Le obbligazioni legate all’inflazione? Non sono tutte uguali

Ufficio Studi Money.it

6 Settembre 2021 - 13:30

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Nonostante i rendimenti negativi, i titoli indicizzati possono riservare sorprese agli investitori. Occorre scegliere bene e, per farlo, ci serviamo della view di Althea Spinozzi, Senior Fixed Income Strategist di BG Saxo.

Le obbligazioni legate all'inflazione? Non sono tutte uguali

Quello dell’inflazione è uno dei temi chiave per capire le dinamiche dei mercati. Venerdì le indicazioni arrivate dal mercato del lavoro USA sono risultate peggiori delle attese e, di conseguenza, avrebbero dovuto spingere al rialzo i mercati.

Ma, come abbiamo visto, l’effetto è stato opposto: numeri peggiori delle stime, che garantiscono una prosecuzione della politica monetaria ai livelli attuali, hanno finito per penalizzare le piazze finanziarie.

Andando a guardare nel dettaglio le indicazioni relative le payrolls, salite di 235 mila unità ad agosto (un quarto rispetto a luglio, un terzo nel confronto con il consenso), vediamo come il vero market mover del mercato è stato l’andamento delle retribuzioni.

Saliti dello 0,6% rispetto ad un mese prima, il doppio rispetto al consenso, i salari medi orari hanno rafforzato la view di quella fronda della Fed che preme per una riduzione degli stimoli perché preoccupata che le tensioni rialziste sulle buste paga si riversino sull’intera economia.

Uno degli strumenti preferiti dagli operatori per contrastare l’incremento dei prezzi al consumo è rappresentato dalle obbligazioni indicizzate all’inflazione.

Obbligazioni indicizzate: convengono?

Con l’avvicinarsi del tapering, il progressivo ritiro delle misure straordinarie da parte della Federal Reserve (e delle altre maggiori banche centrali), i rendimenti nominali sono destinati a salire, provocando un aumento dei rendimenti reali.

“Il punto -ha rilevato Althea Spinozzi, Senior Fixed Income Strategist per BG Saxo- è che l’inflazione è ribassista per le obbligazioni nominali così come per le obbligazioni protette dall’inflazione. Infatti, quando i rendimenti nominali cominciano a salire, gli investitori troveranno interessante vendere TIPS (Treasury Inflation-Protected Security, titoli di Stato Usa legati all’andamento dell’inflazione, ndr) costosi per comprare titoli del Tesoro USA nominali a tassi più alti”.

Per comprendere meglio se acquistare obbligazioni indicizzate in questo momento potrebbe rappresentare una scelta vincente, l’esperta ricorre ad una simulazione prendendo come riferimento un recente sondaggio dell’Università del Michigan, in cui il tasso d’inflazione annuale medio è fissato al 3% per i prossimi cinque anni.

“Attualmente, i TIPS quinquennali (US91282CCA71) pagano un rendimento di -1,8%. Se si comprassero le obbligazioni oggi e le si tenessero fino alla scadenza, il rendimento totale annuale sarebbe dell’1,25%, circa il 6% per il periodo totale di detenzione”.

Il problema sorge nel caso in cui ci si dovesse trovare a vendere l’obbligazione prima della scadenza: “supponiamo che i rendimenti reali a 5 anni salgano allo 0%. Se avete bisogno di vendere le obbligazioni in un anno, il vostro rendimento totale sarà -4,6%”.

Quindi, se si cerca una protezione dall’inflazione, i TIPS possono ancora funzionare bene in un portafoglio diversificato. “Tuttavia, potrebbe essere necessario tenerli fino alla scadenza per non incorrere in perdite in un ambiente di tassi di interesse in aumento”.

Non toccare i Gilts legati all’inflazione

“Gli investitori che comprano Gilts legati all’inflazione registreranno una perdita anche se i tassi rimangono ai livelli minimi attuali”, evidenzia Spinozzi.

I Gilts legati all’inflazione a cinque anni (GB00BYY5F144) offrono un rendimento di -3,2%. Se si tenessero fino alla scadenza e l’inflazione annuale si aggirasse in media intorno al 3% nei prossimi cinque anni, si andrebbe comunque incontro a una perdita del -0,60%.

Inoltre, se l’indice dei prezzi al dettaglio (RPI), che è usato come riferimento per pagare le cedole dei Gilts legati all’inflazione, si normalizzasse sotto il 3% già entro il 2023,

“la perdita subita dagli investitori che detengono Gilt indicizzati a cinque anni diventerebbe ancora più grande. Per portare in utile l’acquisto di Gilts indicizzati a 5 anni, avremmo bisogno che l’inflazione si mantenesse intorno al 3,2% annuo nei prossimi cinque anni”.

Zona Euro: meglio puntare sull’Italia

Per quanto riguarda la Zona Euro, l’analista prende in considerazione due coperture contro l’inflazione: quella più costosa e quella più economica (entrambe legate all’indice HICP Ex Tobacco di Eurostat).

Nel caso dell’opzione più costosa, con i titoli di stato tedeschi indicizzati a 5 e 10 anni, è necessario che l’inflazione sia in media rispettivamente del 2,20% e del 2,60% all’anno.

Puntando sui titoli indicizzati più a buon mercato, quelli italiani, i BTPS a 5 e 10 anni andranno in pareggio con un’inflazione media annua rispettivamente dell’1,55% e dello 0,8%.

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