La banca centrale russa lascia i tassi al 20%, con un avvertimento

Violetta Silvestri

18/03/2022

18/03/2022 - 13:19

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La banca centrale russa ha mantenuto il tasso di interesse ai massimi di 20 anni. Nel pieno della guerra e delle sanzioni, l’avvertimento è di un cambiamento strutturale di larga scala per la Russia.

La banca centrale russa lascia i tassi al 20%, con un avvertimento

La banca centrale russa ha lasciato i tassi di interesse ai massimi degli ultimi due decenni in seguito all’aumento di emergenza effettuato il 28 febbraio.

Il segnale è che non si affretterà a smantellare le difese economiche di fronte a sanzioni senza precedenti dopo l’invasione dell’Ucraina.

Intanto, il rublo è sprofondato ai minimi storici rispetto al dollaro sulla scia di una raffica di nuove sanzioni imposte a Mosca da Stati Uniti e alleati europei, prima di recuperare in parte nelle ultime settimane. La valuta si è attestata a poco più di 104 per dollaro dopo la decisione di oggi 18 marzo.

All’inizio di questa settimana, la Russia è riuscita a evitare un default storico del debito completando alcuni dei suoi pagamenti di obbligazioni sovrane in dollari, ha riferito Reuters.

Sulla situazione economica e finanziaria russa, comunque, resta un clima di grande incertezza, trapelata anche dalla banca centrale.

Cosa ha deciso la banca centrale russa e quale allerta ha lanciato

La banca centrale russa ha mantenuto la sua politica monetaria stabile, con il tasso di interesse di riferimento al 20%, ma ha avvertito di una notevole incertezza poiché l’economia sta subendo una “trasformazione strutturale su larga scala”.

Alla fine di febbraio, poco dopo che le forze russe hanno invaso l’Ucraina, l’istituto centrale ha più che raddoppiato il tasso di interesse chiave del Paese dal 9,5% al ​​20%, nel tentativo di sostenere la sua valuta in caduta libera e mitigare l’impatto delle dure sanzioni internazionali.

Nella sua dichiarazione di venerdì, la CBR ha affermato che il forte aumento del suo tasso chiave aveva “aiutato a sostenere la stabilità finanziaria”.

Il passaggio chiave sulla situazione russa è stato il seguente:

“L’economia russa sta entrando nella fase di una trasformazione strutturale su larga scala, che sarà accompagnata da un periodo temporaneo ma inevitabile di aumento dell’inflazione, principalmente correlato all’adeguamento dei prezzi relativi su un’ampia gamma di beni e servizi.”

Il ritorno dei prezzi al consumo annuali al 4% è previsto nel 2024 secondo le indicazioni odierne.

Occorre specificare che la guerra e le sue ricadute hanno inflitto un colpo interno già paragonabile alle peggiori flessioni degli oltre due decenni al potere del presidente Vladimir Putin.

I controlli sui capitali, la chiusura del mercato azionario e lo stop degli scambi stanno nel frattempo togliendo forza ai tassi come strumento di riferimento per riportare la calma in Russia. Ma con l’inflazione vicina a livelli mai visti dall’insolvenza del debito pubblico nel 1998, i responsabili politici devono mantenere elevati gli oneri finanziari per mantenere la fiducia dei depositanti ed evitare una corsa alle banche.

Un sondaggio indipendente di analisti richiesto dalla banca centrale questo mese prevede un’inflazione del 20% e una contrazione economica dell’8% quest’anno, mentre si stima che il tasso di interesse chiave sarebbe in media del 18,9%.

Quali prospettive economiche sulla Russia?

Sebbene la decisione fosse attesa, la dichiarazione della banca centrale ha fornito alcune informazioni su come vede le prospettive economiche per la Russia al momento.

William Jackson, capo economista dei mercati emergenti presso Capital Economics, ha affermato a CNBC che ci sono tre aspetti chiave, il primo dei quali è che la banca centrale sembra pensare di aver fatto abbastanza con l’aumento di emergenza del mese scorso per stabilizzare il sistema finanziario e prevenire una corsa alle banche.

Poi, a detta dell’esperto, la CBR vede le sanzioni e uno spostamento del Governo russo verso l’autarchia e l’isolazionismo come qualcosa che si esprimerà nel lungo periodo, osservando che la dichiarazione ha menzionato la “trasformazione strutturale su larga scala” in diverse occasioni.

In terzo luogo, stando alle dichiarazioni di Jackson, i responsabili politici della banca centrale stanno cercando di mantenere una parvenza di ortodossia macroeconomica.

L’obiettivo principale della dichiarazione era sull’equilibrio dei rischi di inflazione e sul fatto che la politica monetaria sarebbe rimasta rigida per evitare che gli effetti di secondo impatto dell’attuale picco dei prezzi prendessero piede.

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