Bonus 500 euro per chi ha un contratto a tempo determinato, ecco come funziona

Simone Micocci

28/04/2026

Nuovo bonus assunzioni nel decreto 1 maggio: fino a 500 euro al mese per chi trasforma un contratto da tempo determinato a indeterminato.

Bonus 500 euro per chi ha un contratto a tempo determinato, ecco come funziona
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Nel decreto del 1° maggio, il cosiddetto decreto lavoro, ormai approvato dal governo, si fa spazio a un nuovo bonus orientato a garantire un futuro più stabile a tutti i giovani assunti. Nel provvedimento, che ormai rappresenta una sorta di tradizione per il governo di Centrodestra - quasi a voler dare una propria impronta a una giornata storicamente più vicina alla sinistra - è stata varata una misura che include diverse agevolazioni per i lavoratori, tra cui il bonus per chi ha il contratto collettivo scaduto e l’incremento del limite di detassazione per i fringe benefit.

Accanto a queste misure, nel provvedimento trova spazio anche un bonus fino a 500 euro mensili, che può arrivare a 650 euro nelle regioni del Sud (con estensione anche a Marche e Umbria), rivolto ai più giovani, cioè a coloro che aspirano a un’assunzione a tempo indeterminato ma non sono ancora riusciti a raggiungere questo traguardo.

Nel dettaglio, non si tratta di un compenso aggiuntivo in busta paga, ma di un incentivo pensato per favorire il loro inserimento stabile in azienda. Una sorta di bonus assunzioni, come ce ne sono già diversi, orientato in particolare alla stabilizzazione e all’ingresso nel lavoro a tempo indeterminato.

A chi si rivolge il bonus

Quindi, il nuovo incentivo previsto nel decreto del 1° maggio si rivolge in modo mirato ai giovani lavoratori che si trovano in una condizione di svantaggio occupazionale. L’obiettivo è chiaro: favorire il passaggio verso un’occupazione stabile, intervenendo proprio nelle situazioni di maggiore difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.

Nel dettaglio, la misura riguarda i lavoratori under 35 (ossia chi non ha compiuto i 35 anni) che si trovano in una condizione di svantaggio, in particolare senza impiego da almeno 24 mesi. Si tratta quindi di una platea ben definita: giovani che faticano a trovare un’occupazione stabile e continuativa.

Allo stesso tempo, il bonus è destinato ai datori di lavoro privati, chiamati a giocare un ruolo attivo nel processo di assunzione. Sono infatti loro i beneficiari diretti dell’esonero contributivo, riconosciuto a fronte dell’assunzione, ma con un vincolo preciso: l’operazione deve tradursi in un incremento occupazionale netto. L’operazione, quindi, deve tradursi in un reale aumento dei livelli occupazionali e non in una semplice sostituzione di personale.

Restano esclusi i dirigenti, mentre rientra il personale non dirigenziale.

Cosa prevede il bonus

Come anticipato nell’introduzione, questo nuovo bonus si traduce in un esonero contributivo totale a favore dei datori di lavoro privati che decidono di assumere giovani nelle condizioni previste.

Nel dettaglio, l’agevolazione è pari al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un tetto massimo di 500 euro al mese per ciascun lavoratore, che sale a 650 euro nelle regioni del Sud (con estensione anche a Marche e Umbria), e viene riconosciuta per un periodo fino a 24 mesi.

Per spiegare meglio, la quota di contributi che grava sul datore di lavoro è pari al 23,81% nel settore privato: questa viene azzerata, fino a copertura dei limiti previsti. Significa che, ad esempio, un lavoratore che guadagna 1.500 euro lordi comporta normalmente un costo contributivo di circa 357 euro al mese. In questo caso, l’azienda non pagherebbe nulla su quella quota, beneficiando di un risparmio pieno, interamente coperto dal bonus.

Diverso il caso di retribuzioni più elevate: se, ad esempio, lo stipendio lordo fosse di 2.500 euro, i contributi a carico del datore salirebbero a circa 595 euro mensili. In questo scenario, però, l’esonero si fermerebbe al tetto massimo di 500 euro (o 650 euro nelle aree agevolate), lasciando quindi una parte residuale a carico dell’azienda.