Assegno di inclusione, al via le lavorazioni. Pagamento anticipato a marzo

Simone Micocci

24 Marzo 2026 - 11:49

Assegno di inclusione, pagamento anticipato a marzo? Stanno per avere inizio le lavorazioni, il controllo con cui l’Inps accerta il mantenimento dei requisiti previsti dalla normativa.

Assegno di inclusione, al via le lavorazioni. Pagamento anticipato a marzo

Come avevamo già anticipato, anche a marzo era possibile un anticipo di pagamento per l’Assegno di inclusione.

La data ufficiale indicata nel calendario Inps, il 27 marzo, come spesso accade, dovrebbe essere infatti anticipata di una giornata, almeno secondo quelle che sono le ultime indiscrezioni.

Nel dettaglio, già in queste ore avranno inizio le lavorazioni da parte dell’Inps, con le quali l’Istituto andrà a controllare il mantenimento dei requisiti previsti, anche sulla base del nuovo Isee 2026.

Dopodiché dovrebbe dare mandato di pagamento a Poste Italiane con un giorno di anticipo rispetto al programma, con i soldi che dovrebbero essere accreditati sulla carta già nella giornata di giovedì.

Buone notizie quindi per le famiglie che prendono l’Assegno di inclusione le quali possono sperare in un pagamento anticipato della ricarica mensile.

Lavorazioni al via: cosa controlla l’Inps

Le lavorazioni dell’Inps per l’Assegno di inclusione di marzo stanno quindi per entrare nel vivo. Come anticipato nell’introduzione, i controlli mensili dovrebbero partire già dal 25 marzo, con elevate possibilità che la ricarica ordinaria venga anticipata al 26 marzo, rispetto alla data ufficiale fissata nel calendario dei pagamenti al 27.

Si tratta di una dinamica già vista in passato: l’Istituto, una volta completate le verifiche sui requisiti, può disporre il pagamento con un giorno di anticipo per ragioni tecniche o organizzative. La conferma definitiva, come sempre, arriverà solo con la disposizione visibile nell’area personale del sito Inps o sull’app dedicata.

Ma attenzione, perché il passaggio delle lavorazioni non è una formalità. Ogni mese, infatti, l’Inps verifica che il nucleo familiare continui a rispettare le condizioni previste per l’accesso alla misura, a partire dalla situazione economica aggiornata con il nuovo Isee 2026. Proprio l’indicatore economico rappresenta lo snodo più delicato di questo periodo. L’attestazione rinnovata al 2026 fotografa redditi e patrimoni più recenti (riferiti al 2024 per l’esattezza) rispetto a quelli considerati lo scorso anno e può quindi avere conseguenze tanto sulla permanenza del diritto quanto sull’importo riconosciuto.

Ad esempio, se dal nuovo Isee emerge il superamento delle soglie previste, il beneficio può essere sospeso o revocato. Se invece i requisiti restano soddisfatti ma l’indicatore risulta più alto, l’Assegno di inclusione può subire un ricalcolo al ribasso. Al contrario, un peggioramento della situazione economica può tradursi in una ricarica più consistente.

Un tema centrale in questa fase riguarda la possibilità di utilizzare l’Isee corrente, uno strumento fondamentale quando l’Isee 2026 fotografa una situazione economica migliore rispetto a quella attuale, magari perché nel frattempo si è perso il lavoro o si è registrata una riduzione significativa del reddito.

In presenza dei requisiti previsti, l’Isee corrente consente di aggiornare i dati tenendo conto della situazione più recente e può quindi potrebbe anche permettere di rientrare tra i beneficiari dell’Assegno di inclusione o comunque di ottenere un importo più adeguato alle condizioni effettive del nucleo.

Pagamento anticipato a marzo: chi lo riceve

Pertanto, l’eventuale accredito del 26 marzo riguarderà esclusivamente i nuclei che, al termine delle verifiche, risulteranno in regola con tutti i requisiti.

In altre parole, si tratta di una sorta di “elenco” virtuale dei beneficiari confermati dopo i controlli. Per farne parte è fondamentale aver presentato la Dsu aggiornata e non aver registrato variazioni tali da compromettere il diritto alla misura. In caso contrario, il pagamento può subire uno stop temporaneo, con possibilità di recupero solo dopo la regolarizzazione della posizione. Quando la sospensione dipende dalla mancata presentazione dell’Isee, infatti, il diritto non viene perso in via definitiva, dal momento che una volta aggiornata l’attestazione l’Inps procede con il pagamento degli arretrati spettanti, sempre che i requisiti risultino rispettati.

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