Approvato il Decreto Primo Maggio 2026: arrivano i nuovi bonus assunzioni per giovani e donne, l’indennità per i contratti scaduti e le tutele per i rider. Ecco cosa cambia per aziende e lavoratori.
Il Consiglio dei Ministri del 28 aprile 2026 ha approvato il decreto Primo Maggio in materia di lavoro. La nuova misura prevede incentivi all’occupazione, salario giusto, rinnovi contrattuali e interventi sul lavoro su piattaforme digitali. Rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi l’intervento prevede misure più strutturate con novità rilevanti per dipendenti e datori di lavoro.
Diversamente da quanto ipotizzato, per le assunzioni il decreto non si limita alla proroga delle misure già esistenti per Zes, donne e giovani.
Oltre al salario giusto, e solo le aziende che lo applicano potranno accedere ai benefici assunzioni previsti dal presente decreto, il provvedimento affronta anche indennità di vacanza contrattuale e tutele per i rider.
Il provvedimento stanzia circa 960 milioni di euro già previsti, in buona parte, nel Bilancio.
L’obiettivo del decreto è quello di combattere il lavoro povero in attuazione della legge delega per una retribuzione equa. Cuore del provvedimento è la contrattazione collettiva con lo scopo di rafforzarla e incentivare i rinnovi contrattuali.
Vediamo nello specifico cosa contiene il decreto Primo maggio e cosa potrebbe cambiare per i lavoratori.
leggi anche
Busta paga, da maggio arrivano due nuovi bonus
Indennità provvisoria della retribuzione
Il decreto interviene sulla disciplina dei rinnovi contrattuali collettivi e stabilisce che siano le parti sociali a disciplinare le decorrenze degli incrementi retributivi in sede di rinnovo e gli eventuali importi unatantum spettanti nel periodo di vacanza contrattuale (dalla scadenza del vecchio contratto alla firma del rinnovo).
Se i contratti, inoltre, non vengono rinnovati entro 12 mesi dalla scadenza viene previsto un adeguamento forfettario in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato.
Questa somma serve a coprire il gap inflattivo durante la vacanza contrattuale, evitando che il potere d’acquisto crolli mentre i sindacati e le imprese trattano.
Bonus assunzioni
Diversamente da quanto ipotizzato il decreto non si limita a prorogare i bonus assunzioni già in essere (e di prossima scadenza), ma prevede quattro misure di decontribuzione principali:
- bonus assunzioni donne 2026 con il quale si riconosce un esonero contributivo del 100% (massimo 650 euro al mese) per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate. Il bonus è incrementato a 800 euro al mese per le assunzioni effettuate nelle Regioni della Zes unica e per il Mezzogiorno;
- bonus assunzione giovani 2026: anche in questo caso è previsto l’esonero contributivo del 100% (fino a un massimo di 500 euro al mese) per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale con età inferiore ai 35 anni. Il limite è elevato a 650 euro al mese per le assunzioni in aree di crisi e nel Sud;
- bonus stabilizzazione giovani 2026: esonero contributivo del 100% (massimo 500 euro al mese) per 24 mesi per le stabilizzazioni di contratti a termine stipulati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza;
- bonus assunzione ZES 2026: esonero contributivo totale (massimo 650 euro al mese) per i datori di lavoro che occupano massimo 10 dipendenti per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.
Il salario giusto
La novità più importante, però, è che l’accesso ai benefici previsti dal decreto sarà consentito solo alle aziende che riconoscono un trattamento economico individuale corrisposto non inferiore al trattamento economico complessivo (Tec) previsto dai contratti nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Questa formula assicurerebbe a tutti i lavoratori un trattamento economico individuato dai contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil e che il decreto ha definito “salario giusto”.
Così si fa in modo che per le aziende ricorrere ai contratti pirata sia meno conveniente. Si tratterebbe di una sorta di “salario minimo” fissato dai contratti stessi (nella bozza, infatti, si legge che le organizzazioni che non sono tra le più rappresentative non possono stabilire un Tec inferiore a quello indicato dalle organizzazioni più rappresentative).
Per quel che riguarda, invece, i settori che non sono coperti da contrattazione collettiva, il Tec non potrà essere inferiore a quello previsto dal contratto di categoria che maggiormente si avvicina all’attività svolta.
Rider, che cambia?
Il decreto potrebbe intervenire anche sui rider, uno dei lavori più poveri in assoluto attualmente pagato tra i 2 e i 4 euro a consegna. Si tratta di un lavoro finito sotto i riflettori della magistratura. Si sta valutando l’inserimento di incentivi e agevolazioni fiscali per migliorare la sostenibilità del settore con il riconoscimento e la tutela di nuove forme di lavoro che si stanno diffondendo sempre di più con l’economia digitale.
Le altre misure
Il decreto introduce una disciplina temporanea per il passaggio del TFR al fondo tesoreria INPS. Per i versamenti relativi al primo semestre del 2026 che saranno effettuati entro il 16 luglio 2026 non saranno previste sanzioni. Entro il 30 giugno 2026 i lavoratori potranno scegliere se destinare il TFR maturato al fondo tesoreria INPS o alla previdenza complementare.
Il regime dell’isopensione, inoltre, viene esteso fino al 2029 per consentire le aziende di accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA