Ape Sociale 2026, requisiti e scadenze per uscire prima dal lavoro

Simone Micocci

7 Gennaio 2026 - 18:30

Ape Sociale, anche nel 2026 sarà un’alternativa alla legge Fornero. Ecco cosa sappiamo su requisiti e scadenze.

Ape Sociale 2026, requisiti e scadenze per uscire prima dal lavoro

È confermata anche nel 2026 la possibilità di accedere all’Ape Sociale, l’anticipo pensionistico che di fatto quest’anno rappresenta l’unica alternativa alla legge Fornero visto l’addio a Opzione Donna e Quota 103.

Conferma senza alcuna novità: l’Ape Sociale continua a essere rivolta ai lavoratori appartenenti ad alcune categorie, quelle meritevoli di maggior tutela. Di fatto, l’anticipo pensionistico interessa i disoccupati - tanto da rappresentare, insieme al godimento della Naspi, una sorta di trucco per uscire prima dal mercato del lavoro - come pure invalidi e caregiver, o anche chi svolge lavori particolarmente usuranti e gravosi.

Ape Sociale che, va detto, non si configura come una vera e propria forma di pensionamento. Ricorrendo a questa opzione, infatti, non si accede direttamente alla pensione, bensì a un’indennità sostitutiva della stessa pagata però per sole 12 mensilità e fino a un massimo di 1.500 euro.

Non per questo però è un’opzione da sottovalutare: va considerata infatti come uno strumento che accompagna il lavoratore alla pensione, consentendogli di cessare anticipatamente l’attività lavorativa godendo comunque di un’entrata mensile che in genere è solo leggermente più bassa rispetto a quanto si prende una volta che scatta il collocamento in quiescenza, quindi al compimento dei 67 anni richiesti dalla pensione di vecchiaia.

Ma vediamo, quindi, quali sono nel 2026 le regole per accedere all’Ape Sociale e quali sono, soprattutto, le scadenze: è bene sapere, infatti, che per farne richiesta bisogna fare in fretta, visto che ci sono delle finestre oltre le quali si rischia di essere tagliati fuori.

Requisiti

Possono accedere all’Ape Sociale le persone che hanno compiuto almeno i 63 anni e 5 mesi di età (e non più 63 anni com’era qualche anno fa).

Allo stesso tempo bisogna soddisfare altri requisiti: ad esempio, bisogna far parte di una delle seguenti categorie:

  • disoccupati che hanno cessato integralmente, al momento della domanda, di ricevere le prestazioni per gli ammortizzatori sociali;
  • persone con invalidità civile pari o superiore al 74%;
  • persone che assistono parenti di primo grado con disabilità grave, i cosiddetti caregiver;
  • lavoratori occupati in attività gravose. Questi per beneficiare dell’anticipo pensionistico gratuito devono dimostrare di aver svolto un’attività gravosa per almeno 6 anni negli ultimi 7 o per almeno 7 negli ultimi 10.

Su quest’ultimo punto è intervenuta la legge di Bilancio 2022, ampliando la platea dei lavoratori gravosi che possono accedere all’Ape sociale, includendo anche le nuove professioni individuate dall’apposita commissione presieduta dall’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Nel dettaglio, le professioni interessate, individuate sulla base della classificazione Istat, indicate nell’allegato A della manovra, sono le seguenti:

  • 2.6.4 - Professori di scuola primaria, pre–primaria e professioni assimilate;
  • 3.2.1 - Tecnici della salute;
  • 4.3.1.2 - Addetti alla gestione dei magazzini e professioni assimilate;
  • 5.3.1.1 - Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali;
  • 5.4.3 - Operatori della cura estetica;
  • 5.4.4 - Professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati;
  • 6 - Artigiani, operai specializzati, agricoltori;
  • 7.1.1 - Conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali;
  • 7.1.2 - Operatori di impianti per la trasformazione e lavorazione a caldo dei metalli;
  • 7.1.3 - Conduttori di forni e altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati;
  • 7.1.4 - Conduttori di impianti per la trasformazione del legno e la fabbricazione della carta;
  • 7.1.5 - Operatori di macchinari e di impianti per la raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi, per la chimica di base e la chimica fine e per la fabbricazione di
  • prodotti derivati dalla chimica;
  • 7.1.6 - Conduttori di impianti per la produzione di energia termica e di vapore, per il recupero dei rifiuti e per il trattamento e la distribuzione delle acque;
  • 7.1.8.1 - Conduttori di mulini e impastatrici;
  • 7.1.8.2 - Conduttori di forni e di analoghi impianti per il trattamento termico dei minerali;
  • 7.2 - Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio;
  • 7.3 - Operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare;
  • 7.4 - Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento;
  • 8.1.3 - Personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna merci;
  • 8.1.4 - Personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli;
  • 8.1.5.2 - Portantini e professioni assimilate;
  • 8.3 - Professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella pesca;
  • 8.4 - Professioni non qualificate nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni.

Contributi richiesti

Per accedere all’Ape sociale sono richiesti 30 anni di contributi. Per i soli gravosi, invece, ne servono 36 anni, con un’eccezione: con la manovra 2022 è stato riconosciuto ai lavoratori del settore edile uno “sconto” contributivo, permettendo loro di accedervi con “soli” 32 anni di contributi.

Restando in tema di “sconti” contributivi, alle lavoratrici madri viene tolto 1 anno di contributi per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni.

Quanto si prende di “pensione”

Come abbiamo già sottolineato, l’Ape sociale non è una vera e propria pensione in quanto consiste in un’indennità sostitutiva a carico dello Stato che decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di accesso al beneficio se sussistono i requisiti.

L’indennità viene corrisposta per 12 mensilità all’anno (non spetta quindi alcuna tredicesima) fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata. L’assegno erogato con l’Ape sociale può avere diversi importi perché l’indennità può essere:

  • pari al valore della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione se inferiore a 1.500 euro;
  • di 1.500 euro se la pensione è pari o maggiore a questo importo.

Il suddetto importo non è soggetto a rivalutazione annuale, né può godere dell’integrazione riconosciuta a chi ha una pensione inferiore al minimo.

Qualora chi richiede l’accesso all’Ape sociale dovesse risultare iscritto a più gestioni previdenziali, allora il calcolo della rata mensile verrà effettuata pro quota per ciascuna gestione, tenendo conto dei rispettivi periodi d’iscrizione maturati e secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento.

Durante i periodi di Ape sociale non spetta la contribuzione figurativa.

Come e quando fare domanda

Coloro che entro il 31 dicembre 2026 si trovino - o comunque potrebbero venire a trovarsi - nelle condizioni suddette, devono - prima di presentare la domanda vera e propria per l’accesso all’Ape sociale - inoltrare attraverso i canali telematici messi a disposizione dell’Inps (dal sito dell’Istituto, chiamando il numero verde o rivolgendosi a un patronato) una richiesta di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio. Ci sono tre scadenze temporali per farlo:

  • entro il 31 marzo 2026;
  • entro il 15 luglio 2026;
  • entro e non oltre il 30 novembre 2026.

Contestualmente, il soggetto che è già in possesso di tutti i requisiti previsti, compresa la cessazione dell’attività lavorativa, può anche presentare domanda di accesso all’Ape sociale (attraverso le suddette modalità).

Solitamente per l’istruttoria delle domande e per conoscerne l’esito ci vogliono circa 30 giorni.

Attenzione, a differenza di altre soluzioni per il pensionamento il diritto all’Ape sociale non è soggetto a cristallizzazione; la domanda di accesso, quindi, andrà necessariamente presentata entro l’anno in corso, salvo il caso in cui il governo dovesse procedere con una nuova proroga per il 2027.

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