Attenzione a Nvidia. Cosa succede il 16 luglio

Claudia Cervi

15 Luglio 2025 - 15:43

Gli investitori di Nvidia devono segnarsi questa data in agenda. Ecco perché il 16 luglio Jensen Huang gioca la partita più delicata.

Attenzione a Nvidia. Cosa succede il 16 luglio

Il 16 luglio Nvidia torna al centro della scena (e non per un nuovo chip). Stavolta i riflettori si accendono su Pechino, dove Jensen Huang, l’uomo che ha portato l’azienda oltre i 4.000 miliardi di dollari di valore, terrà una conferenza stampa dal peso tutt’altro che simbolico. In un momento in cui la tensione tra Stati Uniti e Cina sulle tecnologie sensibili è alle stelle, ogni parola di Huang potrebbe pesare come una dichiarazione strategica. E il mercato lo sa bene.

Una conferenza stampa in Cina, oggi, non è mai solo una conferenza stampa. Ecco perché potrebbe avere in serbo annunci in grado di incidere sull’intero settore.

Grafico azioni Nvidia Grafico azioni Nvidia Fonte Tradingview

Nvidia divisa tra mercato e politica

La notizia è che Huang sarà in Cina il 16 luglio per una conferenza stampa. Un dettaglio apparentemente ordinario, se non fosse che Nvidia è da mesi sotto i riflettori per le restrizioni imposte dal governo USA sulle esportazioni di chip ad alte prestazioni verso Pechino. Il chip H20, progettato appositamente per aggirare le limitazioni precedenti, è stato a sua volta bloccato. Il risultato è un buco da 4,5 miliardi di dollari nei conti e la cancellazione della Cina dalle guidance finanziarie dell’azienda.

Ora Huang vola di nuovo in Asia e le ipotesi si moltiplicano. Potrebbe anticipare un ritorno parziale sul mercato cinese? Lancerà un nuovo chip compatibile con le regole USA? O, più probabilmente, ha in mente una strategia parallela di investimento locale o partnership? Qualcosa bolle in pentola. E se anche solo filtrasse un accenno di dialogo con Pechino, gli investitori potrebbero scattare sull’azione.

Ma attenzione. Due senatori statunitensi hanno già lanciato un avvertimento a Huang: “Niente incontri con aziende legate all’esercito o all’intelligence cinese”. Il messaggio è chiaro. Giocare su due tavoli è rischioso. Lo sa bene anche Nvidia, che proprio per rafforzare le sue credenziali patriottiche ha annunciato in primavera un maxi-investimento in fabbriche statunitensi per costruire supercomputer AI interamente made in USA. Una mossa strategica, ma anche difensiva, alla luce delle tensioni con l’amministrazione Biden e delle nuove tariffe volute da Trump in vista delle presidenziali.

Quanto margine ha ancora Nvidia?

Con un +980% in tre anni e un dominio tecnologico difficilmente contestabile, Nvidia è il punto di riferimento assoluto nel settore AI. Il suo fatturato ha toccato i 130 miliardi di dollari annui, il margine lordo è superiore al 70% e ogni nuova architettura grafica scatena una corsa all’acquisto da parte di big tech e startup. Ma dopo aver corso così tanto, può davvero continuare a stupire?

La verità è che il mercato si sta facendo più selettivo. Il prezzo attuale delle azioni (164 dollari al 15 luglio) sconta già scenari molto ottimistici. E l’uscita forzata dal mercato cinese, che valeva il 13% delle vendite, non è un dettaglio trascurabile. Per questo il 16 luglio potrebbe essere un turning point. Un annuncio positivo, anche solo parziale, sull’accesso a Pechino rimetterebbe in gioco una fetta importante di ricavi e giustificherebbe nuove valutazioni al rialzo. Ecco perché gli analisti di DBS hanno alzato il target price sul titolo a 180 dollari, con un upside potenziale del 10% dai prezzi attuali.

Detto ciò, anche senza la Cina, Nvidia è strutturalmente solida. Ha un vantaggio competitivo immenso, una pipeline tecnologica senza rivali e si sta espandendo a monte e a valle della catena del valore AI. Ma proprio perché oggi tutti puntano sull’AI, il mercato comincia a chiedersi cosa è in grado di fare ancora Nvidia per restare davanti a tutti. E soprattutto, se riuscirà a farlo senza perdere l’appoggio politico di Washington.

Gli investitori, intanto, attendono. Il 16 luglio potrebbe non cambiare tutto, ma dirà molto sulla capacità di Jensen Huang di trasformare un problema geopolitico in un’opportunità strategica. E in borsa, questo fa spesso la differenza.

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