Il vicepremier Matteo Salvini torna alla carica, chiedendo alle banche italiane nuovi contributi. Il trend delle azioni.
Fari accesi sulle azioni delle banche italiane che, come avviene puntualmente in ogni estate dalla nascita del governo Meloni, vengono chiamate all’appello per contribuire a finanziare la nuova legge di bilancio.
Banche italiane, in vista legge bilancio 2026 Salvini torna a chiedere contributo su utili
Così come avvenuto negli anni precedenti, la richiesta è arrivata dal vicepremier, leader della Lega e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini che, nella giornata di ieri, martedì 11 agosto 2026, ha risposto così a una domanda su quale potrebbe essere il contributo che le banche italiane potrebbero dare alla prossima manovra:
“Se noi chiediamo, e come Lega lo chiederemo, un contributo triennale alle prime dieci banche italiane, su un utile di 30 miliardi, ti accontenti di un 5% l’anno”.
Stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore, “a finire sotto la scure del nuovo contributo - in base all’iniziativa che la Lega vuole sottoporre alla maggioranza di Governo - sarebbero, usando il criterio degli attivi, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi, BPM, BPER, Iccrea, BNL, Cassa Centrale Banca, Credit Agricole Italia e Banca Mediolanum ”.
Quanto pagherebbero?
Sulla base delle dichiarazioni rilasciate da Matteo Salvini, il contributo sarebbe pari a circa 1,5 miliardi di euro l’anno e 4,5 miliardi in tre anni.
In una sessione che si conferma in lieve rialzo per il Ftse Mib di Piazza Affari, le azioni delle banche italiane principali non registrano per ora alcuno scossone: i titoli di Banca Mediolanum spiccano anzi tra i migliori dell’indice, mentre MPS, BPM, UniCredit, Intesa SanPaolo , BPER, riportano performance poco mosse.
La tassa sugli extraprofitti delle banche che fece tremare le azioni nel 2023 sostituita dal “contribuito”
Da tempo il governo Meloni non parla più, almeno in via ufficiale, di una tassa sugli extraprofitti delle banche, dopo lo shock di Borsa che affondò i titoli del settore bancario italiano tre estati fa, agli inizi di agosto del 2023, quando l’esecutivo annunciò un provvedimento ad hoc volto a colpire nello specifico il margine di interesse incassato dagli istituti, ovvero la differenza tra gli interessi attivi e passivi.
Quell’espressione, tassa sugli extraprofitti delle banche, venne bocciata immediatamente dagli economisti, che fecero notare subito come nel dizionario economico-finanziario, non ci fosse alcuna traccia del termine “extraprofitti” e come, di conseguenza, non avesse alcun senso parlarne.
Il governo Meloni tornò poi sui suoi passi, fino ad annacquare del tutto la ratio stessa del decreto, che venne successivamente sostituito con un provvedimento che fornì agli istituti una scappatoia per evitare il prelievo fiscale: la possibilità di destinare una somma pari a due volte e mezza l’imposta stessa a una riserva di capitale non distribuibile, cosa che fecero praticamente tutte le banche italiane. Qualcuno parlò di dietrofront clamoroso.
Va detto che fino a oggi e nelle estati succesive, l’idea dell’esecutivo di imporre alle banche una tassa sugli extraprofitti come strumento per finanziare l’ennesima legge di bilancio è tornata a fare sempre capolino.
Il governo Meloni ha tuttavia abbassato il tiro, trovandosi d’accordo alla fine sull’imposizione, alle banche, di “un contributo”.
Tra le principali misure della manovra 2026, così come ha precisato il Ministero dell’Economia e delle Finanze, figura infatti “il contributo del settore finanziario, con il coinvolgimento di banche e assicurazioni”, che si è sostanziato “nell’aumento di due punti percentuali dell’IRAP per tre anni, con una franchigia di 90 mila euro nel 2027 e 2028, lo slittamento delle DTA (imposte differite attive) e la possibilità di distribuire le riserve da extraprofitti con il pagamento di un contributo straordinario”.
Sempre la legge di bilancio 2026 ha ridotto la deducibilità sulle perdite pregresse ed eccedenze ACE, limitando la capacità delle banche di abbattere l’imponibile IRES usando il vecchio meccanismo dell’Aiuto alla Crescita Economica e le perdite degli anni passati: per il 2026 la percentuale è scesa dal 43% al 35%, mentre per il 2027 è passa dal 54% al 42%.
Infine, la deducibilità degli interessi passivi è stata prevista nei limiti del 96% per il 2026, del 97% per il 2027, del 98% per il 2028 e del 99% per il 2029.
Salvini, “come Lega chiederemo un contributo triennale alle prime dieci banche italiane”
Al momento, ha ricordato oggi l’articolo de Il Sole 24 Ore, le banche stanno facendo tuttora i conti con un impatto di 10,2 miliardi di euro spalmato nell’arco di tre anni, “di cui anticipazioni per 4,2 miliardi”.
Ma quelle misure sono state decise con la legge di bilancio 2026, quando il governo Meloni ora valuta i provvedimenti da inserire nella manovra 2027.
E così, come in ogni estate che si rispetti dalla nascita del governo Meloni, Salvini in primis è tornato a bussare alla porta delle banche: “Come Lega chiederemo un contributo triennale alle prime dieci banche italiane”, ha rimarcato ieri ai giornalisti, in occasione della sua visita al cantiere della stazione Pigneto, a Roma.
Bisogna vedere, a questo punto, quale sarà la reazione degli altri esponenti del governo Meloni. In particolare come reagirà l’altro vicepremier e ministro degli Affari esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani, che si è sempre opposto a provvedimenti eccessivi contro le banche italiane.
Così l’anno scorso, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, aveva riassunto la propria posizione:
Gli “extraprofitti” non esistono. Esistono i profitti, che vengono tassati. La nostra è una questione di principio, ma anche di stabilità economica. Gli atteggiamenti punitivi sono demagogici e in più spaventano i mercati. Mercati che, lo ricordiamo, in questi tre anni ci stanno premiando per la ritrovata stabilità dei conti. Per fortuna la premier è stata chiara: ci saranno anche quest’anno contributi fondamentali da parte di banche e assicurazioni. Ma nessuna tassa sull’ extra profitto.
Salvini prende come esempio la Spagna di Sanchez. Cosa fare con i soldi? Raddoppiare i militari
Difficile tuttavia che Salvini rinunci a quella che è diventata una sorta di battaglia personale e di partito, ovvero della Lega.
Nel motivare la sua proposta, il vicepremier ha citato anche il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez:
“Io del governo Sanchez non condivido nulla tranne l’intervento economico che hanno fatto sulle banche spagnole. Fatti i dovuti parametri, in Spagna hanno una tassazione, un prelievo fra il 5-6 e il 7%. Io ho visto le due semestrali delle due più grandi banche italiane (UniCredit e Intesa SanPaolo), che hanno fatto utili per quasi 12 miliardi nel primo semestre”.
Il leader della Lega ha continuato, osservando che le cifre indicano che “solo due banche fanno utili per più di 24 miliardi all’anno”, aggiungendo che “una parte di questi utili derivano da garanzie dello Stato e quindi dei cittadini, dai costi a carico dei cittadini e dalla differenza fra interessi attivi e interessi passivi”.
Ma cosa fare dei contributi delle banche? Noi, ha sottolineato il ministro, “vorremmo come Lega raddoppiare i militari di strade sicure nelle strade e delle stazioni, quindi con 2 miliardi ci fai parecchio”.