Bitcoin e finanziamento al terrorismo: controlli, informazioni e limitazioni dei rischi

Ecco lo studio pubblicato dal dipartimento per i diritti dei cittadini e gli affari costituzionali del Parlamento europeo in materia di Bitcoin e finanziamento illecito alle attività terroristiche.

Bitcoin e finanziamento al terrorismo: controlli, informazioni e limitazioni dei rischi

Il TERR Committee, il Comitato Speciale per il Terrorismo del Parlamento europeo, ha commissionato al Dipartimento per i diritti dei cittadini e gli affari costituzionali uno studio per esplorare i rischi del finanziamento del terrorismo attraverso l’utilizzo delle valute virtuali.

Il fenomeno delle criptovalute - Lo studio analizza dettagliatamente le caratteristiche delle criptovalute e dei correlati rischi in termini di utilizzo, attuale e potenziale, per attività illecite di finanziamento al terrorismo.

Virtual currencies and terrorist financing: assessing the risks and evaluating responses
This study, commissioned by the European Parliament’s Policy Department for Citizens’ Rights and Constitutional Affairs at the request of the TERR Committee, explores the terrorist financing (TF) risks of virtual currencies (VCs), including cryptocurrencies such as Bitcoin. It describes the features of VCs that present TF risks, and reviews the open source literature on terrorist use of virtual currencies to understand the current state and likely future manifestation of the risk. It then reviews the regulatory and law enforcement response in the EU and beyond, assessing the effectiveness of measures taken to date. Finally, it provides recommendations for EU policymakers and other relevant stakeholders for ensuring the TF risks of VCs are adequately mitigated.

Dall’inizio del 2017 è aumentato in maniera notevole sia il numero di criptovalute in circolazione che l’ammontare dei volumi e valori scambiati. Le stime suggeriscono che sono state create all’incirca 1.500 criptovalute diverse dai bitcoin, la metà delle quali sviluppate a partire proprio dal 2017.

Per farsi un’idea dei numeri basti pensare che da maggio 2018 il valore totale in dollari USA delle criptovalute è di circa 450 miliardi di dollari, con un aumento di quindici volte rispetto al 2017.

Il bitcoin è certamente l’esempio più conosciuto di criptovaluta, che da solo rappresenta circa il 35% dell’attuale valore complessivo di quelle in circolazione, e il suo successo certamente all’aumento della divulgazione della gamma di prodotti e servizi connessi.

È il caso ad esempio dei bancomat fisici, che consentono agli utenti di depositare valuta e ricevere bitcoin che sono aumentati in tutta Europa, specie in Austria e Regno Unito, o dele carte di criptovaluta prepagate, ricaricabili e spendibili presso molti rivenditori.

Tuttavia, lo studio rileva che la quota di mercato dei bitcoin è in fase discendente, in diminuzione di circa l’80% dall’inizio del 2017, a causa del proliferare di cripto-monete alternative, come si evince dalla tabella del dossier contenente l’analisi delle principali monete virtuali in circolazione, in termini di numero e di valori:

I rischi connessi al terrorismo – La ricerca rileva che talune cellule estremiste legate al terrorismo internazionale stanno imparando a utilizzare le nuove tecnologie, perché le criptovalute presentato caratteristiche di anonimato e di non tracciabilità che possono risultare utili per progetti criminali di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, come ad esempio la raccolta di fondi per scopi illeciti nel Dark web o la realizzazione di campagne di crowdfunding sul social media.

La situazione non ha assunto ancora livelli allarmanti, ma ci sono casi documentati di uso illecito delle criptovalute nel Dark web. All’inizio del 2017, ad esempio, l’Unità di Informazione Finanziaria dell’Indonesia ha riferito che Bahrun Naim, un jihadista che pianificava gli attacchi del 2016 a Giacarta, ha usato PayPal e Bitcoin per trasferire fondi dal Medio Oriente per sostenere le cellule terroristiche indonesiane su Java.

Gli esperti di Strasburgo riferiscono comunque che la situazione potrebbe evolversi in maniera significativa perché la portata del rischio di ulteriori utilizzi sono ipotizzabili ma di difficile previsione. Per questo motivo l’Unione europea considera la mitigazione dei rischi legati all’utilizzo delle criptovalute per fini terroristici come una priorità di sicurezza e per promuovere questo obiettivo sarà essenziale una solida condivisione delle informazioni sull’uso illecito delle criptovalute da parte delle autorità dei singoli Stati membri.

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