Aumento stipendi con salario minimo e scala mobile. La promessa di Fratoianni (Avs)

Simone Micocci

10 Luglio 2026 - 14:28

La ricetta del campo largo per aumentare gli stipendi: nell’intervista a Fratoianni le argomentazioni a supporto di salario minimo e scala mobile.

Aumento stipendi con salario minimo e scala mobile. La promessa di Fratoianni (Avs)

Gli stipendi rappresentano un elemento centrale di ogni campagna elettorale. D’altronde, nonostante i passi in avanti compiuti negli ultimi anni, con una crescita dei salari certificata anche dall’ultimo Rapporto annuale dell’Inps, il XXV, il potere d’acquisto continua a faticare, visto che l’inflazione corre più velocemente.

Se da una parte il governo Meloni è intervenuto sull’importo netto, tagliando le imposte e introducendo un nuovo trattamento integrativo per ridurre il cuneo fiscale, il campo largo guarda invece a interventi più strutturali, con l’obiettivo di aumentare il lordo in busta paga.

Ne abbiamo parlato con Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, nell’ultima puntata di Money Talks, uno speciale realizzato in vista delle prossime elezioni, che si terranno nel 2027.

Nel corso dell’intervista sono stati soprattutto due gli aspetti sui quali si è concentrato Fratoianni: il salario minimo, che sarà tra i punti principali del programma del campo largo, e la più controversa scala mobile, ossia quel meccanismo che adegua gli importi degli stipendi all’inflazione, un po’ come avviene oggi per le pensioni.

Ma quanto sarebbe sostenibile un simile meccanismo? Si tratta di due proposte che hanno inevitabilmente raccolto le critiche del centrodestra, che ha risposto rilanciando il cosiddetto “salario giusto”, con l’obiettivo di potenziare la contrattazione collettiva.

Da qui nasce lo scontro tra due visioni differenti rispetto alla strada da intraprendere affinché in Italia gli stipendi possano effettivamente aumentare.

Aumento degli stipendi con il salario minimo

Non sembrano esserci dubbi su quale sarebbe uno dei primi interventi di un eventuale governo di centrosinistra. Il salario minimo, già al centro di una proposta unitaria delle opposizioni, tornerebbe immediatamente sul tavolo, anche se con una soglia diversa rispetto ai 9 euro lordi l’ora inizialmente previsti.

Fratoianni, infatti, non considera il cosiddetto “salario giusto” introdotto dal governo una risposta sufficiente al problema dei bassi stipendi. “Sarebbe interessante andare in giro per questo Paese a chiedere alle persone che vivono una condizione di marginalità salariale come gli sia cambiata la vita e se gli sia arrivato il salario giusto”, ha osservato il leader di Alleanza Verdi e Sinistra.

La priorità del campo largo resterebbe quindi quella di introdurre una soglia minima per legge. “Io penso che il salario minimo sia una delle primissime cose che vanno fatte”, ha confermato Fratoianni, precisando tuttavia che la proposta depositata dalle opposizioni circa tre anni fa avrebbe bisogno di essere aggiornata.

Il testo, ricordiamo, prevedeva una soglia minima di 9 euro lordi l’ora. Un importo che, secondo Fratoianni, rischia però di non essere più adeguato, soprattutto considerando la perdita di potere d’acquisto registrata nel frattempo. “Con quello che è successo nel rapporto tra stipendi e inflazione in questi tre anni, quella cifra forse non è più adeguata e va un po’ aggiornata”, ha spiegato. Non viene indicato, almeno per il momento, quale dovrebbe essere il nuovo valore di riferimento.

Fratoianni respinge inoltre una delle principali critiche avanzate contro il salario minimo, ossia il rischio che la misura finisca per livellare verso il basso le retribuzioni stabilite dalla contrattazione collettiva. La proposta delle opposizioni, infatti, non sostituirebbe i minimi previsti dai contratti nazionali maggiormente rappresentativi, ma fisserebbe una soglia sotto la quale non sarebbe possibile scendere.

La nostra legge scrive una cosa precisa: il salario minimo legale è stabilito nella misura definita dai contratti nazionali maggiormente rappresentativi. Se quei contratti non dovessero arrivare a quella cifra, il minimo è stabilito nella misura dei 9 euro lordi”, ha chiarito il leader di Avs.

In altre parole, qualora un contratto collettivo stabilisse una paga oraria di 14 euro, sarebbe quella la soglia minima applicabile nel settore. Il limite legale interverrebbe solamente nei comparti nei quali la contrattazione non garantisce un trattamento sufficiente, tutelando soprattutto i lavoratori con le retribuzioni più basse.

Secondo Fratoianni, l’introduzione del salario minimo potrebbe inoltre produrre un effetto positivo sull’intera dinamica salariale. “Nei Paesi in cui esiste il salario minimo legale, la sua presenza e la sua crescita producono un aumento anche degli stipendi più alti”, ha sostenuto, ribaltando quindi l’accusa secondo cui la misura finirebbe per indebolire il ruolo dei contratti collettivi.

La scala mobile per adeguare gli stipendi all’inflazione

Più controversa è invece la proposta di reintrodurre un meccanismo di indicizzazione degli stipendi all’inflazione. Una sorta di nuova scala mobile, seppure con caratteristiche ancora da definire, pensata per impedire che l’aumento dei prezzi continui a erodere il potere d’acquisto dei lavoratori.

Il principio è simile a quello già applicato alle pensioni: quando cresce il costo della vita, anche le retribuzioni dovrebbero essere adeguate, almeno in parte, così da proteggere i lavoratori dagli effetti dell’inflazione. Non si tratterebbe necessariamente di recuperare il vecchio sistema nella sua forma originaria, quanto di introdurre uno strumento capace di aggiornare periodicamente gli stipendi.

La proposta sul salario minimo presentata dalle opposizioni conteneva già un meccanismo di questo tipo. Come ricordato da Fratoianni, infatti, il testo prevedeva “un meccanismo di aggiornamento all’inflazione, di indicizzazione”, così da evitare che la soglia fissata dalla legge perdesse valore nel corso degli anni.

Il tema, però, secondo il leader di Alleanza Verdi e Sinistra dovrebbe riguardare una platea molto più ampia rispetto ai soli lavoratori poveri. L’erosione del potere d’acquisto, infatti, interessa anche chi percepisce stipendi superiori al minimo, ma continua a subire gli effetti dell’aumento dei prezzi senza un adeguamento proporzionato della retribuzione.

Qui non stiamo parlando dei cosiddetti lavoratori poveri, quelli a cui parla il salario minimo”, ha sottolineato Fratoianni. “Parliamo della stragrande maggioranza dei cittadini e delle cittadine, che continuano a essere esposti a un’erosione continua”.

Secondo il leader di Avs, la perdita di potere d’acquisto registrata negli ultimi anni non può essere considerata marginale, soprattutto quando si applica a retribuzioni comprese tra i 1.500 e i 2.000 euro mensili. “Parliamo di un colpo che diventa, in alcuni casi, insostenibile”, ha affermato, chiedendo quindi un cambio di passo nelle politiche salariali.

Le obiezioni, tuttavia, non mancano. La principale riguarda il rischio di alimentare una spirale prezzi-salari: gli stipendi aumentano per recuperare l’inflazione, le imprese trasferiscono i maggiori costi sui prezzi e questo rende necessari nuovi incrementi salariali. È proprio con questa motivazione che, negli anni Ottanta e Novanta, la scala mobile venne progressivamente ridimensionata e poi definitivamente superata.

Fratoianni contesta però che questo rischio debba portare a escludere qualsiasi forma di indicizzazione. “La scala mobile in questo Paese è stata abolita usando esattamente questo argomento: tu alzi gli stipendi, crescono i prezzi e si va avanti così all’infinito”, ha ricordato. Ma, a suo giudizio, il risultato degli ultimi decenni è stato soprattutto quello di lasciare le retribuzioni prive di una protezione adeguata.

L’inflazione è cresciuta e gli stipendi sono rimasti inchiodati al palo. Si può andare avanti così? No”, ha aggiunto Fratoianni, sostenendo che il confronto dovrebbe concentrarsi sulle modalità tecniche con cui costruire il nuovo meccanismo, anziché escluderlo a priori.

Esistono già, del resto, alcuni strumenti contrattuali che collegano gli aumenti salariali all’andamento dei prezzi. Fratoianni ha citato il contratto dei metalmeccanici, nel quale è previsto un adeguamento basato su un indice dell’inflazione depurato da alcune componenti, come i costi energetici importati. Un modello differente dalla scala mobile tradizionale, ma che dimostra come sia possibile introdurre forme di tutela senza necessariamente prevedere un automatismo integrale.