Tutto quello che devi sapere sulla Banca d’Italia, il massimo organismo economico del nostro Paese, dall’organigramma alle funzioni, fino ad arrivare all’impatto reale sui cittadini
Se ne parla spesso quando c’è una banca in difficoltà, quando i tassi si muovono o quando torna d’attualità il tema dei risparmi degli italiani. Eppure la Banca d’Italia resta, per molti, una «scatola nera»: la si cita, ma non la si conosce davvero.
Mettiamola così: la Banca d’Italia non è una banca per clienti, ma la banca che fa funzionare (e controlla) buona parte del sistema in cui noi clienti ci muoviamo ogni giorno. Non ti apre il conto e non ti concede il mutuo, ma lavora perché le regole del gioco siano più solide, più trasparenti e, nei limiti del possibile, più sicure.
Istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893, nel 1926 divenne l’unico istituto autorizzato all’emissione di banconote con potere di vigilanza sulle altre banche, assumendo così il ruolo di banca centrale della Repubblica italiana. Con la riforma del 1928 la massima carica passò dal Direttore generale al Governatore e nacque il Direttorio.
Cos’è davvero la Banca d’Italia
La Banca d’Italia è la banca centrale della Repubblica italiana. Fa parte dell’Eurosistema, insieme alla Banca Centrale Europea (BCE) e alle altre banche centrali nazionali dei Paesi che usano l’euro, ed è parte del Sistema europeo di banche centrali (SEBC), la struttura più ampia che comprende anche le banche centrali dei Paesi Ue fuori dall’area euro.
È un istituto di diritto pubblico con funzioni pubbliche e indipendenti: in Europa, l’indipendenza delle banche centrali è un principio scolpito nei Trattati, in particolare l’articolo 130 del TFUE. Tradotto: deve poter fare il suo lavoro tecnico senza pressioni politiche di giornata. Le sue principali funzioni sono dirette ad assicurare la stabilità monetaria e la stabilità finanziaria.
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Chi comanda: il Direttorio nel 2026
Dal 1° novembre 2023 il Governatore è Fabio Panetta, nominato con D.P.R. del 10 luglio 2023, successore di Ignazio Visco. Il Direttorio è un organo collegiale composto dal Governatore, dal Direttore generale e dai Vice Direttori generali. La composizione aggiornata al 2026 è la seguente:
- Fabio Panetta, Governatore, dal 1° novembre 2023;
- Paolo Angelini, Direttore generale, dal 1° aprile 2026 (subentrato a Luigi Federico Signorini, che il 30 gennaio 2026 ha comunicato l’intenzione di concludere il mandato con un anno di anticipo);
- Chiara Scotti, Vice Direttrice generale, dal 19 febbraio 2024;
- Sergio Nicoletti Altimari, Vice Direttore generale, dal 2 luglio 2025;
- Gian Luca Trequattrini, Vice Direttore generale, dal 1° aprile 2026.
La nomina del Governatore è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia, secondo l’articolo 18 dello Statuto.
Il ruolo si estende ben oltre i confini nazionali: in quanto Governatore, Panetta è membro del Consiglio direttivo e del Consiglio generale della BCE, del Consiglio generale del CERS, del Comitato direttivo del Financial Stability Board e dei Consigli dei governatori di FMI e Banca Mondiale, oltre a presiedere il Direttorio integrato dell’IVASS, l’autorità di vigilanza sulle assicurazioni. Dal 3 giugno 2026 presiede anche il Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali (BRI), succedendo al francese François Villeroy de Galhau.
Banca d’Italia e BCE: chi decide cosa (e perché conta per mutui e inflazione)
Una delle confusioni più comuni è questa: «La Banca d’Italia decide i tassi?». Con l’euro, la politica monetaria, quindi tassi ufficiali e scelte per tenere sotto controllo l’inflazione, è competenza della BCE. Ma la Banca d’Italia non sta a guardare: partecipa al processo decisionale nell’Eurosistema, anche attraverso la presenza del Governatore negli organi della BCE, e soprattutto contribuisce ad attuare in Italia le decisioni di politica monetaria e le operazioni dell’Eurosistema.
Perché questa parte «europea» ci riguarda? Perché i tassi ufficiali influenzano, a cascata, il costo del credito: dai mutui alle imprese, fino ai prestiti al consumo. Insomma, si tratta di una catena di trasmissione che incide davvero su rate, interessi e investimenti.
Il 2026 lo ha reso evidente. L’11 giugno 2026 la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base, primo rialzo dal settembre 2023, portando il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,65%. La decisione è arrivata dopo lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente. Nella riunione del 23 luglio 2026 il Consiglio direttivo ha lasciato i tassi invariati all’unanimità, pur avendo discusso, come ammesso da Christine Lagarde in conferenza stampa, l’ipotesi di un ulteriore inasprimento. Il prossimo appuntamento è fissato per il 10 settembre 2026.
Il contesto è quello descritto dallo stesso Panetta nella Relazione all’Assemblea ordinaria dei Partecipanti del 31 marzo 2026: le tensioni con l’Iran si sono trasformate in un confronto militare di ampia portata, le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e l’aumento dei prezzi di gas e petrolio ha indebolito le prospettive di crescita generando nuove pressioni inflazionistiche.
Vigilanza bancaria: cosa controlla e cosa no
Qui arriviamo al punto più concreto: la vigilanza. La Banca d’Italia controlla che banche e intermediari operino con requisiti di solidità, organizzazione e gestione dei rischi adeguati. In veste di autorità di vigilanza è competente per quanto riguarda:
- il contenimento del rischio;
- la stabilità patrimoniale;
- la sana e prudente gestione degli intermediari.
Dal 4 novembre 2014, con il Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU, in inglese SSM) dell’Unione bancaria, la vigilanza sulle banche è organizzata su due livelli:
- le banche «significative», quelle con attivi superiori a 30 miliardi di euro o di rilevanza sistemica, sono vigilate direttamente dalla BCE in collaborazione con la Banca d’Italia. In Italia rientrano in questa categoria i principali gruppi nazionali, da Intesa Sanpaolo a UniCredit, da Banco BPM a BPER, fino a MPS e Mediobanca;
- le banche «meno significative» sono vigilate dalla Banca d’Italia come autorità nazionale competente, secondo metodologie e standard armonizzati definiti a livello europeo. Si tratta delle banche di credito cooperativo raggruppate nelle capogruppo Iccrea e Cassa Centrale Banca, delle banche di minori dimensioni e degli intermediari finanziari non bancari come società di leasing, factoring e credito al consumo.
Per dare la dimensione del perimetro, le banche vigilate direttamente dalla BCE sono 110, mentre gli enti meno significativi (LSI) nell’area euro sono circa 2.000. Nel 2026 la BCE ha avviato un stress test sul rischio geopolitico rivolto proprio alle 110 banche significative, con approccio di «reverse» stress test: a ciascun istituto è stato chiesto di individuare uno scenario capace di erodere almeno 300 punti base di CET1 e di indicare le azioni di mitigazione.
Attenzione però: vigilare non significa garantire che “non succeda mai nulla”. Significa controllare, chiedere correzioni, imporre requisiti, intervenire quando emergono criticità. Il rischio zero, nel mondo reale, non esiste.
Il rapporto con la CONSOB e l’Unione europea
Il Testo unico della finanza (TUF) individua due autorità di vigilanza: oltre alla CONSOB, appunto la Banca d’Italia.
La Banca d’Italia e la CONSOB, nell’esercizio delle rispettive competenze, sono parte del Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria (SEVIF) e partecipano alle attività che esso svolge tenendo conto di due aspetti:
- la convergenza in ambito europeo degli strumenti e della prassi di vigilanza nei casi di crisi o di tensioni sui mercati finanziari;
- gli effetti dei propri atti sulla stabilità del sistema finanziario degli altri Stati membri, anche avvalendosi degli opportuni scambi di informazione con l’AESFEM (Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati, meglio nota come ESMA), il Comitato congiunto, il CERS (Comitato Europeo per il Rischio Sistemico) e le autorità di vigilanza degli altri Stati membri.
Inoltre, la Banca d’Italia, la CONSOB e il Ministero dell’Economia e delle Finanze esercitano i poteri loro attribuiti in armonia con le disposizioni dell’Ue, applicano regolamenti e decisioni europee e provvedono in merito alle raccomandazioni concernenti le materie disciplinate dal TUF.
La linea di demarcazione, in estrema sintesi: alla Banca d’Italia competono stabilità patrimoniale, contenimento del rischio e sana e prudente gestione degli intermediari; alla CONSOB competono trasparenza e correttezza dei comportamenti verso gli investitori.
I poteri della Banca d’Italia
Le disposizioni del TUF prevedono che l’attività di vigilanza si sviluppi in tre direzioni:
- poteri regolamentari: permettono di emanare norme secondarie nelle materie di competenza delle singole Autorità. Banca d’Italia e CONSOB hanno il compito di disciplinare determinati aspetti procedurali;
- poteri informativi e di indagine: permettono alle due Autorità, nel rispetto delle proprie materie di competenza, di visionare documentazione di varia natura e chiedere informazioni a soggetti a vario titolo collegati ai soggetti vigilati;
- poteri ispettivi: nell’ambito delle rispettive competenze e in armonia con le disposizioni normative europee, permettono di effettuare ispezioni e richiedere l’esibizione dei documenti e il compimento degli atti ritenuti necessari nei confronti dei soggetti abilitati, di coloro ai quali i soggetti abilitati abbiano esternalizzato funzioni aziendali essenziali o importanti e del loro personale.
Tutela del risparmio: l’ABF, gli esposti e la trasparenza
Se ti è capitato un problema con la banca (spese non chiare, contestazioni su un contratto, addebiti, carte, finanziamenti), una domanda è inevitabile: «Ma a chi mi rivolgo?». La Banca d’Italia non è un tribunale e non annulla contratti con un click. Però è un nodo importante del sistema di tutela perché:
- promuove la trasparenza nelle relazioni tra intermediari e clienti;
- riceve esposti (segnalazioni) dai clienti sui comportamenti degli intermediari;
- supporta il funzionamento dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra clienti e banche o intermediari, alternativo al giudice, indipendente dalla Banca d’Italia, sostanzialmente gratuito e accessibile online tramite portale con SPID o CIE, anche senza l’assistenza di un legale.
In pratica: se hai un problema, prima si passa di norma dal reclamo alla banca; poi, se non si risolve, può entrare in gioco l’ABF, quando la materia rientra nelle sue competenze.
I numeri della Relazione presentata il 24 giugno 2026 dicono quanto lo strumento sia usato. Nel 2025 l’ABF ha ricevuto oltre 13.500 ricorsi, in calo del 3% rispetto al 2024, con una ripresa nella seconda parte dell’anno e nei primi mesi del 2026. I Collegi hanno deciso oltre 12.500 ricorsi e il 56% si è concluso con un esito sostanzialmente favorevole ai clienti, tra accoglimenti totali o parziali e accordi raggiunti prima della decisione. Il tasso di adesione degli intermediari alle decisioni dell’Arbitro, escludendo la materia della cessione del quinto, si è attestato al 94%. Ai clienti sono stati restituiti quasi 8 milioni di euro.
Il dato che merita attenzione riguarda le frodi: i ricorsi legati a utilizzi fraudolenti degli strumenti di pagamento, prevalentemente phishing, spoofing, smishing e vishing, rappresentano ormai il 37% del contenzioso totale, pur restando contenuti rispetto al volume complessivo dei pagamenti elettronici. Continua invece a scendere il contenzioso sulle estinzioni anticipate dei finanziamenti contro cessione del quinto (CQS).
Sul fronte degli esposti diretti alla Banca d’Italia, escludendo le lamentele su materie estranee alla sua competenza (18% del totale), in circa la metà dei casi i clienti hanno ottenuto l’accoglimento totale o parziale delle proprie richieste. Le segnalazioni sulle richieste di rinegoziazione dei mutui sono diminuite del 30%, quelle su servizi e strumenti di pagamento dell’11%, mentre sono cresciute quelle relative alle truffe, comprese quelle che utilizzano indebitamente il nome e il logo della Banca d’Italia. In aumento anche il credito al consumo (+11% circa) e le contestazioni su segnalazioni alla Centrale dei rischi, oltre 3.200 nel 2025, il 14% in più rispetto al 2024.
Pagamenti, contante e sicurezza: la «rete» che non vedi
Quando fai un bonifico istantaneo, paghi con carta o ricevi lo stipendio, non stai usando solo l’app della banca: stai usando una rete di infrastrutture e regole che devono essere sicure, continue e resilienti.
La Banca d’Italia sovrintende al regolare funzionamento del sistema dei pagamenti attraverso:
- la gestione diretta dei principali circuiti;
- la regolamentazione e il controllo propri della funzione di sorveglianza;
- l’espletamento di servizi per conto dello Stato: gestore dei compiti di tesoreria, per gli incassi e i pagamenti del settore pubblico, nel comparto del debito pubblico e nell’attività di contrasto dell’usura.
E poi c’è il contante. Anche se i pagamenti digitali crescono, le banconote continuano a circolare. La Banca d’Italia contribuisce a distribuire e ritirare banconote in euro, verificare autenticità e qualità e, soprattutto, contrastare la falsificazione, in coordinamento con le altre autorità competenti.
Forse non tutti sanno che, invece, le monete e la loro coniazione sono invece una competenza diversa, legata allo Stato e agli organismi preposti.
Euro digitale: a che punto siamo davvero
Il capitolo più discusso sul futuro del denaro pubblico è l’euro digitale, e anche qui vale la pena separare i fatti dagli slogan. L’Eurosistema ha completato nel 2025 la fase preparatoria e ha avviato una fase di approfondimento tecnico e operativo.
Il quadro aggiornato al 2026 è questo: il bando per la manifestazione di interesse rivolto ai prestatori di servizi di pagamento è stato pubblicato il 5 marzo 2026, con candidature presentate entro il 14 maggio; il 24 aprile 2026 la BCE ha firmato accordi con gli organismi europei di normazione per definire gli standard tecnici dei pagamenti in euro digitale; il 7 luglio 2026 è stato pubblicato il sesto progress report sul Rulebook, il manuale delle regole dello schema. Il progetto pilota è previsto per la seconda metà del 2027, con una potenziale prima emissione non prima del 2029.
La questione politica resta però centrale: la Commissione europea ha presentato il pacchetto il 28 giugno 2023, il Consiglio dell’Unione europea ha definito la propria posizione il 19 dicembre 2025 e il Parlamento europeo ha lavorato alla posizione negoziale nel corso del 2026. La BCE potrà deliberare formalmente l’emissione soltanto dopo l’adozione del regolamento europeo.
UIF e antiriciclaggio: il lato meno noto
Dentro la Banca d’Italia opera l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF), attore chiave nel sistema di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Non è un tema «da addetti ai lavori»: l’antiriciclaggio incrocia anche la vita quotidiana, tra bonifici, operazioni sopra certe soglie e controlli di adeguata verifica.
I numeri del Rapporto annuale presentato il 16 giugno 2026 raccontano una trasformazione in corso. Nel 2025 le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) ricevute sono state 162.059, in crescita dell’11,5% rispetto alle 145.401 del 2024, dopo due anni di flessione. L’aumento deriva dal contributo di segnalanti di recente iscrizione, in particolare banche telematiche, ed è collegato soprattutto a truffe e frodi informatiche (circa 31.600 SOS).
Il valore delle operazioni eseguite oggetto di segnalazione è salito a 95,2 miliardi di euro, mentre quello delle operazioni non eseguite è sceso a 5,4 miliardi: nel complesso il valore segnalato resta stabile intorno a 100,5 miliardi. Le SOS riferite al finanziamento del terrorismo sono state 310, in calo dalle 340 del 2024. Sul piano qualitativo, la quota di segnalazioni a rischio basso o nullo è scesa al 18,9% dal 20,4%.
Due sviluppi meritano attenzione. Nel dicembre 2025 la UIF ha pubblicato le nuove Istruzioni per la segnalazione delle operazioni sospette, definite in collaborazione con la Guardia di Finanza. All’inizio del 2026 si è conclusa la Mutual Evaluation del sistema antiriciclaggio italiano da parte del GAFI, che ha attestato la sostanziale efficacia dell’apparato di prevenzione e contrasto. Resta invece critica l’opacità crescente introdotta da criptoattività, IBAN virtuali, carte virtuali e ATM non bancari, che rendono più difficile ricostruire i percorsi del riciclaggio.
Dati, studi e statistiche: perché gli economisti la ascoltano
Un altro pezzo del suo lavoro è meno visibile ma pesa moltissimo nel dibattito pubblico: ricerca, statistiche e analisi economiche. La Banca d’Italia pubblica regolarmente rapporti e studi ufficiali, tra cui la Relazione annuale, il Bollettino Economico e il Rapporto sulla stabilità finanziaria, che vengono letti da governo, imprese, mercati e università.
Sono a tutti gli effetti documenti tecnici, con metodologie e dati tracciabili. In un Paese dove spesso l’economia si racconta a slogan, questa è una delle poche bussole che restano agganciate ai numeri.
Cosa non fa (per capirla meglio)
Per evitare equivoci, ecco la linea di demarcazione più importante. La Banca d’Italia non è una banca commerciale. Quindi, in generale:
- non apre conti correnti al pubblico;
- non concede mutui o prestiti «come una banca normale»;
- non può dirti se un investimento proposto è «sicuro» o «conveniente» nel senso commerciale del termine;
- non decide da sola i tassi dell’area euro.
La sua missione è di sistema: regole, stabilità, controlli, infrastrutture.