Black Swan o anche Cigno nero. Money.it ha intervistato Stas Melnikov, Head of Quantitative Research and Risk Data Solutions presso SAS, ex JPMorgan.
Quale sarà il prossimo Black Swan alias Cigno nero che farà tremare i mercati di tutto il mondo? La domanda tallona ormai da quasi due decenni la comunità degli investitori.
Di Cigni Neri e di potenziali tali ha parlato con Money.it Stas Melnikov, Head of Quantitative Research and Risk Data Solutions presso SAS, società specializzata in dati e intelligenza artificiale.
Prima di entrare in SAS, Melnikov è stato responsabile delle previsioni sulle perdite del portafoglio di credito residenziale statunitense presso JPMorgan Chase. Tra le sue esperienze, anche quella di responsabile globale della divisione di Investment Risk di Russell Investments.
Black Swan, cosa sono i Cigni Neri
Prima di passare all’intervista è importante tornare a spiegare cosa si intende per Black Swan.
Di Cigni neri se ne parla da tempo, per la precisione dal 2007, ovvero da quando l’economista Nassim Nicholas Taleb pubblicò il suo libro, diventato subito un bestseller, “The Black Swan: The Impact of the Highly Improbable”.
Il libro utilizza l’espressione Black Swan per descrivere eventi rari e imprevedibili, che vengono poi spiegati e razionalizzati a posteriori come se fossero (erroneamente) prevedibili e che, nel momento in cui si manifestano, innescano reazioni violente e diffuse.
Le stesse autorità di regolamentazione cercano ormai inutilmente di intercettarli, come dimostra il caso degli stress test che banche centrali come la BCE e la Fed tendono periodicamente a lanciare, al fine di misurare la resilienza delle banche di fronte a fenomeni contemplati nei cosiddetti worst case scenario.
Worst case scenario che sono scenari estremi, i peggiori possibili e che tuttavia non possono essere considerati Black Swan, in quanto il Cigno nero è per sua natura imprevedibile.
Ipotizzare quale potrebbe essere il prossimo Black Swan è dunque di per sè impresa decisamente ardua ma, soprattutto in questo momento, esigenza avvertita forse più che mai, visto che i mercati finanziari continuano a essere alle prese con diverse incognite, come il proseguio delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, a causa della guerra USA-Iran; lo strano caso di Wall Street e di altre azioni che continuano a volare a ritmi record; l’incertezza sul trend dei prezzi del petrolio e dunque sull’arrivo di nuovi shock energetici che infiammino ulteriormente l’inflazione; gli interrogativi sul destino delle azioni AI. Non per niente, in quest’ultimo caso, le espressioni bolla speculativa e bolla AI sono tra quelle più gettonate nel mondo delle notizie di cronaca finanziaria.
Intervista di Money.it a Stas Melnikov. Black Swan rimangono un’incognita, ma quali shock rischiano i mercati?
Di seguito l’intervista di Money.it a Stas Melnikov, che ha partecipato alla progettazione e all’esecuzione di numerosi esercizi di stress test.
La sua esperienza nella realizzazione di modelli sui mercati immobiliari e sui comportamenti dei consumatori ha contribuito a mettere in evidenza la fragilità del mercato dei mutui negli anni precedenti la crisi finanziaria globale del 2008.
Domanda. Ci sono elementi che a suo avviso possono portare a prevedere un evento o più eventi in stile ’Cigno Nero’ per l’economia globale?
Risposta: Per definizione, un vero evento Black Swan non può essere previsto in anticipo. Ciò che possiamo fare è però individuare le aree in cui il sistema finanziario globale appare sempre più fragile ed esposto a uno shock imprevedibile. E tra i rischi attuali che mi preoccupano maggiormente ci sono: 1) un attacco informatico di vasta portata contro infrastrutture o sistemi finanziari cruciali; un evento nel private credit e/o nello shadow banking capace di contagiare altri asset, propagandosi nel sistema finanziario nel suo complesso; la perdita di fiducia nei confronti dei mercati del debito sovrano (dunque verso Titoli di Stato come BTP nel caso dell’Italia, di OAT nel caso della Francia, di Treasury nei confronti degli Stati Uniti), alimentata dall’aumento dei livelli di indebitamento e dall’assenza di disciplina fiscale; un salto tecnologico nell’AI (intelligenza artificiale) o nel quantum computing che si verifichi in assenza di adeguati presidi e meccanismi di controllo.
Gli elementi chiave da considerare includono la crescente velocità di propagazione degli shock e l’interconnessione sempre crescente tra rischi di funding, di credito e di liquidità.
D: Quale tra questi eventi inattesi potrebbe avere il maggiore impatto sui mercati finanziari prima della fine del 2026?
R: I mercati finanziari stanno diventando sempre più digitalizzati. Il trading elettronico si sta estendendo alla maggior parte delle asset class e i sistemi di negoziazione automatizzata (automated trading systems) sono sempre più diffusi. Un grave attacco informatico capace di compromettere queste infrastrutture potrebbe rapidamente minare la fiducia nei sistemi stessi, trasformando un’interruzione operativa in un evento di liquidità e, successivamente, in uno shock sul credito. I mercati potrebbero oggi sottovalutare il grado di interconnessione tra rischio cyber e rischio di credito.
D: Qual è lo shock energetico più plausibile che gli investitori stanno trascurando quasi del tutto, e che dunque è prevedibile?
R: Il problema demografico è un disastro annunciato che si muove lentamente e che, prima o poi, si manifesterà sotto forma di shock. L’invecchiamento della popolazione e il rapido calo dei tassi di natalità trasformeranno i mercati del lavoro, metteranno sotto pressione i sistemi di protezione sociale e modificheranno la domanda di attività finanziarie. Sebbene si sviluppino lentamente, questi trend potrebbero determinare una rivalutazione improvvisa dei tassi di crescita e della sostenibilità dei conti pubblici. Per approfondire il modo in cui processi graduali possano tradursi in cambiamenti improvvisi, si può fare riferimento al libro di Malcolm Gladwell, The Tipping Point.
D: Quale potrebbe essere l’evento capace di far scendere i mercati azionari globali del 20% o oltre?
R: Oggi le società tecnologiche stanno spendendo cifre enormi per costruire data center e per sviluppare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale. Un ridimensionamento della spesa in conto capitale (capex) legata all’AI avrebbe un impatto sismico sui mercati.
D: Qual è l’errore più grande che gli investitori stanno commettendo nell’attuale contesto di mercato?
R: La compiacenza. Si sta diffondendo una crescente compiacenza nei confronti dei benchmark di mercato, accompagnata da una concentrazione sempre maggiore. La visione tradizionale della diversificazione tra azioni e obbligazioni è ormai superata e può rivelarsi particolarmente vulnerabile in presenza di shock inflazionistici. È quindi fondamentale effettuare un’attenta analisi della concentrazione e diversificare adeguatamente i fattori di rischio.
D: Se potesse mettere in guardia gli investitori su un solo rischio che stanno trascurando e che potrebbe ridisegnare i mercati finanziari globali prima della fine del 2026, quale sarebbe e perché?
R: Il rischio inflazionistico non è scomparso e tornerà a manifestarsi. La deglobalizzazione, la crescente militarizzazione, le tensioni commerciali e lo sviluppo delle infrastrutture necessarie all’AI sono tutti fattori di natura inflazionistica. Le attuali politiche fiscali e monetarie potrebbero non essere sufficientemente restrittive per mantenere l’inflazione sotto controllo. Va ricordato che, nel corso dell’ultimo decennio, i Titoli di Stato hanno svolto una funzione di stabilizzazione nei portafogli durante le fasi di stress dei mercati. In futuro potrebbe non essere più così. Alla luce dei livelli storicamente elevati di indebitamento sovrano e del rischio di una nuova accelerazione dell’inflazione, questa convinzione deve essere riconsiderata.
Stas Melnikov ha concluso l’intervista a Money.it ricordando il DNA dei Cigni Neri:
“I Black Swan non sono prevedibili. L’obiettivo di una gestione prudente del rischio non è prevedere la prossima crisi, ma individuare le aree di fragilità e costruire una resilienza sufficiente ad affrontare un’ampia gamma di potenziali shock. Gli investitori – comprese banche e altre società di servizi finanziari – dovrebbero utilizzare una combinazione di indicatori di allerta precoce e analisi di scenario per individuare le aree di debolezza su cui intervenire. Chi cerca di anticipare quello che ritiene essere lo shock più probabile rischia spesso di trascurare i rischi realmente più rilevanti”.
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