Bonus busta paga, nuova festività non goduta nel 2026. Ecco cosa spetta

Simone Micocci

21 Aprile 2026 - 12:24

Busta paga, beffa 4 ottobre: è di nuovo festivo ma quest’anno cade di domenica. Ecco cosa spetta ai lavoratori.

Bonus busta paga, nuova festività non goduta nel 2026. Ecco cosa spetta

C’è una novità di quest’anno che avrà ripercussioni dirette in busta paga: come noto, infatti, dal 2026 il 4 ottobre diventa - o meglio, torna a essere - una festività nazionale, con tutte le conseguenze del caso. Uffici chiusi e modifiche al calendario scolastico permetteranno le celebrazioni della ricorrenza dedicata a San Francesco, patrono d’Italia.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, la giornata del 4 ottobre viene trattata al pari di qualsiasi altra festività. Si applicano quindi tutte le tutele previste dalla normativa, sia nel caso in cui si presti comunque attività lavorativa - si pensi, ad esempio, a chi opera nel commercio, nella ristorazione o più in generale nel settore turistico - che laddove si possa usufruire di un giorno di riposo aggiuntivo.

Va detto, però, che c’è una piccola beffa per chi sperava in un giorno di riposo in più già quest’anno, in particolare per gli studenti: il 4 ottobre cade di domenica e, quindi, non ci sarà alcun giorno di vacanza extra, dal momento che le scuole sarebbero state comunque chiuse.

Lo stesso vale per i lavoratori che di norma non lavorano la domenica. Per loro, tuttavia, c’è comunque una consolazione: la giornata di riposo verrà comunque retribuita in più in busta paga. Vediamo perché.

4 ottobre festività non goduta, cosa spetta?

Come anticipato, il 4 ottobre 2026, nuova festività nazionale dedicata a San Francesco d’Assisi, cade di domenica. Una beffa sì, ma va detto che comunque questa circostanza incide direttamente sulla busta paga: per molti lavoratori, infatti, si tratta di una festività non goduta, cioè di un giorno festivo che non si traduce in riposo ma che dà comunque diritto a un compenso aggiuntivo.

Secondo la normativa vigente, infatti, quando una festività cade nel giorno di riposo settimanale, il lavoratore non potendo beneficiare di un giorno libero ha comunque diritto a un vantaggio economico. La normativa prevede infatti che la festività venga retribuita ugualmente, con una quota aggiuntiva rispetto alla normale paga mensile.

Nel dettaglio, per i lavoratori retribuiti mensilmente, la festività non goduta viene generalmente pagata come una quota aggiuntiva dello stipendio (di norma pari a 1/26 della retribuzione mensile). Chi è pagato a ore, invece, riceve un importo proporzionato all’orario di lavoro settimanale. In entrambi i casi, quindi, il risultato è lo stesso: più soldi in busta paga, anche senza aver lavorato né beneficiato del riposo.

Diverso è il discorso sul riposo compensativo. Non esiste una regola unica valida per tutti, in quanto la possibilità di recuperare anche la giornata di riposo dipende dal contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) applicato. Alcuni contratti possono prevedere permessi compensativi o trattamenti più favorevoli, mentre altri si limitano alla sola indennità economica. È quindi fondamentale verificare sempre quanto stabilito dal proprio contratto.

Cosa spetta invece a chi lavora?

Se per molti il 4 ottobre 2026 si traduce in una festività non goduta, diversa è la situazione per chi, invece, lavora nel giorno festivo. Una realtà tutt’altro che rara in settori come commercio, turismo e ristorazione, dove proprio le giornate festive coincidono spesso con i momenti di maggiore attività.

In questi casi, la regola generale è chiara: il lavoratore ha diritto sia alla normale retribuzione della giornata che a una maggiorazione aggiuntiva per il lavoro festivo, percependo un compenso più alto rispetto a una giornata ordinaria. La misura di questa maggiorazione non è uguale per tutti, ma viene stabilita dal contratto collettivo applicato, che può prevedere percentuali diverse a seconda del settore e delle modalità di lavoro, con incrementi anche significativi nei casi di turni particolari o lavoro notturno.

Va però chiarito un aspetto molto importante: quando la festività cade di domenica, come nel caso del 4 ottobre 2026, la maggiorazione per lavoro festivo e quella domenicale generalmente non si sommano. I contratti collettivi prevedono infatti che venga applicata la condizione più favorevole per il lavoratore, oppure una specifica indennità sostitutiva. In molti casi, come avviene ad esempio nel commercio, il trattamento può essere accompagnato anche da un riposo compensativo da fruire in un momento successivo.

C’è poi il tema dell’obbligo di lavorare. In linea generale, il lavoro festivo non può essere imposto unilateralmente dal datore di lavoro, ma richiede un accordo tra le parti. Tuttavia, nella pratica questo consenso è spesso già previsto nel contratto individuale o nel Ccnl, motivo per cui il lavoratore può essere tenuto a prestare servizio proprio nei giorni festivi.

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