Azioni Eni crollano a Piazza Affari, scende il petrolio con la riapertura Hormuz. Le previsioni degli analisti

Claudia Cervi

15 Giugno 2026 - 11:48

Eni perde il 4,5%, il petrolio scivola a 80 dollari dopo l’accordo su Hormuz: il dividendo extra promesso da Descalzi si allontana. Gli scenari.

Azioni Eni crollano a Piazza Affari, scende il petrolio con la riapertura Hormuz. Le previsioni degli analisti

Riapre lo Stretto di Hormuz. Il Pakistan ha annunciato nella notte l’accordo tra Stati Uniti e Iran, con firma prevista il 19 giugno in Svizzera. Per Donald Trump è un trionfo personale e il giorno del suo 80° compleanno autorizza in diretta la riapertura dello Stretto di Hormuz e il ritiro del blocco navale americano. “Navi del mondo, accendete i motori”, ha scritto sul suo social.

I mercati stavano ancora prezzando l’incertezza. Per almeno sei volte, la fine delle ostilità sembrava imminente, in pochi speravano che questa fosse la volta buona. A Piazza Affari le azioni Eni hanno aperto in calo di oltre il 4,5%. Il WTI perde il 5% a 80 dollari al barile, il Brent a 83,5 dollari, prezzi che non si vedevano da metà marzo.

Cosa cambia per chi ha Eni in portafoglio

Chi ha comprato azioni Eni a gennaio, quando il titolo quotava 16 euro, con 10.000 euro si è portato a casa 625 azioni. Oggi quelle stesse azioni valgono 22,24 euro: il portafoglio è salito a 13.900 euro, con una plusvalenza potenziale di quasi 3.900 euro in sei mesi.

Sul fronte cedole, il dividendo ordinario 2026 è fissato a 1,10 euro per azione: 625 azioni per 1,10 euro fanno 687 euro di entrata garantita, indipendentemente da quello che succede a Hormuz. Il dividendo ordinario è già stato approvato.

Descalzi ha però introdotto una novità: un dividendo straordinario legato all’andamento del petrolio, che scatta solo se il prezzo medio del Brent supera i 90 dollari al barile nell’arco dell’anno. Quando a maggio il Brent ha toccato 114 dollari quella soglia sembrava alla portata. Oggi il greggio è crollato a 83,5 dollari, esattamente il prezzo medio dello scenario base del piano industriale 2026-2030 (quello che garantisce solo il dividendo ordinario).

Per dare un’idea, ogni dollaro oltre 90 dollari potrebbe generare circa 110 milioni di euro di cassa aggiuntiva, che Eni si è impegnata a distribuire integralmente agli azionisti: circa 0,036 euro a dollaro per azione. Con un Brent a 95 dollari, la cedola extra sarebbe di 0,18 euro per azione (altri 112 euro sul nostro investimento da 10.000). Con un Brent a 100 dollari, si sale a 0,36 euro per azione, ovvero 225 euro in più. Ma con il Brent a 83,5 dollari rimangono sulla carta.

Cosa rischia Eni se il petrolio scende ancora

Il supporto a 80 dollari per il petrolio fa da spartiacque. Negli ultimi tre mesi il greggio si è mosso tra 80 e 115 dollari al barile, un range tenuto in piedi dal premio geopolitico di Hormuz. Rotto quel pavimento, il mercato riconosce che il conflitto è sospeso, ma non è risolto.

Le cause che hanno acceso le tensioni restano: Israele si sente ancora minacciato dal nucleare iraniano. Washington non ha alcun interesse a un equilibrio stabile con Teheran nel Golfo: significherebbe cedere influenza su una regione da cui passa un quinto del petrolio mondiale. Il memorandum che verrà firmato il 19 giugno è in 14 punti, ma nucleare e controllo delle rotte sono rimandati ai prossimi 60 giorni. Gli analisti parlano di una tregua di qualche mese, poi si vedrà.

Nel breve conta solo il riavvio del flusso. La Disha, metaniera ferma da mesi nel Golfo Persico, ha già mollato gli ormeggi verso lo Stretto. Altri armatori aspettano di leggere i dettagli dell’accordo, ma il segnale è partito. Se il traffico torna ai livelli prebellici entro 30 giorni, come prevede il memorandum, l’offerta cresce in un mercato già abbondante.

Gli Emirati hanno lasciato l’OPEC+, gli Stati Uniti esportano ai massimi storici. Il surplus è già nei numeri. Da qui un WTI tra 65 e 75 dollari e un Brent tra 66 e 80 diventa uno scenario concreto per i prossimi mesi.

Le conseguenze vanno oltre Piazza Affari. Un petrolio strutturalmente più basso raffredda l’inflazione attesa e qui entrano in gioco Fed e BCE (il primo meeting di Warsh del 16-17 potrebbe lasciare i tassi invariati, ma la BCE ha appena alzato per un’inflazione che non molla). Se lo scenario del greggio debole si consolidasse, avrebbero un motivo in meno per restare aggressive. Solo allora il costo del capitale per Eni scenderebbe davvero.

Per ora l’unica certezza è il dividendo ordinario da 1,10 euro. Tutto il resto dipende da quanto regge la pace.

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