Banche italiane e BTP davvero sicuri? L’avvertimento UE

Laura Naka Antonelli

20/12/2024

Banche italiane e BTP pronti a chiudere un 2024 all’insegna dei buy. Ma occhio all’alert appena lanciato dall’UE.

Banche italiane e BTP davvero sicuri? L’avvertimento UE

Tutti a tessere le lodi delle banche italiane e dei BTP. Ma fino a che punto i due asset dell’Italia, trasformatisi da un bel po’ di tempo nei presunti fiori all’occhiello del Paese, sono davvero sicuri?

I dati sono sicuramente a loro favore. Certo, nelle ultime sedute qualche scossa i BTP l’hanno ricevuta, prima dalla BCE di Christine Lagarde meno dovish del previsto sui tassi, pronta a staccare anche la famosa spina anti-spread, poi dalla Fed di Jerome Powell, che ha mandato al tappeto i titoli di Stato USA, scatenando un effetto domino sui bond dell’area euro. Detto questo, sia la carta italiana che i titoli delle banche italiane si avviano a concludere il 2024 sbandierando performance positive: la prima, blindata dalla solidità del governo Meloni; le banche, grazie ai tassi ancora alti della BCE e, anche, alla febbre risiko scatenata dai vari dossier UniCredit-Banco BPM e MPS-Monte dei Paschi di Siena.

Previsioni su come andranno le cose nel 2025, sia per i BTP che per le banche, sono state già sfornate. A essere sfornato è stato tuttavia anche un attenti, che vale la pena di considerare, soprattutto a causa di quel doom loop, definito anche abbraccio tossico, tra gli istituti di credito e il debito pubblico dell’Italia.

Il rapporto della Commissione UE. Banche italiane: gli appunti su NPL e CET1 Ratio

L’attenti è arrivato con la pubblicazione di un rapporto stilato dalla Commissione europea.

Nel caso dell’Italia, il paper ha messo in evidenza alcune vulnerabilità che interessano tuttora il settore bancario, nonostante l’immagine del comparto si sia ripulita da quel marchio negativo che l’aveva caratterizzata negli anni della crisi dei debiti sovrani.

Di fatto, il comparto bancario italiano, confermano gli esperti, continua a migliorare. Tuttavia, “permangono alcune vulnerabilità”.

Menzionato in particolare il ratio non performing loans che, sebbene sia rimasto stabile al 2,8%, così come è emerso nel secondo trimestre del 2024, “rimane al di sopra della media dell’area euro ”.

Ancora aperta dunque la questione degli NPL (Non Performing Loans), sebbene in misura decisamente inferiore rispetto al passato.

A tal proposito, vale la pena rispolverare la definizione che Bankitalia ha dato degli NPL, in italiano crediti deteriorati, che sono “esposizioni verso soggetti che, a causa di un peggioramento della loro situazione economica e finanziaria, non sono in grado di adempiere in tutto o in parte alle proprie obbligazioni contrattuali”.

Il rapporto di Bankitalia sulle sofferenze delle banche italiane

Sempre la Banca d’Italia ha pubblicato oggi il rapporto annuale sul tema delle sofferenze delle banche italiane: dall’analisi è emerso che nel 2023 sono state chiuse, dunque eliminate dai bilanci degli istituti, posizioni a sofferenza per circa 9 miliardi.

Bankitalia ha confermato il “ miglioramento nei tempi di smaltimento in atto dal 2015, che beneficia sia della riduzione delle consistenze e dei bassi tassi di ingresso in sofferenza, sia dei progressi conseguiti dagli intermediari nella gestione di questi crediti. I dati aggiornati mostrano che la quota delle posizioni chiuse entro tre anni dalla classificazione a sofferenza è pari all’88%, valore massimo finora osservato”.

Palazzo Koch ha reso noto anche che “rispetto al 2022 il tasso di recupero medio è aumentato (dal 34% al 36%) per effetto della minore incidenza delle sofferenze cedute sul totale (da 81% a 60%)”, precisando che “l’indicatore è tuttavia diminuito sia sulle posizioni cedute (dal 32% al 30%), sia sulle posizioni chiuse in via ordinaria (dal 47% al 45%)”.

Ma attenti al doom loop banche italiane-BTP. L’abbraccio tossico

Tornando al rapporto stilato dalla Commissione europea, lo studio ha messo in evidenza il fattore positivo per le banche italiane rappresentato dal miglioramento “significativo” della redditività degli istituti, sostenuto dall’aumento del margine netto di interesse, dunque, in sostanza, dai tassi di interesse dell’area euro decisi dalla BCE di Christine Lagarde. Il paper ha fatto riferimento a livelli di redditività delle banche italiane “vicini alla media UE nel 2023”.

Il Common Equity Tier 1 capital ratioè rimasto ampiamente stabile, sebbene a di sotto della media UE”.

Ancora, “i prestiti nel 2023 si sono confermati molto deboli”.

Non è mancato il riferimento all’altro tallone d’Achille, ovvero all’ “esposizione delle banche italiane verso il debito sovrano domestico”, dunque verso i BTP, definita “significativa e tra le più alte nell’area euro”.

Proprio questa del doom loop è una vulnerabilità messa in evidenza dal rapporto, che ha rimarcato che “il legame tra il governo e i settori finanziari rappresenta ancora il rischio di un feedback loop ”, ovvero di ripercussioni negative che più volte, di fatto, chi ha parlato di abbraccio tossico tra le banche italiane e i BTP ha messo in evidenza.

D’altronde, hanno avvertito gli esperti, “in Italia le preoccupazioni legate al debito governativo elevato rimangono. Dopo il calo del 2023, si prevede per i prossimi anni un rialzo del rapporto tra il debito pubblico e il PIL, nonostante i deficit inferiori”.

Il motivo? “Gli aggiustamenti non favorevoli del rapporto stock-flussi e i differenziali tra gli interessi e il tasso di crescita”.

BTP? Occhio: i rendimenti sono i più alti nell’area euro

Gli esperti della Commissione europea hanno tra l’altro ricordato che “ i rendimenti dei BTP italiani rimangono i più alti dell’area euro (il che significa che questi titoli di Stato sono percepiti come i più rischiosi), sebbene i loro spread nei confronti dei titoli di stato dell’area euro che godono dei migliori rating si sia ristretto nel 2023 e ulteriormente anche nel 2024”.

Rimarcato il fatto che “i rischi che incombono sulla sostenibilità fiscale sono alti nel medio termine e medi nel lungo termine ”.

Insomma, chi detiene i BTP deve sempre ricordare che in mano non ha uno strumento finanziario privo di rischi.

Allo stesso tempo, chi punta sulle banche italiane deve ricordare che proprio per quel doom loop che avvinghia gli istituti di credito al debito made in Italy è un fattore di rischio per gli istituti di credito, anche se poi ci sono i casi illustri, come quello rappresentato dai bond di UniCredit, che per alcuni ormai sono più sicuri dei BTP.