Banche centrali: settembre di fuoco. Cosa aspettarsi?

Settembre sarà il mese delle banche centrali: dalla Fed alla BCE passando anche per la Bank of Canada, cosa aspettarsi da alcuni degli istituti più monitorati al mondo?

Banche centrali: settembre di fuoco. Cosa aspettarsi?

Banche centrali di nuovo sotto i riflettori dopo la breve pausa estiva.

Settembre si rivelerà ricco di appuntamenti di politica monetaria a cominciare dalla Bank of Canada, che si riunirà nella prima settimana del mese ed opterà per il mantenimento dei tassi di interesse ai livelli attuali secondo la maggior parte degli analisti.
Anche la BCE e la Fed torneranno a parlare di inflazione, costo del denaro e crescita economica rispettivamente nella seconda e nella quarta settimana del mese. Ma cosa aspettarsi dalle banche centrali mondiali, soprattutto per quel che riguarda l’andamento dei tassi di interesse?

Banche centrali: il 5 settembre il turno del Canada

Come accennato il prossimo 5 settembre sarà la Bank of Canada a riunirsi per discutere della propria politica monetaria. Ad oggi la maggior parte degli esperti è convinta che in quell’occasione il Board opterà per il mantenimento dei tassi di interesse all’1,50%. Ricordiamo come il costo del denaro sia stato già ritoccato al rialzo lo scorso 11 luglio (dall’1,25%).

“Un aumento del costo del denaro in Canada è sempre sul tavolo dal momento che la banca centrale nazionale ha necessità di continuare a ritirare lo stimolo monetario dato che l’inflazione è sopra al suo target e il mercato del lavoro è in piena occupazione.”

Queste le parole di Bank of America Merrill Lynch riportate oggi da Milano Finanza. Per gli analisti non ci sono dubbi: sarà soltanto con la riunione di ottobre che la banca centrale del Canada alzerà nuovamente i tassi di interesse.

Cosa aspettarsi dalla BCE

La settimana successiva sarà il turno della Banca Centrale Europea che non toccherà né i tassi di interesse né il Quantitative Easing. Le riunioni dell’estate, soprattutto quella di giugno, sono risultate particolarmente interessanti.

L’istituto di Mario Draghi ha innanzitutto ribadito che il costo del denaro rimarrà ai livelli attuali almeno fino all’estate del 2019.
Ancor più chiare poi le indicazioni della banca centrale sul fronte QE. Il programma di acquisti che per anni ha sostenuto le economie del blocco e la stessa moneta unica passerà da 30 a 15 miliardi di euro a partire dal 1° ottobre e terminerà con la fine dell’anno.

Occhi puntati sulla Federal Reserve

Tra le banche centrali più monitorate nelle prossime settimane sicuramente quella di Jerome Powell. Gran parte del mercato è ormai convinta che in occasione del meeting del 26 settembre l’istituto centrale opererà un nuovo ritocco al rialzo dei tassi di interesse - il terzo del 2018 - mentre le probabilità che ciò avverrà anche a dicembre sono ormai superiori al 60%.
Più in generale il mercato crede che la Fed alzerà il costo del denaro 4 volte nel 2018 e altre 2 volte nel 2019.

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