Attenzione se hai le azioni di queste banche in portafoglio

Claudia Cervi

30 Luglio 2025 - 15:46

Il risiko bancario continua a scaldare Piazza Affari. Alcune azioni hanno ancora potenziale, altre no. Ecco cosa fare se hai queste azioni.

Attenzione se hai le azioni di queste banche in portafoglio

Cosa sta succedendo alle banche di Piazza Affari? Dopo mesi di rally alimentato da utili record, il settore bancario italiano potrebbe trovarsi a un bivio. Le trimestrali in arrivo e i primi segnali di rallentamento nella domanda di credito e nei margini da intermediazione accendono i riflettori su alcuni titoli che finora avevano brillato.

Ma è finita la corsa? Alcuni istituti mostrano ancora fondamentali solidi e valutazioni interessanti, ma il potenziale di upside si sta assottigliando e non mancano le incognite sul fronte dei dividendi e della gestione patrimoniale. In un precedente articolo abbiamo analizzato 3 azioni che hanno spazio per crescere fino al 30%. Ora vediamo quelle che potrebbero presto perdere slancio. Ecco quali sono e cosa aspettarsi secondo gli analisti.

Banca Mediolanum

Nel panorama del risparmio gestito italiano, Banca Mediolanum continua a distinguersi per solidità e crescita, come dimostrano i 6,1 miliardi di euro raccolti nel primo semestre 2025 e l’acquisizione di oltre 106 mila nuovi clienti. A giugno, il settore ha segnato una lieve contrazione della raccolta netta totale (-3% su base annua), ma un netto aumento nei flussi verso le soluzioni gestite (+45%), confermando l’interesse per i prodotti a maggior margine. Tuttavia, il potenziale di upside per il titolo Mediolanum appare contenuto: il prezzo attuale, pari a 15,30 euro, si avvicina alle valutazioni degli analisti, con Barclays che ha alzato il target price a 17 euro (da 16,40) mantenendo il giudizio “overweight”, mentre Banca Akros conferma un più prudente target a 15,50 euro con rating “accumulate”.

In vista della trimestrale del 31 luglio, le aspettative restano positive, ma gli analisti prevedono un Q2 leggermente più debole rispetto al 2024, penalizzato dalla pressione sul margine di interesse e sulle commissioni di performance, in un contesto ancora volatile e con un dollaro debole. A compensare, potrebbe intervenire nel secondo semestre un miglioramento del margine di interesse, grazie alla riduzione del costo del funding. Infine, la recente cessione della quota del 3,49% in Mediobanca avrà un impatto negativo sui dividendi e sul Cet1 ratio, ma potrebbe spianare la strada a una cedola straordinaria nel 2026.

Banca Ifis

La fusione tra Banca Ifis e Illimity è ormai quasi completata: la procedura di sell-out in scadenza il 29 agosto riguarda le ultime 7,31 milioni di azioni, pari all’8,7% del capitale sociale di Illimity, e si chiuderà con un corrispettivo integrale in denaro pari a 4,0767 euro per azione. Un dettaglio non banale, considerando che lo spread con le quotazioni di Banca Ifis, attualmente a 24,22 euro, sembra segnalare una fase di consolidamento per il titolo, in attesa dei conti trimestrali in calendario per il 1° agosto.

Sul fronte delle valutazioni, Banca Akros ha confermato il rating “buy” con target price a 25,30 euro, mentre il consensus si attesta leggermente più in alto a 25,60 euro, implicando un potenziale di upside del 5,5%. Non esplosivo, ma comunque interessante se si considera il dividendo elevato (oltre l’8%) e una valutazione contenuta, con un P/E sotto le 8 volte sugli utili stimati per il 2025.

Tuttavia, c’è un’ombra sullo sfondo: la domanda di prestiti si sta indebolendo, e le autorità, sia a livello europeo che italiano, stanno aumentando la pressione affinché le banche taglino i tassi applicati ai clienti. Questo scenario potrebbe tradursi in una riduzione dei margini di intermediazione, penalizzando le banche più esposte al credito alle PMI, come appunto Banca Ifis. Dunque, la banca veneta ha le carte in regola per continuare a generare valore, ma lo scenario macro potrebbe complicare la partita.

Unicredit

Se il Ftse Mib oggi viaggia sopra quota 41.000 è anche (e soprattutto) grazie a Unicredit. La banca guidata da Andrea Orcel ha inanellato trimestrali brillanti, buyback monstre e strategie aggressive sul fronte internazionale. Il titolo è volato: +68% da luglio 2024 e +600% dalla primavera 2022. Un rally impressionante, che però solleva più di una domanda.

Dopo l’uscita a sorpresa dall’ops su Banco Bpm, Unicredit ha scelto di puntare tutto sulla crescita organica e sulla restituzione di capitale agli azionisti. Una mossa che ha rassicurato i mercati, ma che ha anche ridotto, almeno temporaneamente, l’appeal speculativo. Oggi il titolo quota intorno ai 63,5 euro, molto vicino al target medio degli analisti (64,2 euro), con un upside stimato al +1,5% per i prossimi 12 mesi. Molto meno rispetto al passato.

Eppure, i fondamentali restano solidissimi. Il margine d’interesse tiene, l’esposizione in Germania e Grecia offre diversificazione e le attese su utile per azione e dividendi restano elevate. Ma la valutazione è tirata: P/TBV a 1,59, tra i più alti in Europa, e total return 2025 stimato poco sopra il 60%. Numeri eccellenti, ma forse già scontati.

Unicredit resta una delle banche meglio posizionate nel panorama europeo. Ma per chi è già dentro, forse è arrivato il momento di valutare una presa di profitto parziale. E per chi guarda da fuori il rischio è di inseguire un titolo che ha già fatto il grosso della sua corsa.

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