Fari puntati sugli utili delle due Big Tech USA Apple e Amazon, che hanno annunciato i conti del primo trimestre del 2025, nella giornata di ieri, giovedì 1° maggio.
La reazione dei titoli scambiati a Wall Street è stata inizialmente negativa, pari a ribassi superiori in entrambi i casi a -3%. Le azioni AAPL continuano a perdere terreno, mentre sono in ripresa le quotazioni di Amazon. Gli investitori e la comunità degli analisti continuano a vagliare non solo i numeri relativi ai risultati di bilancio dei due colossi, ma anche e soprattutto la guidance fornita dai vertici, che hanno affrontato ovviamente, la questione dei dazi USA, cercando di prevedere il danno che la loro imposizione da parte dell’amministrazione Trump produrrà sulla redditività dei due giganti.
I numeri e le previsioni sfornate dai due colossi di Wall Street non convincono del tutto il mercato, che sembra scommettere, piuttosto, su un’altra delle 7 Big Tech USA che fanno parte dell’Olimpo delle Magnifiche 7, ovvero, riassumendo le componenti di questi club esclusivo di Borsa: Apple, Tesla, Alphabet-Google, Microsoft, Meta, Nvidia, Amazon.
Ma veniamo ai numeri che le due Big Tech USA Apple e Amazon hanno appena pubblicato.
Apple, tutto su utili, ricavi e guidance del colosso degli iPhone
Per quanto riguarda Apple, la trimestrale annunciata dal produttore degli iPhone ha messo in evidenza un utile netto di $24,78 miliardi, in rialzo rispetto ai $23,64 miliardi del primo trimestre del 2024.
L’EPS, utile per azione, si è attestato a $1,65, rispetto agli $1,53 dello stesso periodo dell’anno scorso.
L’EPS ha battuto le attese del consensus degli analisti intervistati da LSEG, che avevano previsto un utile per azione pari a $1,63.
Migliori delle attese anche i ricavi, che si sono attestati a $95,4 miliardi, rispetto ai $94,66 miliardi attesi dal consensus.
Nello specifico, guardando alle diverse divisioni di Apple:
- La divisione di iPhone ha generato un fatturato di $46,84 miliardi, meglio dei $45,84 miliardi attesi.
- La divisione di Mac ha riportato ricavi per un valore di $7,95 miliardi, meglio dei $7,77 miliardi attesi, in rialzo di quasi il 7% su base annua.
- I ricavi della divisione di iPad sono stati pari a $6,4 miliardi, in crescita del 15%, rispetto ai $6,20 miliardi previsti, dopo il lancio dei nuovi modelli di iPad Air e dei MacBook Air, nel mese di marzo.
- I ricavi dell’unità di dispositivi indossabili e di accessori (Wearables, Home, and Accessories) - che include i prodotti Apple Watch e AirPods - hanno deluso invece le attese, attestandosi a $7,52 miliardi, rispetto ai $7,95 miliardi previsti, riportando inoltre una flessione, su base annua, del 5%. Cook ha attribuito il trend, in parte, al lancio di Vision Pro, il visore per la realtà aumentata, avvenuto nel secondo trimestre del 2024.
- Lievemente deludenti anche i ricavi della divisione dei servizi, pari a $26,65 miliardi, livello inferiore ai $26,70 miliardi attesi, nonostante il balzo su base annua, pari a +11,65%. In evidenza inoltre il rallentamento del ritmo di crescita che, nel primo trimestre dell’anno scorso, era stato pari a +14,2%.
- Il margine lordo di Apple è stato pari al 47,1%, in linea con le previsioni.
Apple, cosa succede con i dazi di Trump? Il commento del CEO Tim Cook
Nel commentare l’impatto che i dazi di Trump avranno sul business di Apple, il CEO Tim Cook ha rivelato di prevedere un calo del margine netto al 46%, contemplando costi legati alle tariffe di $900 milioni nel corso dell’attuale trimestre, presupponendo che non si manifestino grandi cambiamenti ai dazi che sono stati annunciati dal presidente Donald Trump.
Cook ha tuttavia ammesso che sarà “molto difficile” prevedere quanto accadrà al di là del mese di giugno, “in quanto non sono sicuro di cosa succederà ai dazi”.
Sempre nell’attuale trimestre, il secondo del 2025 che termina a giugno, il direttore finanziario di Apple Kevan Parekh ha detto di aspettarsi una crescita tra l’1% e il 4-5% su base annua dei ricavi complessivi, rispetto agli $85,78 miliardi incassati nel secondo trimestre del 2024.
Nella conference call seguita alla pubblicazione dei conti, il CEO Cook ha sottolineato inoltre ai microfoni della CNBC che Apple produce già al momento la metà degli iPhone per il mercato degli Stati Uniti in India, precisando che la maggior parte degli altri prodotti venduti in USA è made in Vietnam, dove i dazi imposti dall’amministrazione Trump sono inferiori a quelli imposti contro la Cina.
Allo stesso tempo, per la produzione dei suoi iPhone, ha indicato ancora Cook, Apple utilizza molti chip che sono prodotti negli Stati Uniti, tanto che il piano del gigante è quello di acquistare 19 miliardi di chip USA nel corso del 2025.
Tuttavia, il CEO ha confermato che la “vasta maggioranza” dei prodotti realizzati per altri Paesi è realizzata in Cina.
Ritardo AI peserà su vendite iPhone?
L’attenzione degli analisti non poteva non concentrarsi sui piani di Apple volti a rafforzare la scommessa sull’intelligenza artificiale.
Va ricordato che, nel corso nel primo trimestre, Apple ha ritardato lo sviluppo di alcuni progetti AI che aveva annunciato la scorsa estate: e questo fattore, secondo alcuni esperti, potrebbe ridurre le potenzialità di successo degli ultimi iPhone di Apple.
Tra le funzioni di AI che sono state escluse dalla campagna pubblicitaria di Apple, alcune attese per l’assistente vocale Siri AI che necessitano, ha detto Cook, di “più tempo per essere completate, affinché possano centrare l’elevato grado di qualità” su cui il gigante punta.
Amazon, delude la divisione cloud. Delude ancora Amazon Web Services
Occhio a Wall Street anche ad Amazon, l’altra Big Tech USA che ieri ha annunciato la pubblicazione dei conti relativi ai primi tre mesi del 2025.
Deludente è stato in particolare il tasso di crescita della divisione cloud, che è stato più debole delle attese nel corso del primo trimestre del 2025, facendo peggio delle previsioni per il terzo trimestre consecutivo.
Non una buona notizia, se si considera che la divisione AWS (Amazon Web Services) - principale fornitore al mondo di servizi cloud - incide per il 19% circa sul fatturato totale di Amazon.
I ricavi dell’unità si sono attestati a $29,27 miliardi, in crescita del 17% su base annua, livello tuttavia inferiore ai $29,42 miliardi previsti dal consensus.
Nel quarto trimestre del 2024, il tasso di crescita dei ricavi di AWS era stato superiore, pari a +18,9%.
L’utile operativo di AWS ha battuto invece le attese, attestandosi a $11,55 miliardi, livello superiore ai $10,52 miliardi stimati.
Molto bene il margine operativo che, pari al 39,5%, è salito al valore più elevato da almeno il 2014.
Considerando i numeri complessivi del bilancio di Amazon, l’utile netto si è attestato a $17,13 miliardi, o $1,59 per azione, in deciso rialzo rispetto ai $10,43 miliardi, o 98 centesimi per azione, del primo trimestre del 2024: merito del CEO Andy Jassy che, negli ultimi anni, ha puntato sul taglio delle spese, rendendo contestualmente la rete di logistica più efficiente.
L’EPS (utile per azione) di Amazon è stato pari a $1,59, meglio degli $1.36 attesi dal consensus, a fronte di un fatturato anch’esso migliore delle previsioni, pari a $155,67 miliardi, rispetto ai $155,04 miliardi attesi dagli analisti: è stata tuttavia la guidance a non convincere Wall Street, visto che la Big Tech ha annunciato di prevedere per il secondo trimestre del 2025 un utile operativo compreso tra $13 miliardi e $17,5 miliardi, al di sotto dei $17,74 miliardi attesi dal consensus.
Ancora, riguardo ai ricavi, le attese per il trimestre attuale che termina a giugno sono di un ammontare compreso tra $159 miliardi e $164 miliardi, che rappresenta una crescita del 7%-11%. In questo caso le stime sono superiori a quelle degli analisti, che avevano previsto un valore a $160,9 miliardi.
Amazon ha avvertito infine che la guidance potrebbe essere soggetta anche ad alcuni cambiamenti, a causa di alcuni fattori, tra cui le “politiche commerciali e i dazi (di Trump)”, così come con “i timori di una recessione”. Occhio a tal proposito alle recenti tensioni che sono esplose tra Amazon e l’amministrazione Trump.
La grande scommessa tra le Big Tech si chiama Microsoft
Il gioiello hi-tech su cui puntare non porta il nome tuttavia né di Apple né di Amazon, ma di Microsoft, il colosso facente parte anch’esso del club delle Magnifiche 7: sarebbe questa la grande scommessa tra le Big Tech USA destinata, in base a quanto emerso dai conti appena annunciati, a far riscattare tra gli investitori l’entusiasmo, alquanto ammaccato dall’inizio del 2025, sulle prospettiva di crescita del business dell’AI.
Sono stati i conti di Microsoft quelli che hanno sorpreso, infatti, la comunità finanziaria, consentendo alle azioni del gruppo di volare fino a +9% a Wall Street subito dopo la pubblicazione dei conti, avvenuta l’altroieri.
A sostenere i risultati - relativi al terzo trimestre fiscale terminato lo scorso 31 marzo - è stata soprattutto la divisione cloud Azure, che ha consentito a MSFT di annunciare anche una guidance sorprendentemente solida, soprattutto se si considerano i tempi che corrono.
Per quanto riguarda i numeri della trimestrale, focus sul forte rialzo dell’utile netto, balzato del 18% a $25,8 miliardi, rispetto ai $21,9 miliardi del primo trimestre del 2024.
Pari a $3,46, l’EPS di Microsoft ha battuto i $3,22 attesi dagli analisti.
Molto bene anche il fatturato, balzato del 13% su base annua, a quota $70,07 miliardi, meglio dei $68,42 miliardi previsti.
In evidenza per l’appunto la guidance di Microsoft, che punta a un valore dei ricavi per il trimestre attuale compreso tra $73,15 miliardi e $74,25 miliardi, con un livello medio superiore ai $72,26 miliardi previsti dal consensus.
Ancora, la Big Tech prevede una crescita dei ricavi a cambi costanti della divisione cloud Azure tra il 34% e il 35%, meglio del rialzo pari a +31,5% stimato dagli analisti. I vertici del gigante hanno ribadito che le spese in conto capitale continueranno a crescere nel nuovo anno fiscale, sebbene a un ritmo inferiore rispetto a quello dell’attuale anno fiscale 2025.
Tornando ad Azure, i ricavi dell’unità sono balzati del 33%, di cui 16 punti di crescita associati all’AI.
Guardando alla intera divisione di Intelligent Cloud di Microsoft, che include Azure, i ricavi generati dall’unità sono stati pari a 26,75 miliardi, superiori di più del 21% circa rispetto ai $26.16 miliardi attesi dagli analisti.
Altro punto a favore di Microsoft: il CEO Satya Nadella ha rivelato che sono più di 15 milioni le persone che utilizzano l’assistente GitHub Copilot, numero quadruplicato rispetto a quello dell’anno scorso.
Immediati i commenti positivi arrivati dalla comunità degli analisti, con Mark Moerdler di Bernstein che ha scritto in una nota che la trimestrale ha contenuto “tutti gli elementi necessari per dissipare le varie preoccupazioni”.
E qualcuno, come Josh Brown, CEO di Ritholtz Wealth Management ed editorialista di CNBC Pro, ha detto chiaramente di vedere in Microsoft una possibile eccezione rispetto a tutte le altre azioni delle BIG Tech USA, definendo il colosso dei sofware una “azienda che è posizionata in modo davvero unico in questo specifico momento che riguarda la rivoluzione tecnologica in atto ”, riferendosi alla rivoluzione dell’AI.
Sebbene a ognuno debba essere riconosciuto il proprio merito, ha continuato l’esperto, “non credo che (la situazione in cui versa Microsoft) debba essere estesa agli altri 200 nomi del Nasdaq, attivi nel comparto software, dei semiconduttori, etc”.
Per Brown, anzi, “è un po’ pericoloso guardarsi attorno e dire: ’Ah, probabilmente ci sono altre 500 Microsoft”. la verità è che “non ci saranno”.
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