ”.
Ciò significa che le decisioni su quanto rischio prendere sui tassi saranno prese di volta in volta, in un contesto in cui, “allo stato attuale, nonostante i livelli raggiunti dai rendimenti del Bund, non riteniamo opportuno aumentare la duration, poiché i rendimenti potrebbero continuare a salire a livello globale in risposta a rinnovati timori inflazionistici”.
No insomma a comprare troppe obbligazioni a lunga scadenza, in quanto, se la BCE decidesse di alzare i tassi, questi bond perderebbero valore.
Per quanto riguarda i Titoli di Stato italiani, “ l’esposizione ai BTP sarà anch’essa gestita in modo tattico , ma con un orientamento difensivo”, in una fase in cui “l’esposizione sulla curva dei rendimenti è prossima alla neutralità, con un leggero sovrappeso sul tratto 3-5 anni a fronte di un moderato sottopeso sul segmento 10-20 anni ”.
Praticamente, il rischio di una BCE orientata a diventare più hawkish sui tassi invita Generali Asset Management a propendere per la cautela e, da un punto di vista operativo, a essere leggermente più investita su scadenze 3–5 anni e meno esposta verso i bond con scadenze a 10–20 anni.
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Paura rialzo tassi BCE, c’è chi sceglie di sottopesare in modo significativo i Titoli di Stato
La posizione di Valentin Bissat, Chief Economist e Senior Strategist di Mirabaud Asset Management, è ancora più cauta.
Nel confermare il rischio di rialzi dei tassi da parte sia della Fed che della BCE, Bissat ricorda che, per quanto riguarda l’Eurozona, “i governatori della Banca centrale europea hanno già discusso la possibilità di aumentare i tassi e si danno tempo fino a giugno per valutare i rischi di effetti di secondo livello”.
Di conseguenza, vista la situazione, “non si può escludere una svolta verso un rialzo dei tassi nella prossima riunione (della BCE), qualora lo shock energetico dovesse persistere”.
In generale, “in questo contesto in cui i rischi rimangono asimmetrici per i tassi a lungo termine, manteniamo una posizione di significativo sottopeso sui Titoli di Stato, in particolare sulle scadenze a lungo termine, che sono più esposte all’aumento dei premi al rischio di inflazione e alle preoccupazioni di natura fiscale”.
Così come Generali Asset Management, anche Mirabaud lancia dunque l’attenti soprattutto sui Titoli di Stato a lunga scadenza.
A ragionare su come posizionarsi sui Titoli di Stato anche Karin Kunrath, Chief Investment Officer di Raiffeisen Capital Management che, nel presentare la sua view sulle obbligazioni, si conferma ottimista sui bond francesi OAT e tedeschi, ovvero sui Bund: “Rimaniamo ottimisti riguardo ai Titoli di Stato francesi e tedeschi, così come i governativi australiani”, scrive Kunrath, aggiungendo di mantenere, “invece, un atteggiamento prudente nei confronti dei bond governativi statunitensi (Treasury) che ci interessano esclusivamente rispetto ai segmenti obbligazionari più rischiosi (bond high yield statunitensi e obbligazioni in valuta forte dei mercati emergenti)”.